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L'iniziativa

Referendum, il ministro Carlo Nordio ad Arezzo per spiegare perché votare Sì. L'incontro con i cittadini. Le ragioni del Comitato del No

Julie Mary Marini

16 Marzo 2026, 01:00

Referendum, il ministro Carlo Nordio ad Arezzo per spiegare perché votare Sì. L'incontro con i cittadini e le ragioni del Comitato del No

Carlo Nordio, ministro della Giustizia

Il conto alla rovescia è iniziato. Domenica e lunedì 22 e 23 marzo, gli italiani sono chiamati a esprimersi sul referendum confermativo della legge costituzionale sulla riforma della magistratura, approvata dal Parlamento lo scorso 30 ottobre. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio sceglie Arezzo per uno degli ultimi appuntamenti pubblici prima del voto: oggi, lunedì 16 marzo, alle 15.30, sarà all'Hotel Minerva per un incontro promosso dal Comitato del sì. Una tappa significativa, quella aretina, in una campagna referendaria che ha acceso un dibattito senza precedenti nel mondo giuridico e politico italiano. L'iniziativa sarà aperta dai saluti istituzionali dei senatori Simona Petrucci e Lucio Malan, per poi entrare nel vivo con gli interventi del consigliere della III sezione civile della Corte di Cassazione Giuseppe Cricenti e di Pasquale Giuseppe Macrì, presidente della sezione aretina del Comitato Sì Riforma. A seguire, dalle 17, un tavolo tecnico aperto al pubblico.

Ma per cosa si vota esattamente? Il cuore della riforma è la separazione tra giudici e pubblici ministeri, che avrebbero carriere completamente distinte e non più un unico percorso professionale. La legge modifica diversi articoli della Costituzione: prevede due distinti Consigli superiori della magistratura - uno per i giudici e uno per i pm - con membri sorteggiati anziché eletti e istituisce un’Alta Corte disciplinare separata, composta da quindici giudici. Il disegno di legge era stato presentato nel 2024 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro Nordio. Per i sostenitori del Sì, la riforma è innanzitutto una questione di garanzie: la distinzione netta tra giudici e pubblici ministeri rafforzerebbe la terzietà del giudice, eliminando il rischio di passaggi di carriera che in passato potevano generare la percezione di un sistema troppo unitario. Sul fronte internazionale, i fautori del Sì ricordano che tra le principali democrazie occidentali, l'Italia è l'unica a non avere le carriere separate, condividendo l’unità di giudici e pubblici ministeri con Paesi come Turchia, Romania e Bulgaria.

Il fronte del No, tuttavia, è compatto e agguerrito. Contro la riforma si sono schierate le opposizioni politiche e soprattutto l'Associazione Nazionale Magistrati, oltre a magistrati di primo piano come Nicola Gratteri. Le obiezioni ruotano attorno a un timore di fondo: l'erosione dell'indipendenza della magistratura e il suo passaggio sotto il controllo del potere esecutivo rappresenterebbe il vero cavallo di Troia nascosto nel referendum. Secondo i contrari, si chiede agli italiani di approvare la separazione delle carriere essendo però costretti ad accettare una compressione della divisione dei poteri. C'è poi un argomento tecnico che il No agita con forza: le modifiche non attuano una riforma della giustizia ma una riforma della magistratura. Lo svolgimento ordinario della giustizia resta intatto e non vengono introdotte modifiche che incidano sui processi: soprattutto non ci saranno effetti sulla loro durata. Una critica condivisa anche da autorevoli giuristi: per il presidente onorario del Comitato “Giusto dire No”, Enrico Grosso, la riforma renderebbe più probabile un condizionamento di fatto della politica su entrambe le categorie di magistrati. Il referendum non prevede quorum: sarà sufficiente la maggioranza dei voti validi espressi per determinare l'esito. Un dettaglio non trascurabile, che potrebbe rendere determinante anche la partecipazione al voto. L'appuntamento di Arezzo con Nordio, a poche ore dalla chiusura della campagna, si preannuncia quindi come uno degli ultimi banchi di prova prima che la parola passi definitivamente ai cittadini.

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