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STORIA

La chiesa del Pionta: gioiello da salvare. Ma c'è un contenzioso

Tra le opere la vetrata di Pasquini che raffigura Dinfna, la patrona dei folli

Francesca Muzzi

25 Marzo 2026, 05:52

La chiesa del Pionta

La chiesa del Pionta

Si riaccendono le luci sulla chiesa del Pionta. Domenica scorsa, grazie alle giornate del Fai, l’antica costruzione è stata riaperta al pubblico. Ma nessuno è potuto entrare. Chi c’era alla visita ha potuto osservare solo da fuori.

La chiesa è inagibile da due anni. Ci sono problemi al tetto che devono essere risolti.

Ma la questione è annosa, perché la Chiesa, intesa come istituzione, cerca di trovare una soluzione affinché l’antica costruzione possa tornare nelle sue mani. Oggi infatti la chiesa del Pionta è del Comune.

Ed è un peccato lasciarla in quello stato, non fosse altro per quell’immagine - forse unica in Italia - di Dinfna, la patrona dei folli, realizzata da Ascanio Pasquini, maestro vetraio aretino, nel 1957 e stampata anche sulle cartoline locali. Un richiamo non casuale, perché la chiesa, proprietà del Capitolo venne ceduta in uso alla Provincia come cappella del manicomio, ecco perché quell’immagine che si staglia - bellissima - su una vetrata.

La Provincia, però, a sua volta, senza esserne la proprietaria, la vendette al Comune di qui il contenzioso con il Capitolo.

“Ora dunque si sta cercando di trovare una soluzione e una collaborazione per salvare l’antico monumento”, dice don Alvaro Bardelli che ogni 5 agosto, in preparazione alla festa di San Donato celebra, un tempo dentro e ora davanti alla chiesa del Pionta, una liturgia sul primitivo sepolcro del santo. Lì, al Colle del Pionta, è nata l’antica cattedrale, lì era sepolto San Donato, patrono di Arezzo.

“Quando il manicomio chiuse - ricorda don Alvaro - la chiesa del Pionta venne invalidamente venduta dalla Provincia al Comune”.

Addirittura la Chiesa fece anche ricorso al Tar, appellandosi al fatto che la Provincia non avrebbe avuto l’autorità di vendere la chiesa. Un tira e molla, mentre la struttura che risale al 1500, ricca di storia, rischia più di un acciacco se non si interviene.

“Il tetto - ci dice don Alvaro - venne rifatto nel 1950 subito dopo i bombardamenti. All’interno, la cappella del manicomio, Ascanio Pasquini nel 1957 ci raffigurò Dinfna che pensiamo sia l’unica immagine in Italia e che è la patron dei folli. È inagibile da due anni ed ha certamente bisogno di un restauro. Ma prima occorre dipanare la matassa sulla proprietà che attualmente è del Comune.”

“Ci si augura - conclude don Alvaro - che l’interesse suscitato per questo storico monumento si tramuti in un aiuto concreto al momento del restauro per il quale, a dire la verità, si sta già interessando il Rotary Arezzo”.

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