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Decreto semplificazioni

Calcio alla burocrazia: carta d’identità a vita, tessera elettorale digitale e Isee automatico. Lo Stato cambia volto (o forse no)

Pacchetto di misure per cercare di semplificare la vita dei cittadini. Ma non è ancora tutto risolto

Julie Mary Marini

29 Gennaio 2026, 05:59

Calcio alla burocrazia: carta d’identità a vita, tessera elettorale digitale e Isee automatico. Lo Stato cambia volto (o forse no)

La burocrazia resta uno dei principali problemi italiani

Nel nostro paese campione di burocrazia, il Consiglio dei ministri ha messo sul piatto un pacchetto di misure che promette di alleggerire quel fardello che da sempre accompagna la vita quotidiana dei cittadini. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha illustrato l’ossatura del provvedimento che, più di una rivoluzione, suona come un’esigenza di buon senso: eliminare inutili adempimenti, ridurre i passaggi agli sportelli e aggiornare strumenti d’uso ordinario ai tempi della digitalizzazione. Al centro del dibattito c’è la carta d’identità elettronica: fino a ieri soggetta alla scadenza decennale, rischiosa di trasformarsi in un’altra scadenza da ricordare, con code e moduli da compilare, da oggi diventa un oggetto di lunga durata per una fetta significativa della popolazione. Per i cittadini che hanno superato i 70 anni, non dovrà più essere rinnovata: resterà valida “a vita”, un’espressione che in realtà traduce una validità di molto estesa e che, secondo il governo, mira a semplificare la vita di chi più spesso si trova a doversi confrontare con procedure amministrative farraginose.

Lo smartphone sempre più importante nella vita di tutti i giorni

Accanto alla carta d’identità, cambia anche la tessera elettorale. Quell’oggetto di cartoncino che abbiamo imparato ad associare alle campagne elettorali e alle file davanti ai municipi è destinato a entrare nella storia: con il decreto diventa digitale. Non sarà più necessario presentarsi in Comune per ottenere i timbri o chiedere un duplicato in caso di smarrimento; le informazioni saranno integrate direttamente con l’anagrafe nazionale della popolazione residente e consultabili attraverso sistemi digitali di identità. Una trasformazione di facciata, certo, che però può ridurre costi e ritardi, purché alle norme seguano implementazioni tecniche solide. La terza grande novità riguarda un capitolo spesso sottovalutato ma di enorme impatto per chi vive di ristori, benefici e prestazioni sociali: l’Isee automatico. Invece di costringere l’utente a recarsi all’Inps o a un Caf per presentare la dichiarazione ogni volta che si richiede un sostegno o un’agevolazione, il decreto prevede che i dati utili per calcolare l’indicatore della situazione economica vengano acquisiti d’ufficio dalla pubblica amministrazione. È un passo concreto verso la tanto invocata “Pa che semplifica”, con il riconoscimento che i dati sono già lì, nei sistemi, pronti a essere usati senza bisogno di documenti in carta.

Eppure non tutto è immediatamente risolto. La previsione delle tessere elettorali digitali richiede decreti attuativi nei prossimi dodici mesi e restano da chiarire le interazioni tra sistemi digitali e normative europee, soprattutto sul fronte della sicurezza e della protezione dei dati personali. Anche la portata reale della semplificazione Isee dipenderà dalla capacità delle amministrazioni locali di gestire e interpretare correttamente i big data disponibili. Queste misure, più che segnare un cambiamento epocale, rappresentano la progressiva messa a sistema di strumenti già in parte esistenti ma finora poco coordinati: una semplificazione che punta all’efficienza, non necessariamente alla spettacolarizzazione. E che, come sempre accade in Italia, sarà davvero percepita dai cittadini solo quando le norme si trasformeranno in pratiche quotidiane senza attriti, senza sportelli affollati, senza file interminabili davanti ai comuni.

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