La storia
Una stanza della villa (Christie's Real Estate) e Valentino
Valentino per decenni ha amato la Toscana. E la Toscana ora lo piange. Cetona, vista da lontano, sembra un presepe scolpito nella pietra: un grappolo di case medievali aggrappate alla collina, circondate da boschi di querce e da quella luce morbida che solo la ValdiChiana sa regalare. Un luogo che ha il passo lento delle cose antiche e il fascino discreto delle mete segrete. Non è un caso se, negli anni, questo piccolo comune della provincia di Siena è diventato una sorta di rifugio d’elezione per intellettuali, collezionisti e grandi nomi dell’estetica internazionale. Da Federico Forquet, che trasformò il suo casale in un manifesto architettonico, allo storico Rosario Villari, da Umberto Agnelli fino a Valentino Garavani, che qui ha scelto di trascorrere oltre trent’anni della sua vita. Cetona ha esercitato un richiamo magnetico su chi cercava bellezza, silenzio e una dimensione privata lontana dai riflettori.
Una veduta della villa a Cetona
Ed è proprio nel cuore del paese, con un ingresso affacciato direttamente sulla piazza principale, che si trova Villa La Vagnola, la dimora che Valentino ha trasformato in un’estensione intima del suo universo creativo. Un paradosso affascinante: centralissima e al tempo stesso nascosta, immersa in 27 ettari di campagna toscana completamente recintata, capace di offrire una riservatezza assoluta pur restando connessa alla vita del borgo. La villa risale alla metà del Settecento, intorno al 1750, ed è stata acquistata da Giancarlo Giammetti verso la metà degli anni Ottanta da una coppia di inglesi, per una cifra poco inferiore al miliardo di lire. Con i suoi circa 1.600 metri quadrati e 15 stanze tra camere da letto, sale di rappresentanza, cucine e alloggi per il personale, La Vagnola era già una residenza imponente. Ma è con l’intervento di Renzo Mongiardino che ha assunto quell’aura teatrale e iperdecorativa che l’ha resa leggendaria. Mongiardino, architetto e scenografo genovese, portava con sé l’esperienza maturata accanto a registi come Franco Zeffirelli e Gian Carlo Menotti. Alla Vagnola mise in scena uno dei suoi capolavori assoluti, lavorando su finte pareti, proporzioni manipolate, illusioni ottiche e stratificazioni decorative che trasformavano ogni stanza in un set. La sala da biliardo, sovrastata da un soffitto affrescato di straordinaria imponenza, è forse l’emblema di questa visione. Ma non meno suggestiva è la hall d’ingresso, dipinta in un profondo color indaco che esalta gli affreschi del soffitto e dialoga con il pavimento in piastrelle neutre di marmo e terracotta, in un equilibrio cromatico di rara eleganza.
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L’ispirazione di Mongiardino proveniva da una collezione di acquerelli austriaci e tedeschi dei primi dell’Ottocento, che egli interpretava come una sorta di memoria visiva delle dimore toscane del Seicento. Quegli stessi acquerelli finirono poi appesi alle pareti della serra, uno degli ambienti più poetici della villa: una stanza di luce, avvolta da pareti in vetro di Boemia, concepita per proiettare idealmente la casa nel giardino. Qui dominano ampie sedute in stile inglese, rivestite in tessuti con stampa all over, in un dialogo continuo tra interno ed esterno, tra artificio e natura. All’esterno, la proprietà si apre come un piccolo mondo autosufficiente. Ci sono i giardini all’italiana disegnati dal paesaggista Paolo Pejrone, un uliveto, un parco privato che sembra non avere confini, un anfiteatro in pietra da 200 posti e persino una tomba etrusca del VII secolo a.C., silenziosa testimone di una stratificazione millenaria. In uno degli edifici originari, La Turkerie, costruito nel 1837 per celebrare la visita di un pascià turco, Mongiardino aggiunse affreschi stravaganti e visionari, trasformandolo in un padiglione scenografico per la piscina antistante.
Valentino in una sfilata del 2005
Non sorprende che, in questo scenario sospeso tra storia e fantasia, abbiano soggiornato ospiti del calibro di Sophia Loren, Gwyneth Paltrow e Ronn Moss. Villa La Vagnola non era solo una casa, ma un teatro privato dove la vita quotidiana si trasformava in rappresentazione, dove ogni dettaglio parlava la lingua della bellezza assoluta tanto cara a Valentino.
Nel 2019, dopo oltre tre decenni, Valentino e Giammetti hanno deciso di mettere in vendita la proprietà, affidandone la gestione a Christie’s International Real Estate con una richiesta di 12 milioni di euro. Una cifra che racconta solo in parte il valore reale di un luogo che è stato, prima di tutto, un rifugio dell’anima. La notizia della morte di Valentino, avvenuta lunedì 19 gennaio 2026, ha aggiunto un velo di malinconia ulteriore a questa storia, trasformando La Vagnola in una sorta di reliquia emotiva del suo creatore.
Al Teatro La Fenice alla prima di Valentino, the last emperor
Resta l’immagine di un esteta che, tra le colline senesi, aveva trovato il suo altrove perfetto. In una Toscana che continua a sedurre viaggiatori, collezionisti e grandi nomi del panorama internazionale, Villa La Vagnola rimane il simbolo di un’idea di lusso silenzioso, colto, profondamente radicato nel territorio. Un luogo dove il tempo sembra rallentare e dove, ancora oggi, si percepisce l’eco discreta di una vita vissuta all’insegna dell’armonia, della misura e di una bellezza senza compromessi.
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