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Castiglion Fiorentino o Aretino? Marco Botti: l'idea merita attenzione, ecco perché

Marco Botti Marco Botti

I continui equivoci tra Castiglion Fiorentino e Castelfiorentino hanno sollecitato nei giorni scorsi una riflessione sul nome di luogo della città della torre del Cassero. Rispetto a Castiglion Fiorentino il nome originario di Castiglion Aretino è più collegato alla realtà territoriale, come osservò nel 1992 anche monsignor Angelo Tafi, studioso di storia locale rigoroso e autorevole definendo "anacronistico" il nome Castiglion Fiorentino.
Ma dopo secoli e secoli di denominazione declinata con l'aggettivo "Fiorentino" appare improbabile un cambiamento, benché lo stesso sindaco di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli, consideri interessante un confronto con i cittadini magari con un referendum. In questi giorni tante prese di posizione tra contrari e favorevoli. Riportiamo questo intervento di Marco Botti, giornalista culturale e curatore che fa parte del secondo gruppo.

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L'idea di modificare il nome di Castiglion Fiorentino in Castiglion Aretino, avanzata in questi giorni dal primo cittadino Mario Agnelli, ha aperto un interessante dibattito che non va banalizzato. In passato, infatti, la bella cittadina della Va di Chiana aretina è stata spesso confusa con Castelfiorentino e il recente caso della troupe televisiva, arrivata per errore all'ombra del Cassero, è solo l'ultimo di una serie di episodi.
Il toponimo Castiglion Aretino, utilizzato per gran parte del basso medioevo, di sicuro cancellerebbe per sempre certi equivoci e restituirebbe una collocazione geografica corretta al luogo, nel contesto regionale e del Centro Italia.

Certe proposte fanno subito rumore. Molti castiglionesi, all'idea di cambiare la seconda parte al nome del posto in cui vivono, già staranno storcendo il naso. Va tuttavia ricordato che dopo la definitiva caduta di Arezzo e del suo territorio sotto Firenze del 1384, momento in cui ci fu ufficialmente la trasformazione in "Castiglion Fiorentino", si continuò a dire "Castiglion Aretino" per secoli. Come ha già scritto nelle pagine del Corriere lo storico locale Santino Gallorini, era così nei documenti privati ed ecclesiastici, ma era così anche nelle mappe e nei libri di autori locali e di quelli che vivevano molto lontano. Qualche esempio?


Nella sua celebre "Mappa della Valdichiana" realizzata tra il 1502 e il 1503, Leonardo da Vinci scrive "Castiglion Aretino". Nelle edizioni del 1550 e 1568 del monumentale "Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori", parlando di artisti attivi nella zona, Giorgio Vasari usa sempre la forma "Castiglion Aretino". Andate a leggere le biografie di Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli.
Nelle relazioni delle pastorali periodiche dei vescovi nel territorio diocesano, quando le chiese citate sono in territorio castiglionese, si scrive sempre "Castiglione" o "Castiglion Aretino". Almeno fino al XVII secolo.
Nelle "Mappa del Granducato di Toscana", commissionata dalla Compagnia delle Indie Orientali ai fratelli cartografi Joan e Cornelius Blaeu intorno alla metà del Seicento, il luogo è nominato come "Castiglion Aretino".


Potremmo andare avanti all'infinito, ma questi esempi illustri sono solo per ribadire che l'idea di vedere in futuro il cartello "Benvenuti a Castiglion Aretino" non va demonizzata ma esaminata con attenzione, perché ha anche una motivazione storica. Di certo, prima di farlo, maggioranza e opposizione di Castiglioni devono confrontarsi con serenità, vanno messi sulla bilancia i pro e i contro sul lungo periodo e soprattutto devono essere sensibilizzati i cittadini, perché alla fine andranno coinvolti attivamente nella scelta finale attraverso un referendum.


Marco Botti
giornalista culturale e curatore