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IL CASO

A Campogialli il lupo colpisce ancora e in pieno giorno: 18 pecore tra quelle uccise e ferite

Presa di mira l'azienda di Edigio Marcia: "La sopravvivenza della mia azienda è seriamente compromessa"

Ersilia Alberti

04 Maggio 2026, 12:58

Una pecora colpita

Una pecora colpita

Il lupo colpisce ancora, e lo fa nell’Azienda Agricola di Edigio Marcia che torna a contare i danni di un attacco brutale avvenuto nei giorni scorsi in località Campogialli. Il bilancio è drammatico: 18 pecore colpite, tra animali sbranati sul posto e altri gravemente feriti. Quello che spaventa maggiormente è la dinamica: l’agguato è avvenuto in pieno giorno, a dimostrazione di come il predatore non abbia ormai più alcun timore della presenza umana, spingendosi a ridosso delle zone frequentate e dei centri abitati.

Siamo di fronte a una situazione insostenibile – spiega Egidio Marcia, con la voce di chi scorge il sacrificio di una vita andare in fumo – veder morire i propri animali alla luce del sole, è un colpo durissimo. Il danno economico per noi è enorme al quale si aggiunge il forte senso di impotenza e la paura per la sicurezza stessa di chi vive e lavora in queste zone. Dopo anni di attacchi, il gregge è decimato e la sopravvivenza della mia azienda è seriamente compromessa.”

Oltre alle perdite dirette, l'attacco lascia conseguenze pesanti sul benessere degli animali sopravvissuti, soggetti a uno stato di shock che danneggia drasticamente la produzione di latte, interrompendo la filiera e la presenza dei prodotti nei mercati di Campagna Amica.

L’allarme è rosso – dichiara Coldiretti – il caso di Marcia a Campogialli è l’ennesimo grido d’aiuto che arriva dai nostri allevatori ai quali non si può chiedere di fare “da banchetti” per i lupi. È necessario che il Piano Nazionale di Gestione non sia solo una bozza su carta, bensì diventi uno strumento operativo che permetta, come già accade in altri Paesi UE, azioni di contenimento mirate e concrete. La convivenza forzata senza limiti sta uccidendo le nostre aziende: serve il coraggio di passare dalla protezione assoluta a una gestione responsabile che metta al primo posto chi il territorio lo vive e lo cura.”

Secondo l’organizzazione agricola, il rischio è l’abbandono definitivo delle aree interne: “Quando un allevatore chiude, il territorio perde un custode. Senza la presenza degli allevatori e degli animali al pascolo, le nostre colline e montagne vanno incontro al degrado. Difendere i pastori significa prendersi cura della biodiversità, dell’economia locale e la sicurezza di tutti i cittadini. Il tempo è finito e le risposte ora”.

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