Salute
Il presidente Giani soddisfatto: il sistema salute in Toscana funziona
C’è un dato che più di tutti racconta lo stato di salute di una comunità: quanto a lungo si vive e in che condizioni. Non è un aspetto astratto, ma il risultato di politiche pubbliche, scelte individuali, investimenti, competenze e capacità organizzativa. In Toscana questo dato parla chiaro: si vive di più, si muore meno di grandi malattie e la sanità pubblica continua a dimostrare una solidità che la colloca stabilmente ai vertici nazionali, nonostante i problemi, le liste d'attesa, gli ospedale affaticati. A certificarlo è l’aggiornamento del rapporto Welfare e salute in Toscana, che analizza l’anno 2024 e fotografa una regione tornata stabilmente sopra i livelli pre-pandemici. Un sistema che finalmente sembra aver assorbito lo shock del Covid, recuperando in tempi rapidi e sapendo trasformare l’emergenza in un’occasione di rafforzamento strutturale. "Merito – chiosa il presidente della Regione, Eugenio Giani – anche della prevenzione, della maggiore adesione agli screening, della qualità delle cure offerte dal sistema sanitario regionale e dei salutari stili di vita dei suoi abitanti".
Un momento della conferenza stampa di presentazione dei dati
I dati sono stati presentati a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della giunta regionale, alla presenza dello stesso Giani, del coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Ars Fabio Voller e del direttore sanità e commissario Ars Federico Gelli. Un appuntamento che, più che una semplice illustrazione tecnica, è diventato la fotografia di un modello organizzativo consolidato. "Il risultato – evidenzia ancora il presidente – è che la Toscana supera in tutti i parametri la media nazionale e spesso si trova nell’area di vertice della classifica: nella regione la qualità della vita si conferma alta, sotto molteplici aspetti". Il primo indicatore è l’aspettativa di vita, tornata pienamente sopra i livelli pre Covid. Alla nascita ha raggiunto gli 84 anni complessivi: 82.2 per gli uomini, contro una media nazionale di 81.4, e 86.1 per le donne, rispetto agli 85.5 a livello italiano. Solo Veneto, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige fanno leggermente meglio, in una competizione giocata sul filo dei decimi. Un risultato che assume un valore ancora maggiore se inserito nel contesto demografico. Nel 2024 i nati sono stati 20.725, mentre gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 26,7 per cento di una popolazione di circa 3 milioni e 600 mila abitanti. La Toscana invecchia, come il resto del Paese, ma riesce a farlo mantenendo buoni livelli di salute.
La mortalità generale resta inferiore alla media nazionale. L’indice standardizzato per età è di 768 decessi ogni centomila abitanti, contro gli 801 italiani. Tra gli uomini il dato è 933 contro 982, tra le donne 648 contro 667. Dopo l’eccesso di mortalità causato dalla pandemia, il rientro è stato completato già nel 2023, con un anno di anticipo rispetto a molte altre regioni. Nel 2024 i risultati si sono stabilizzati, confermando la capacità di risposta del sistema sanitario. "Il sistema dei bersagli ideati dal Laboratorio MeS della Scuola Sant’Anna permette di leggere la performance sanitaria anno dopo anno – sottolinea Giani – dal 2019 al 2024 emergono tre fasi nette: resilienza, ripresa e nuova normalità".

I dati relativi all'aspettativa di vita
Se si passa dalla mortalità complessiva alle grandi cause di morte, il vantaggio toscano resta evidente. Le malattie del sistema circolatorio hanno registrato una riduzione del 59%, contro il 53 nazionale. Per i tumori il calo è del 28%, rispetto al 24 italiano. Le malattie respiratorie mostrano una diminuzione significativa, in linea con il contesto generale. "Il lavoro fatto in questi anni – conferma Federico Gelli – ha permesso di gestire al meglio la pandemia e di recuperare rapidamente il servizio sanitario regionale a standard migliori del 2019". Proprio la lotta al cancro rappresenta uno dei punti di forza del sistema. Nel 2023 la mortalità per tumore standardizzata per età è stata di 218,1 decessi ogni centomila abitanti, contro i 228,6 della media italiana. Tra gli uomini il dato è di 276,7 contro 292,7, tra le donne di 176 contro 182,6. Il vantaggio è particolarmente evidente per i tumori del polmone e del colon retto nei maschi e per quello della mammella e del colon retto nelle femmine.
Nel lungo periodo il miglioramento è ancora più netto: dal 2003 la mortalità oncologica è scesa da 426 a circa 277 per centomila uomini e da 215 a 176 per le donne. Un percorso che ha portato Agenas, nel rapporto 2023, a collocare la rete oncologica toscana al vertice nazionale. Accanto alla qualità delle cure, pesa in modo decisivo la prevenzione. Il 79,4% delle donne aderisce allo screening mammografico, contro il 72,9 italiano. Per la cervice uterina la partecipazione è dell’81,9%, rispetto al 77,5. Per il colon-retto il dato sale al 58,9%, contro il 46,3 nazionale. Le vaccinazioni nei primi due anni di vita raggiungono il 97%, contro il 90 per cento italiano. Anche gli stili di vita contribuiscono. La sedentarietà riguarda circa il 30 per cento della popolazione, cinque punti in meno rispetto alla media nazionale. Più diffusa è l’attività sportiva, sostenuta anche dagli investimenti regionali. "Un’opportunità che intendiamo rafforzare – ricorda Giani – grazie anche agli oltre 100 milioni spesi per la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti sportivi".

La complessa partita della prevenzione nella lotta ai tumori
L’alimentazione appare mediamente più equilibrata, con maggior consumo di verdure, pesce e carni bianche e minore ricorso a snack e salumi. I fumatori sono il 18,7%, contro il 20,4 nazionale. Anche il consumo di alcol resta sotto la media, pur con alcune criticità tra i più giovani. Sul fronte delle emergenze cardiovascolari, la qualità delle reti cliniche fa la differenza. Il rischio di morte a 30 giorni per infarto acuto è del 5,7%, contro il 7,1 nazionale. Per l’ictus ischemico è del 7,4 rispetto al 9,4. Indicatori che riflettono l’efficacia dell’organizzazione ospedaliera e territoriale. A sostenere questo sistema c’è una struttura ampia e complessa. Nel 2024 la spesa sanitaria ha superato di poco i 7,2 miliardi di euro, pari a 2.180 euro per abitante. Gli addetti sono circa 57.800, tra cui 7.300 medici ospedalieri, 1.300 medici di famiglia, 17.100 infermieri e 6.000 operatori socio-sanitari.
"La Toscana – sottolinea Giani – è una delle sole 4 regioni in fascia verde per tutti gli indicatori di equilibrio economico-finanziario: margine operativo, gestione del debito e tempi di pagamento. Una condizione che ci consente di investire in modo strutturale sulla prevenzione". Un equilibrio non scontato, in una fase storica segnata dall’invecchiamento e dall’aumento della domanda di servizi. "Insomma – conclude il presidente – i dati confermano che la Toscana è una regione di riferimento a livello nazionale". Una fotografia che nel complesso racconta una sanità che sembra capace di trasformare organizzazione, prevenzione e investimenti in un risultato concreto: anni di vita guadagnati, meno grandi malattie, una qualità dell’assistenza che continua a rappresentare uno dei patrimoni più solidi del territorio.
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