Il caso
Singolare istanza in tribunale
È agli arresti domiciliari e vorrebbe poter uscire almeno una volta al giorno fuori dall'abitazione per portare il suo cane sotto casa a fare due passi e i bisogni. Ma il tribunale ha respinto la sua istanza.
La decisione è del giudice monocratico di Arezzo, che ha accolto solo in parte la richiesta formulata da un 45enne della Valdichiana, sottoposto a misura cautelare per problemi con la giustizia.
Attraverso l'avvocato Irene Tedeschi, che lo difende, l'uomo ha inoltrato al giudice l'istanza volta ad ottenere il permesso per recarsi al Serd di zona, il servizio Asl per il recupero dei tossicodipendenti, e su questo nulla è stato eccepito.
Nei modi dovuti, indicati nelle carte, e per l'arco di tempo necessario al trasferimento al Serd, potrà lasciare l'alloggio dove è agli arresti, raggiungere il servizio sanitario dove viene somministrato il metadone per la terapia che sta seguendo.
Un aspetto, questo, che attiene al diritto alla salute della persona, sottolinea il giudice che parla di “indispensabile esigenza” rappresentata dall'uomo.
Discorso diverso è invece quello legato all'amico a quattro zampe al quale il 45enne è particolarmente legato. Niente disco verde alla passeggiatina intorno a casa per la pipì del cane.
In questo caso il giudice monocratico del tribunale di Arezzo chiamato a decidere, ha ritenuto di rigettare la richiesta di far uscire l'uomo dal luogo di esecuzione della misura restrittiva.
Nel motivare il diniego, oltre ai concetti precedenti, il giudice prende atto che il 45enne è ai domiciliari a casa di una donna sua conoscente e pertanto, lascia intendere nell'ordinanza, può essere lei ad occuparsi dei bisognini del cane. Il problema che lei lavora ed è sempre fuori, per il giudice è evidentemente superabile con un po' di organizzazione e buona volontà.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy