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Inchiesta rifiuti

Chimet e Tca vincono al Consiglio di Stato: conferimento delle scorie corretto, non spetta a loro la bonifica

Importante pronunciamento sul versante amministrativo nella vicenda Keu, processo penale verso la fase decisiva

Luca Serafini

05 Gennaio 2026, 07:01

Caso Keu

Caso Keu, i sigilli al sito dove si trattavano i rifiuti

Vittoria di Chimet e Tca al Consiglio di Stato nella complessa vicenda che ruota intorno all'impianto di trattamento rifiuti Le Valli - zona Cave di Bucine (Arezzo), nota come processo Keu. Le due aziende aretine hanno conferito correttamente i rifiuti (delle scorie di fusione), afferma la sentenza, e pertanto non si devono accollare gli ingenti costi della bonifica del sito richiesti dalla Regione Toscana.

È un pronunciamento importante, depositato il 30 dicembre scorso dai giudici di Roma, che, oltre al valore sul versante amministrativo dell'inchiesta, può avere riflessi nel processo penale in corso a Firenze e che a fine gennaio vivrà passaggi cruciali.

“Le società conferenti - si legge in un passaggio del verdetto del Consiglio di Stato - hanno confidato nell'autorizzazione provinciale che consentiva espressamente il recupero dei rifiuti dalle stesse conferiti anche per l'attività di produzione di “conglomerati cementizi” per la quale non era richiesto il test di cessione. Se poi nell'impianto vi sono stati degli illeciti - finiti al centro delle indagini sui materiali utilizzati per i sottofondi stradali - questo eventualmente attiene al gestore dell'impianto. Un conto insomma è il conferimento e un altro il recupero del rifiuto, destinato alla “produzione di prodotti non compatibili, in mancanza del test di cessione, in quanto suscettibili di determinare il rilascio di sostanze inquinanti delle matrici ambientali”.

Accolte le tesi dei legali delle aziende aretine Chimet e Tca e riconosciuta “l'assenza di un potere di controllo sul ciclo di produzione del gestore dell'impianto relativo alla fase di recupero dei rifiuti conferiti”. Significa che non si possono sollevare responsabilità alle ditte, in caso di inquinamento ambientale. “L'inquinamento è la conseguenza della condotta commissiva illecita del gestore e non della violazione di una generica posizione di garanzia del soggetto conferente che ha legittimamente confidato nel corretto recupero del rifiuto nel processo produttivo, conformemente al titolo autorizzatorio, finalizzato alla realizzazione di “conglomerati cementizi” per i quali non era richiesto il test di cessione”. Passaggio chiave della sentenza è questo: “Della commissione dell'illecito risponde solo il gestore dell'impianto che lo ha commesso non anche il soggetto conferente che legittimamente fa affidamento sulla correttezza professionale e sulla perizia del gestore dell'impianto, regolarmente autorizzato a ricevere una determinata tipologia di rifiuti per operazioni di recupero non richiedenti il test di cessione e che non può essere onerato di prevedere e prevenire persino condotte illecite altrui che esulano peraltro dalla propria sfera di controllo”.

Il Tar aveva già dato ragione a Chimet, che è assistita dall'avvocato Roberto Alboni, e Tca, assistita da legali di Roma. La Regione, che nel frattempo ha stanziato alcuni milioni di euro per la bonifica, aveva appellato. Ad aprile l'udienza al Consiglio di Stato; ora ecco la decisione. Il governo Meloni nel 2023 ha nominato Commissario Unico per la bonifica dei siti contaminati dal Keu, incluso l'impianto di Bucine gestito dalla società Lerose, il Generale dell'Arma dei Carabinieri Giuseppe Vadalà.

Il processo Keu ipotizza uno smaltimento illegale del materiale residuo della concia delle pelli trasformato in un granulato da usare in edilizia e opere pubbliche. Un materiale inerte (Keu) ottenuto da un processo industriale che tratta i fanghi di conceria (scarti della lavorazione delle pelli). Può essere miscelato con calce o bitume per produrre conglomerati usati come additivo in asfalti o calcestruzzi, o come materiale di riempimento in rilevati stradali. Secondo l'ipotesi di accusa, per anni il Keu prodotto con gli scarti delle concerie del distretto di Santa Croce sull'Arno sarebbe stato conferito a una ditta e poi utilizzato in modo non conforme, come riempimento e sottofondi stradali, in diverse aree della Toscana, con il rischio di rilasciare nel suolo e nelle acque sostanze inquinanti come cromo esavalente, solfati e cloruri.

Le aziende aretine non c'entrano nulla con il Keu, le scorie conferite derivano dalla fusione (la parte, per intendersi dove non ci sono metalli). Le due società si trovano insieme agli indagati del Keu perché conferivano alla stessa società (Lerose): gli altri nell'impianto di Pontedera, Chimet e Tca in quello di Bucine. Poi, a quanto emerso, Lerose avrebbe trasferito abusivamente il Keu da Pontedera a Bucine.

Si ipotizzano reati come associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti; inquinamento ambientale; smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali. Tonnellate e milioni. Legambiente parte civile. Tutto ancora da dimostrare. E anche il Consorzio dei conciatori di S. Croce, contrariamente a quanto chiedeva la Regione, non è stato ritenuto responsabile delle contaminazioni del sito di Bucine.

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