La provocazione
Gianluca Cirignoni, fondatore e portavoce del Comitato E45 punto 2
Togliere la gestione della E45 all'Anas, quantomeno farlo per il delicato tratto appenninico compreso tra San Giustino e l’Alto Savio includendo tutti e 30 i chilometri toscani. Torna a tuonare Gianluca Cirignoni, uno dei fondatori e oggi portavoce del Comitato E45 punto 2: lo stesso nato nel gennaio 2019, all’indomani del sequestro per “rischio collasso” del viadotto Puleto tra Valsavignone e Canili di Verghereto. “Il comitato è sempre attivo, questo lo tengo sempre a specificare, seppure sta vivendo una sorta di momento di stallo – spiega Cirignoni – anche perché per quello che riguarda la E45, purtroppo, i problemi rimangono sempre gli stessi. Nel tempo noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare, ovvero i tanti esposti depositati in Procura, oltre alle nostre proposte sulla gestione di questa importante infrastruttura per l’Umbria, per la Toscana ma per tutta Italia. La nostra proposta, la voglio ricordare ancora una volta, è quella di togliere la gestione della E45 ad Anas e dare questo tratto, che va da San Giustino fino a Bagno di Romagna, ad un consorzio degli enti interessati; vale a dire le province di Arezzo, Perugia e Forlì-Cesena ed eventualmente coinvolgere anche i Comuni in maniera tale da riportare la gestione della strada vicino alla gente e anche a questi territori, mantenendo ovviamente il carattere pubblico di questa importante infrastruttura senza alcun tipo di pedaggio".
"Considerato che – puntualizza Gianluca Cirignoni – i cittadini stanno pagando fior di quattrini di tasse per avere i servizi: da questo punto di vista il tratto toscano della E45 grida vendetta perché vediamo tanti soldi, parliamo di milioni di euro, spesi in interventi che alla fine non portano mai a nulla se non ad una cantierizzazione perpetua". Se da una parte il Comitato E45 punto 2 è chiaro sia nelle richieste che nell’attività svolta, dall’altra proseguono gli interventi lungo il tratto toscano – ma non solo – della Orte-Ravenna. Diversi i lavori significativi che continueranno nei prossimi mesi e anni, impattando la circolazione in vari tratti. Due, principalmente, sono i punti interessati che tra l’altro interessano i viadotti contigui del Tevere IV (il più lungo presente nei 255 chilometri di E45) e appunto il Puleto, quest’ultimo balzato alle cronache nel 2019 per il sequestro da parte della Procura di Arezzo per un rischio collasso, dopo un video circolato sul web di un cavatore di tartufi.
I viadotti attigui del Puleto e del Tevere IV, quindi, sono interessati da due diverse tipologie di lavori racchiusi in un unico cantiere; stesso discorso più in basso, fra Pieve Santo Stefano nord e Valsavignone, dove sono affidati a un cantiere altri due ponti: il Pozzale e il Tevere II. Sono previsti dei ripristini strutturali, corticali e profondi, oltre a interventi di impermeabilizzazione degli impalcati e regimentazione delle acque di piattaforma, ripristino giunti di dilatazione, sostituzione degli appoggi e l’adeguamento delle barriere di protezione.
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