Lavoro
La Amom di Badia al Pino
L'incontro da remoto sulla crisi Amom tra Fiom Cgil da una parte e Confindustria con il rappresentante della multinazionale svizzera Oerlikon-Riri dall'altra, si è risolto ieri mattina con un nulla di fatto. “Noi abbiamo chiesto il ritiro della procedura di licenziamento collettivo e loro ci hanno risposto di no. Abbiamo chiesto l'attivazione di ammortizzatori sociali che non fossero per cessazione di attività e ci hanno detto ancora di no. Un muro”.
I dirigenti Fiom Antonio Fascetto e Gianni Rialti non nascondono la rabbia per il comportamento dell'azienda di Badia al Pino che ha cessato l'attività dal primo gennaio. “Vogliono chiudere e mandare tutti a casa. Punto e basta. Noi non ci stiamo e, soprattutto, non ci stanno i 70 lavoratori della Amom. Non si possono avere questi atteggiamenti di totale chiusura che compromettono il futuro di decine di famiglie”.

Ieri pomeriggio assemblea nella fabbrica di bigiotteria e conferma delle prossime mosse sindacali. “Il confronto, sperando che si apra davvero, proseguirà solo a livello istituzionale. Abbiamo bisogno di garanzie nel corso della trattativa e, a questo proposito, ringraziamo tutti i rappresentanti istituzionali che in questi giorni sono intervenuti.
Il prossimo appuntamento è per il 14 gennaio, alle 11, in Regione. Resta aperta anche la richiesta di attivazione di un tavolo in Prefettura”.
I due sindacalisti aggiungono: “Noi continueremo a chiedere il ritiro dei licenziamenti e ci dichiareremo disponibili a un accordo che preveda nuovi ammortizzatori sociali, con l'eccezione della cassa integrazione per cessazione di attività. Per noi la partita non è chiusa e pensiamo che nemmeno le istituzioni locali possano accettare che una multinazionale si muova su questo territorio violando ogni logica di sostenibilità sociale e nella totale disattenzione dei diritti dei lavoratori. Questo è un tema che va oltre lo specifico caso della Amom e che si ripete con multinazionali che puntano soltanto a realizzare i massimi profitti senza tenere conto dei diritti delle comunità locali. Quando hanno realizzato i loro obiettivi, chiudono e lasciano, quale eredità, emergenze occupazionali e sociali. Anche per questo ci auguriamo che la qualità delle produzioni Amom e la professionalità dei suoi addetti possa indurre brand italiani a valutare l'ipotesi di scongiurare la chiusura della fabbrica. La 'sostenibilità sociale' non è un capitolo da sito aziendale ma un modo concreto di lavorare. Chiediamo infine alla precedente proprietà, quella che ha ceduto la Amom alla Oerlikon-Riri un'assunzione di responsabilità e quindi un contributo alla risoluzione della gravissima situazione che si è oggi creata”.
Sul caso è intervenuto nei giorni scorsi anche Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario dem della Toscana, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare sulla chiusura dello stabilimento.
Anche l'assessore regionale Filippo Boni e la consigliera regionale del Partito democratico Roberta Casini hanno ribadito il proprio impegno a restare al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici Amom in tutte le prossime fasi della vertenza, seguendo con attenzione ogni sviluppo e promuovendo ogni iniziativa utile a tutelare l'occupazione e la dignità del lavoro.
E dopo il sindaco Andrea Tavarnesi, che aveva dichiarato “il Comune di Civitella non starà a guardare: saremo presenti in ogni sede utile, sosterremo ogni iniziativa a tutela dei lavoratori”, sul caso è intervenuto anche il Pd di Civitella ribadendo che “sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, sostenendo ogni iniziativa volta a difendere occupazione e territorio”.
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