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Arezzo

E' morta Renata Ferroni, leader delle leboline. Fu segretaria del Consiglio di fabbrica negli anni più difficili

Julie Mary Marini

20 Febbraio 2026, 13:19

E' morta Renata Ferroni, leader delle leboline. Fu segretaria del Consiglio di fabbrica negli anni più difficili

Renata Ferroni (foto elaborata con photobooth)

Addio a Renata Ferroni, leader delle leboline. Si è spenta a Sinalunga all’età di ottant’anni. Con lei se ne va una figura che ha attraversato da protagonista una delle stagioni più complesse dell’industria aretina, legando il proprio nome alla storia della Lebole e alle battaglie sindacali che hanno segnato gli anni delle ristrutturazioni e delle dismissioni pubbliche. Operaia per l’intera vita lavorativa, Ferroni aveva conosciuto la fabbrica dal basso, condividendo ritmi, turni e sacrifici con centinaia di colleghe. Faceva parte di quel gruppo di pendolari che ogni giorno univano al lavoro in stabilimento anche il tempo del viaggio: nel suo caso da Sinalunga ad Arezzo e viceversa, in un’epoca in cui la dimensione industriale scandiva le giornate e l’identità di un intero territorio. La sua traiettoria sindacale si consolida in via Ferraris, cuore della Lebole. Qui raccoglie l’eredità di Adriana Sensi e diventa segretaria del Consiglio di fabbrica dal 1983 al 1995, passando poi il testimone a Ivana Peluzzi.

Sono anni decisivi. L’industria dell’abbigliamento vive trasformazioni profonde, il sistema delle partecipazioni statali entra in una fase di progressivo smantellamento e per le lavoratrici si moltiplicano le incognite: ristrutturazioni, cassa integrazione, esuberi. In quel contesto, Ferroni non è stata soltanto una dirigente sindacale, ma un punto di riferimento quotidiano. Preparata, determinata, capace di dialogare senza rinunciare alla fermezza, ha accompagnato le operaie nelle trattative, nelle assemblee, nei momenti di tensione. La sua azione si è sviluppata dentro il Consiglio di fabbrica e nella Filtea Cgil, la categoria tessile del sindacato, con l’obiettivo di tutelare occupazione, diritti e dignità. Per tante leboline quegli anni significano fare i conti con l’incertezza. La cassa integrazione diventa una parola ricorrente, il rischio di perdere il posto di lavoro una presenza costante. Ferroni ha contribuito a tenere unito il fronte sindacale, a mantenere aperto il confronto con l’azienda, a trasformare la paura in partecipazione organizzata.

Il suo stile resta impresso nel ricordo di chi l’ha conosciuta: gentile nei modi, rigorosa nei contenuti, consapevole del peso delle decisioni prese attorno a un tavolo di trattativa. La sua storia personale si intreccia con quella di una fabbrica che per decenni ha rappresentato un pilastro economico e sociale per Arezzo e per l’intera provincia. Con la scomparsa di Renata Ferroni, la comunità sindacale perde una testimone diretta di quella stagione. Le leboline e l'intera Cgil attraverso una nota inviano le condoglianze alla famiglia. Condoglianze anche da parte della redazione del Corriere.

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