Scuola
Conto alla rovescia per l'esame di maturità
Non sarà una maturità come gli altri e non solo perché ogni esame di Stato porta con sé una quota inevitabile di ansia collettiva. Quest’anno a cambiare è l’architettura stessa del colloquio orale, il cuore simbolico dell’esame: quattro materie scelte dal ministero, niente più documento da commentare e un ritorno dichiarato a un modello che guarda al passato recente. Con l’ordinanza appena pubblicata, il Ministero dell’Istruzione e del Merito riscrive le regole per circa mezzo milione di maturandi, segnando l’impronta più netta della riforma voluta dal ministro Giuseppe Valditara. Il calendario resta quello tradizionale. Il via ufficiale scatterà mercoledì 18 giugno alle 8.30 con la prima prova scritta, il tema di italiano. Il giorno successivo toccherà alla prova di indirizzo; dalla settimana seguente, infine, partiranno i colloqui orali, profondamente ripensati rispetto al passato. Sulle seconde prove scritte, l’ordinanza conferma le scelte più attese: latino al liceo classico, matematica allo scientifico, lingua e cultura straniera 1 al linguistico, scienze umane al liceo delle scienze umane. Negli istituti tecnici del settore economico, economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, finanza e marketing e discipline turistiche e aziendali per Turismo; nel settore tecnologico, progettazione, costruzioni e impianti per Costruzioni, ambiente e territorio”. L’elenco completo delle materie è disponibile sul portale ministeriale dedicato (clicca qui).
È però sull’orale che si concentra la vera discontinuità. Le discipline diventano quattro: due coincidono con quelle degli scritti, le altre due sono individuate dal ministero e comunicate attraverso la piattaforma Unica. Al liceo classico gli studenti porteranno italiano, latino, storia e matematica; allo scientifico italiano, matematica, storia e scienze naturali; al linguistico italiano, lingua 1, lingua 2 e scienze naturali; al liceo delle scienze umane, alle due materie scritte si affiancheranno lingua straniera e storia dell’arte. Una selezione che supera definitivamente l’idea dell’interrogazione su tutto il programma dell’ultimo anno. Cambia anche il punto di partenza del colloquio. Scompare il documento scelto dalla commissione – che negli anni poteva essere un testo letterario, un quadro o un grafico – e al centro entra il curriculum dello studente. Un profilo sintetico del percorso scolastico del candidato, che comprende anche i risultati delle prove Invalsi. La commissione potrà valutare l’impegno in attività extrascolastiche, sportive o culturali, pur con le inevitabili differenze legate ai contesti di partenza, e tenere conto di non meglio specificate attività particolarmente meritevoli.
La riforma interviene anche sulla composizione delle commissioni, che diventano più leggere: quattro commissari, di cui due esterni, più un presidente anch’esso esterno. Un assetto ridotto rispetto al passato, con l’obiettivo dichiarato di semplificare la macchina dell’esame e contenerne i costi. Linea dura, invece, sull’obbligo di sostenere tutte le prove. Dopo i casi dello scorso anno, quando alcuni studenti si rifiutarono di sostenere l’orale come forma di protesta, contando su crediti e scritti per raggiungere comunque la sufficienza, la norma ora è esplicita: l’esame è valido solo se il candidato svolge regolarmente tutte le prove previste. Chi rifiuta deliberatamente il colloquio viene bocciato. Non sarà invece penalizzato chi, per ansia o difficoltà emotiva, non riesca a esprimersi adeguatamente: la sanzione colpisce il gesto di protesta, non la fragilità.
Restano in vigore anche le novità legate alla condotta. Chi ha ottenuto 6 dovrà presentare e discutere all’orale un elaborato di cittadinanza attiva e solidale. Gli studenti con una condotta inferiore a 9 subiranno una penalizzazione nel calcolo dei crediti scolastici del triennio. Il bonus per i più meritevoli scende da cinque a tre punti, assegnabili solo a chi raggiunge almeno 90 centesimi con le proprie forze. Durante il colloquio acquista maggiore rilievo anche l’educazione civica, così come le attività di alternanza scuola-lavoro, che tornano a chiamarsi esplicitamente percorsi per le competenze e per il lavoro, segnando un’ulteriore inversione di rotta rispetto agli anni precedenti. C’è infine una novità soprattutto simbolica, ma non per questo secondaria: torna ufficialmente la dicitura esame di Maturità. Un nome eliminato dagli atti formali nel 1997, ai tempi del ministro Luigi Berlinguer, ma mai davvero uscito dal linguaggio comune di studenti, famiglie e insegnanti.
"Si torna all’Esame di Maturità, con un orale radicalmente nuovo - ha spiegato il ministro Valditara - Abbiamo tolto la discussione del documento, che obbligava a collegamenti interdisciplinari forzati, creando inutile apprensione nei ragazzi, anche per la sua imprevedibilità e che non garantiva una vera valutazione disciplinare. Abbiamo scelto un colloquio su quattro discipline, nel quale il candidato possa dimostrare non solo conoscenze e competenze, ma anche autonomia e responsabilità. In una società che ha bisogno di riscoprire il valore della maturità, il nuovo esame consente di valorizzare la persona dello studente nella sua interezza".
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