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Arezzo, ergastolo a Jawad per doppio femminicidio. Così in aula: gesti, volti, le parole

Jawad Hicham Jawad Hicham

Primo giorno da ergastolano per Jawad Hicham, l'uomo che ad Arezzo ha ucciso due donne in 4 minuti di cieca violenza, la compagna Sara che voleva lasciarlo e la suocera Brunetta. Per lui un anno di isolamento. E' in carcere a Prato. Ha seguito il processo in Corte d'Assise silenzioso, inespressivo. Sguardo abbassato alla lettura del verdetto.
Il figlio 17enne lo ha ignorato e dopo la sentenza ha detto: "Sollievo per me, mia sorella, tutti noi. Quello che speravamo. Giustizia per due povere donne". Svegliato dalla nonna nella notte dell'orrore, 13 aprile 2023, cercò di tamponare il sangue alla mamma, chiamò il 118, si prese cura della sorellina, vide il padre uscire col coltello. Un ragazzo già uomo: a maggio farà 18 anni ma è già oltre.
Il pm Marco Dioni, venti anni di inchieste e requisitorie alle spalle, ha ricostruito in aula lo scempio di via Varchi con lucidità ed efficacia, dalla crisi di coppia allo scambio di messaggi offensivi tra i due che fu preludio alle 23 ferite da taglio, due mortali, per Sara Ruschi e 3 per la madre di lei Brunetta Ridolfi, un fendente letale. E' andato dritto al punto: "Ergastolo. Non l'ho mai chiesto ma lo dice la legge. Gravità dei fatti, non ci sono i requisiti per le attenuanti generiche". Decisiva l'aggravante del rapporto di convivenza. Ha ammesso, è vero, osserva il pm ma la versione fornita, che voleva aggredire la suocera e ha colpito Sara, non regge. Vero ravvedimento? Ha ucciso davanti ai figli.
L'avvocatessa Maria Fiorella Bennati è spiccata nella discussione finale per la qualità dell'arringa difensiva che pure non ha fatto breccia nella corte. Stoffa. Esperienza maturata in anni di difese in processi non da riflettori, formatasi da praticante alla scuola del grande e compianto penalista Guido Dieci. Riteneva non esserci l'aggravante ("Coabitavano ma non c'era rapporto di affettività, si erano lasciati") e ha chiesto le attenuanti generiche ("Delitto d'impeto, non ha struttura criminale, incensurato, ha collaborato, non è scappato").
L'avvocatessa Alessandra Panduri, parte civile per i familiari (il padre 82enne di Sara tutore dei figli minori) ha evidenziato aspetti toccanti della tragedia, le ferite, l'agonia delle donne, il vuoto per chi resta. Ha indicato cifre di risarcimento che probabilmente resteranno per sempre sulla carta. Riconosciuta la provvisionale di 250 mila euro per la bambina di 2 anni e 200 mila per il maggiore. Ha parlato di episodi violenti precedenti, di come Jawad controllava i social di Sara che era andata dai carabinieri per informarsi se denunciarlo e non lo aveva fatto.
Anna Maria Loprete, presidente della Corte d'assise con a fianco il giudice Ada Grignani e sei popolari, fra cui due donne. Ha condotto il processo con stile e quasi con dolcezza a contrasto con una vicenda terribile, devastante. Camera di consiglio velocissima, circa mezz'ora.
Nessuno negli interventi ha fatto riferimento al caso di Giulia Cecchettin uccisa dall'ex fidanzato anche lei con oltre venti coltellate, anche lei uccisa perché l'altro non si rassegnava alla fine di una storia.
Tra 90 giorni le motivazioni. La difesa parla di "sentenza già scritta" e fin da ora parla di appello. La parte civile: "giustizia è fatta, almeno un po' di conforto per i familiari delle vittime".

Panduri, parte civile Panduri, parte civile
Bennati, la difesa Bennati, la difesa
Sara e Jawad Sara e Jawad
Pubblico ministero Dioni Pubblico ministero Dioni
Corte d'assise Cosrte d'assise

Luca Serafini è nato nel 1965 ed è redattore del Gruppo Corriere. Dopo le prime esperienze in radio, ha iniziato negli anni Ottanta come corrispondente del Corriere Aretino da Castiglion Fiorentino,...