L'EVENTO
Guglielmo Manzo, patron della Società Sportiva Arezzo
Don Alvaro non ha dubbi: “Il presidente Manzo merita la cittadinanza onoraria”. A ben guardare, Guglielmo Manzo da Roma è il primo presidente “straniero” che se tutto va come deve andare, a portare l’Arezzo in B. Durante le altre promozioni c’erano stati Simeone Golia, Narciso Terziani e Piero Mancini, tutti presidenti aretini. Manzo invece, arrivato da Roma nella stagione 2020, in pieno Covid, ha già un campionato vinto alle spalle: quello di serie D e del ritorno in C nella stagione 2022-2023.
Classe 1965, salernitano, ma trapiantato a Roma, oltre alle vittorie sul campo, Manzo vuole lasciare ad Arezzo anche la sua impronta da imprenditore. Il progetto del nuovo stadio è stato promosso a pieni voti e le ruspe nel vecchio Comunale stanno per entrare. Ma questo è domani, oggi ancora occorre fare la storia. E dentro questa bella storia, c’è anche don Alvaro, da sempre il padre spirituale dell’Arezzo.

Domenica sarà sulle tribune dello stadio Comunale. Vicino ai ragazzi che quella maglia amaranto, ogni settimana, la devono onorare. Specialmente se, come successo lo scorso anno, c’è sopra l’immagine della Madonna del Conforto. Anche quelle maglie che ad alcuni avevano fatto storcere il naso, don Alvaro alla fine le aveva approvate.
Oggi tutta la città è pronta e lui dice: “Vorrei dire grazie al presidente Manzo, oltre che a tutti i ragazzi. E suggerirei di dare la cittadinanza allo stesso presidente, la cittadinanza onoraria, per quello che ha fatto e per quello che sta facendo per la nostra Arezzo”. “Si è subito prodigato e non è di tutti. Quindi - prosegue ancora don Alvaro - facciamo in modo di dare a lui la cittadinanza onoraria”.
Non è nei programmi che don Alvaro vada allo stadio - in queste ore - a trovare i ragazzi e magari a dare loro qualche benedizione. “Sarò in tribuna domenica e speriamo bene. Siamo davvero nella prospettiva di conquistare la serie B”, dice con prudenza e con un pizzico di scaramanzia.

Nel frattempo la città continua a vestirsi di amaranto per questa partita. La partita più attesa degli ultimi venti anni. Perché se nel 2004 fu quasi una passerella contro il Varese, domenica sarà tutt’altro. Gli amaranto devono vincere, la Torres lo stesso per evitare i play out. Tutto questo mentre a Campobasso, ci sarà l’Ascoli che giocherà contro un avversario che non ha più nulla da chiedere a questo campionato.
Ma gli amaranto sanno bene che una città intera sarà lì per loro, al Comunale. C’è bisogno di un ultimo sforzo per rimettere entrambi i piedi in serie B. Per la gioia di tutti e con la benedizione di don Alvaro, pronto a fare festa con l’Arezzo che anche il nostro “don” ha sempre nel cuore.
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