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Arezzo

Uccise la moglie malata, la pena può scendere da 9 anni a 6. Strangolò la mamma (anche lei con Alzheimer): figlia in Corte d'Assise

Le due persone accusate di omicidio entrambe con vizio parziale di mente. Uno va in appello, per l'altro comincia il processo

Luca Serafini

20 Febbraio 2026, 08:32

Strangola la mamma nel sonno, poi chiama i carabinieri e si costituisce

Ha ucciso la moglie con un colpo di pistola alla testa ed è stato condannato dalla Corte d'assise di Arezzo a 9 anni e 4 mesi di reclusione. Ora Alessandro Sacchi si accinge ad affrontare il processo d'appello, il prossimo 25 marzo, a Firenze. E l'obiettivo è ridurre ulteriormente la pena, che potrebbe scendere intorno ai 6 anni, se verrà accolta la linea della difesa, con la proposta dell'accesso alla giustizia riparativa. Il ravvedimento unito alla frequentazione di una struttura per un percorso di impegno sociale volto a riparare in qualche modo il danno fatto.

Il delitto avvenne il 21 giugno 2024 ad Arezzo e la sentenza è di febbraio 2025. Sacchi, ottantenne, puntò la pistola contro la moglie malata di Alzheimer, nel loro appartamento in via Giotto. Una vita in simbiosi, rivoluzionata dal male che si era impadronito di Serenella, trasformata. Per seguirla con tutte le premure, l'uomo aveva accumulato un tale stress post traumatico - ha poi stabilito la perizia - da tradursi in un disturbo psichico dal quale derivò lo stato di semi infermità di mente.

Un delitto per disperazione. Così l'imputato non solo ha visto scongiurato l'ergastolo, ma la pena è scesa da 21 anni a 14 per l'infermità di mente parziale, quindi a 9 anni e 4 mesi, per le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante. Compagni di una vita, coppia inscindibile, fatti l'uno per l'altro: poi l'Alzheimer. Serenella non era più lei.

Un crollo progressivo tra vuoti di memoria e perdita dell'orientamento. Sempre peggio. Un banale litigio e ci fu il colpo di pistola, con la vecchia arma del padre, non denunciata. Da qui l'ulteriore reato. Poi andò dai vicini per far sapere cosa era successo e attese la polizia per farsi arrestare. Gli avvocati Stefano Sacchi e Piero Melani Graverini hanno presentato ricorso in appello. L'omicida è libero, senza misure cautelari, e anche a sentenza definitiva per motivi di età non si aprirebbero mai per lui le porte del carcere.

E intanto domani, sabato 21 febbraio, in Corte d'Assise ad Arezzo via al processo a Giuseppina Martin, 67 anni, ex dipendente comunale, accusata di omicidio aggravato per aver strangolato con un foulard, nella casa di via Fermi a San Giovanni Valdarno, la mamma Mirella Del Puglia, 93 anni, malata di Alzheimer.

Era la notte tra 8 e 9 marzo 2025. L'omicida è ai domiciliari in una struttura. Fu lei a chiamare i carabinieri. Una perizia disposta dal gip le ha riconosciuto il vizio parziale di mente al momento del fatto: disturbo dissociativo causato dallo stress traumatico di cui soffriva per la complessa gestione della madre. Esasperata dalla situazione, quella notte chiuse a chiave in camera il marito e soffocò l'anziana mamma con il fazzoletto, mentre era assopita. La difende l'avvocato Alessia Ariano. Prima udienza per definire il calendario delle udienze.

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