Il crac
Banca Etruria, cala la parola fine sul maxi processo
Crac di Banca Etruria, a Firenze è il giorno della sentenza di appello dopo la raffica di assoluzioni ad Arezzo (23) e unica condanna, sei anni di reclusione, per l'imprenditore Alberto Rigotti. Nello stesso filone, condanne definitive a 3 anni e 4 mesi per l'ex presidente Giuseppe Fornasari e l'ex direttore generale Luca Bronchi che avevano scelto il rito abbreviato. La procura di Arezzo con il pool all'epoca diretto dal pm Roberto Rossi aveva contestato reati di bancarotta semplice e fraudolenta.
Per i primi è intervenuta la prescrizione, visto il decorso dei tempi previsti dalla legge. Restano sub judice le posizioni di Federico Baiocchi Di Silvestri, Giorgio Natalino Guerrini e Lorenzo Rosi - ex figure di vertice all'interno della banca - e del funzionario Paolo Luigi Fumi. Il pm Angela Masiello ha chiesto al collegio della terza sezione della Corte d'appello, presieduto dal giudice Barbara Bilosi, la riforma della sentenza di primo grado e una pena di giustizia. Il pm ha chiesto anche di rigettare l'appello presentato da Alberto Rigotti.
Per le parti civili, partecipa al processo l'avvocato Lorenza Calvanese. Al centro del procedimento una seria di affidamenti anche piuttosto cospicui verso soggetti che, secondo i pm, era già chiaro che non fossero in grado di onorare la restituzione. Gli atti relativi sarebbero stati viziati da conflitto di interessi, forzando le procedure, con il risultato di arrecare danno al patrimonio della banca, già in sofferenza.
Gli ex di Banca Etruria chiedono la conferma della sentenza di assoluzione, con formula piena, nel processo di appello per il crac. Nelle motivazioni alla raffica di assoluzioni, l'allora presidente del tribunale di Arezzo, Gianni Fruganti, sottolineò - a parte il caso di Rigotti - l'assenza degli elementi costitutivi del reato, parlando di mero rischio d'impresa: affari non andati a buon fine, come può capitare. Oggi il nuovo pronunciamento.
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