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LA STORIA

Arezzo, la forza di mamma Gabriella che ha guardato oltre la disabilità

Oggi alla biblioteca di Arezzo il libro Sarà dedicato a sua figlia

Francesca Muzzi

13 Aprile 2026, 02:53

Gabriella Ducci

Gabriella Ducci

Quando i medici le dissero che Sara non avrebbe camminato e né parlato, Gabriella Ducci in cuor suo, quelle parole non le ha mai ascoltate. Perché quando una mamma si mette in testa una cosa, non ce n'è per nessuno. Nemmeno per la medicina.

E così giorno dopo giorno Sara Viviani, sua figlia, ha imparato a parlare e a camminare. Anzi di più, ha imparato a parlare così tanto che a volte mamma Gabriella, dice sorridendo: "vado in cerca di un po' di silenzio".

Oggi alle ore 18, nella sala conferenze della biblioteca di Arezzo, presenta il libro Sarà con i testi di Giuliana Bianchi e le illustrazioni di Giulia Pulera.

È una bella favola, dedicata alla figlia, perché nonostante Sara sia una ragazza - oggi ha 33 anni - disabile, Gabriella ha guardato oltre. E c'ha visto una persona.

Compito non facile, perché oggi come oggi, anche in una città come Arezzo, le barriere fisiche e mentali non sono abbattute del tutto. Se lo ricorda bene quando “in una struttura sportiva, il giorno della festa della donna, venne negato a Sara l'ingresso gratuito come a tutte. Feci il diavolo a quattro e la portai alle terme” e c'è da crederle, perché ad ogni problema piccolo o grande, mamma Gabriella ha sempre trovato una soluzione.

"Purtroppo quando in una famiglia si vivono queste situazioni - racconta - questi ostacoli non dico che sono all'ordine del giorno ma quasi. Per esempio, io soffro a vedere Sara che non ha amici".

Perché non sempre è facile essere amico di un disabile, amico del diverso del quale abbiamo così tanta paura. "Mi dispiace che nessuno abbia mai portato fuori Sara anche solo a prendere un gelato", dice mamma Gabriella non con rabbia o delusione, ma solo con la consapevolezza di ciò che accade.

Sara è nata già con una condanna diagnosticata prima della nascita e confermata dopo: sindrome di Midas, nove casi al mondo, lei era la decima. Gravi deficit e cecità.

Ma quel giorno di dicembre, quando fuori nevicava e Sara veniva al mondo, gli sguardi di mamma e figlia si incrociarono quel tanto che basta per farsi una promessa “ti regalerò una vita dignitosa e Sara, poche ore dopo il parto, mi sorrise”.

Ma Gabriella ha fatto di più. Ancora di più. "Durante i nostri percorsi ospedalieri guardavo i visi spenti delle altre mamme e di riflesso quelli dei loro figli tristi. Guardai Sara e le promisi che le avrei regalato solo sorrisi".

E ogni volta, ogni sfida, Gabriella e Sara la vincono insieme. "Sara cammina, scia, fa l'equilibrista sulla fune nel bosco, suona l'armonica e insieme siamo andate anche in bicicletta fino a Roma, da Papa Francesco".

Gabriella in bici e Sara dietro, trainata sopra un carretto. Tre tappe, tre giorni e tante risate. "Poi l'incontro con il Papa che si è avvicinato a Sara e si sono detti qualcosa che sanno solo loro".

Intorno a questa ragazza che oggi è una donna, la forza di Gabriella è stata supportata da tante persone buone che ha incontrato nel suo cammino a volte in salita, altre in pianura. "La maestra delle elementari, la baby sitter, i parenti miei e di mio marito, tutti ci sono vicini, ma a volte mi chiedo. Sara è fortunata ad avere genitori forti che l'hanno sempre spronata ad andare oltre. Genitori che le hanno fatto amare lo sport, ma chi non li ha?

Purtroppo la società schiaccia questi ragazzi che invece possono essere una grande risorsa per chi disabile non lo è. Invece di stare piegati sul cellulare alzate lo sguardo che fuori c'è un mondo da scoprire, come insegno ogni giorno alla mia ragazza".

I proventi del libro, tutti ad offerta libera andranno alla Lega del Filo d’oro.

La storia di Gabriella e Sara è tutta qui. Tanta roba. Una sfida dietro l'altra, una novità dietro l'altra. Ora per esempio le insegna il ping pong per non vedenti. Ma le ha insegnato molto di più.

"Mia madre fece ancora una cosa: mise l'accento sull'ultima vocale del mio nome, Sara, e mi regalò il futuro".

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