L'orrore
Uno dei tanti nuovi cimiteri militari ucraini subito riempito
Due milioni di morti. Due milioni di vite spezzate. C’è una cifra che, più di ogni dichiarazione diplomatica, racconta la guerra tra Russia e Ucraina: due milioni di militari morti, feriti o dispersi dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022. Un numero enorme, che colloca questo conflitto tra i più sanguinosi in Europa dalla Seconda guerra mondiale. La stima arriva da un’analisi pubblicata a fine gennaio 2026 dal Center for Strategic and International Studies (Csis), considerato uno dei più autorevoli think tank americani in materia di sicurezza e difesa, ed è stata ripresa e approfondita dal New York Times. Secondo il Csis, la Russia avrebbe accumulato circa 1,2 milioni di perdite militari complessive – includendo morti, feriti gravissimi e soldati dispersi – mentre l’Ucraina avrebbe subito tra 500.000 e 600.000 perdite nello stesso periodo.
Le vite spezzate
Quando si restringe il campo ai soli decessi, le cifre restano comunque drammatiche. Le analisi incrociate del Csis e di altri centri di ricerca occidentali indicano che fino a 325.000 soldati russi potrebbero essere stati uccisi dall’inizio della guerra, contro un numero stimato tra 100.000 e 140.000 militari ucraini. Si tratta di stime, non di dati ufficiali: né Mosca né Kiev forniscono più conteggi completi e verificabili delle proprie vittime. La Russia ha smesso di aggiornare ufficialmente il numero dei propri caduti nel settembre 2022, quando il Ministero della Difesa parlava di appena 5.937 morti, una cifra da tempo considerata irrealistica dagli osservatori internazionali. Anche l’Ucraina adotta una linea prudente: il presidente Volodymyr Zelensky e lo Stato maggiore evitano di diffondere numeri dettagliati, per ragioni sia militari sia politiche. Diversi analisti occidentali ritengono che anche le cifre ucraine comunicate in passato fossero al ribasso, soprattutto nei momenti più duri dei combattimenti nel Donbas e intorno a Bakhmut.
Perdite enormi, avanzamenti minimi
Uno degli elementi più sottolineati dal rapporto Csis ripreso dal New York Times, è il rapporto sproporzionato tra perdite umane e risultati territoriali. Nonostante l’enorme costo in vite, la linea del fronte si è mossa solo di pochi chilometri in molte aree, trasformando la guerra in un conflitto di logoramento puro. Per gli analisti americani, questo spiega perché il bilancio russo sia così elevato: assalti ripetuti, utilizzo massiccio di fanteria e una strategia che privilegia il volume rispetto alla protezione dei soldati.
Il peso sui negoziati diplomatici
La pubblicazione di questi dati arriva mentre Washington e diversi partner internazionali tentano di riaprire canali diplomatici. Secondo il Financial Times, negli ultimi mesi si sono svolti colloqui riservati con mediazioni statunitensi e di Paesi terzi, ma senza risultati concreti. Le perdite umane, paradossalmente, non hanno ancora spinto nessuna delle due parti a un compromesso politico. Accanto al bilancio militare, resta quello civile. Secondo le Nazioni Unite, almeno 15.000 civili ucraini sono stati uccisi dall’inizio del conflitto, una cifra che l’Onu stessa definisce “significativamente inferiore alla realtà” a causa delle difficoltà di verifica nelle zone occupate. Negli stessi giorni in cui il Csis pubblicava il suo rapporto, nuovi attacchi russi con droni e missili colpivano infrastrutture civili, causando vittime a Odessa e in altre regioni del Paese. I negoziati continuano, ufficialmente e non, ma anche il conflitto e con esso le perdite umane. Una tragedia che rimarrà per sempre scritta nella storia dell'uomo. Comunque vada a finire e chiunque la spunterà. L'ennesima conferma, se mai ce ne fosse stato il bisogno, dell'inutilità delle guerre.
Le fonti
New York Times, Csis, Financial Times, Kyiv Post, South China Morning Post, Onu Ohchr, Reuters.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy