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Salute

Influenza 2025, verso la ripresa dei contagi. I sintomi, le cure, il vaccino e il picco atteso per gennaio. Il punto della situazione

Nella settimana di Natale sono stati 800 mila gli italiani che hanno contratto il virus

Julie Mary Marini

03 Gennaio 2026, 17:02

Influenza 2025, verso la ripresa dei contagi. I sintomi, le cure, il vaccino e il picco atteso per gennaio. Il punto della situazione

Nella settimana di Natale oltre 800 mila a letto con la febbre

Più di 800 mila italiani con l'influenza nella settimana di Natale (22-28 dicembre), una frenata nei contagi (erano stati 980 mila nella settimana precedente), ma dovuta in particolare dalla chiusura delle scuole per il periodo delle feste che storicamente frenano la diffusione del contagio. Probabile che con la ripresa delle lezioni, i cosi tornino ad aumentare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la circolazione dei virus influenzali quest'anno è iniziata più precocemente rispetto alla norma, con un aumento già da novembre e indicatori che in molti Paesi mostrano un trend in crescita verso l’apice stagionale proprio a gennaio. L’influenza 2025 non sorprende per sintomi completamente diversi dal passato, ma per la diffusione rapida e intensa: la febbre si presenta in modo netto e può salire oltre i gradi 38 e mezzo, spesso accompagnata da dolori diffusi ai muscoli e alle articolazioni, mal di testa profondo, senso di spossatezza e debolezza generale. Molti pazienti raccontano di una tosse secca persistente e di una congestione nasale o mal di gola che rendono faticosi i primi giorni della malattia e nei più piccoli non sono rare nausea e disturbi gastrointestinali legati all’infezione virale piuttosto che a un problema digestivo isolato. 

Il decorso di questa forma stagionale segue un profilo ormai consolidato: dopo un periodo di incubazione relativamente breve — spesso meno di due giorni dal contagio — i sintomi raggiungono una fase acuta di intensità medio-alta nei primi 3 o 4 giorni, con febbre e malessere marcato; in genere la febbre si risolve entro una settimana, ma la tosse e la stanchezza possono persistere ben oltre questo intervallo, talvolta fino a 10 giorni o più prima di attenuarsi definitivamente. Per quanto riguarda le cure, l’approccio rimane sintomatico: riposo, idratazione abbondante e l’uso di antipiretici o analgesici sotto consiglio medico restano i pilastri per alleviare i fastidi. Gli antivirali specifici vengono riservati ai casi con rischio aumentato di complicanze o ai soggetti fragili, mentre gli antibiotici non sono indicati se non in presenza di un’infezione batterica secondaria. Questo equilibrio tra trattamento dei sintomi e monitoraggio clinico è ormai parte integrante delle pratiche raccomandate dai professionisti sanitari. 

Quest'anno è stato segnalato anche un altro sintomo, se non prioritario: l'abbassamento della voce a causa del coinvolgimento delle vie respiratorie superiori. I virus influenzali in circolazione quest’anno mostrano una spiccata affinità per faringe e laringe: l’infiammazione delle corde vocali, associata a mal di gola, tosse secca e congestione, può causare disfonia transitoria, cioè una perdita parziale della voce o un cambiamento del timbro. Nella maggior parte dei casi non è un segnale di gravità, ma un effetto collaterale dell’infezione: la voce tende a peggiorare nei primi giorni, soprattutto se la tosse è frequente o se si continua a parlare molto nonostante l’infiammazione. In genere si risolve spontaneamente nel giro di pochi giorni, spesso insieme alla riduzione della febbre, anche se può persistere più a lungo se subentra una laringite vera e propria. È bene prestare attenzione solo se l’abbassamento della voce dura oltre due settimane, se è accompagnato da dolore intenso alla deglutizione o difficoltà respiratoria, oppure se compare senza febbre ma con sintomi locali marcati: in quei casi è opportuno un controllo medico per escludere sovrainfezioni o altre cause non influenzali.

Il vaccino antinfluenzale resta uno strumento centrale, non tanto perché impedisca ogni singolo contagio, quanto perché riduce in modo significativo il peso dell’influenza sulle persone e sul sistema sanitario. Serve soprattutto a contenere le forme più aggressive, ad abbassare il rischio di complicanze respiratorie e cardiovascolari e a ridurre i ricoveri, in particolare tra anziani, soggetti fragili, persone con patologie croniche e operatori sanitari. Anche quando non evita del tutto l’infezione, chi è vaccinato tende ad ammalarsi in forma più lieve e più breve, con febbre meno persistente e una ripresa più rapida. È importante chiarire un punto che spesso genera confusione: il vaccino non è una garanzia assoluta contro l’influenza, perché i virus mutano e la corrispondenza tra ceppi vaccinali e ceppi circolanti non è mai perfetta. Tuttavia, proprio nell’inverno 2025, la protezione parziale è comunque clinicamente rilevante. Significa meno giorni a letto, meno complicazioni post-influenzali e meno pressione su ambulatori e ospedali nel periodo di massimo carico.

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