L'EVENTO
Pupo
Non sarà in panchina come nel 2004. Impegni di lavoro lo portano altrove. Dall’altra parte del mondo. Ma Pupo, autore dell’inno dell’Arezzo, promette che quando tornerà sarà pronto a cantare Canzone Amaranto in giro per la città. Anche il campione del mondo Francesco Graziani promette un regalo per l’Arezzo. Ma, al momento, preferisce tenerlo per sé. Lui che l’Arezzo prima lo ha tenuto addosso e poi lo ha riportato su quando nel 1993 qualcuno lo mandò giù. Personaggi legati a doppio filo al Cavallino che domani, nonostante gli impegni di lavoro, un orecchio e un occhio alla partita lo butteranno.
Pupo sarebbe dovuto intervenire anche prima della partita. “Mi avevano invitato, ma parto per l’Australia. Dovevo essere presente prima del fischio d’inizio, ma non posso. Spero che questa festa porti fortuna e che noi possiamo festeggiare il ritorno in serie B, perché sarebbe fantastico”. “Per me poi è un anno carico di soddisfazione, in termini calcistici, visto che la Fiorentina si è salvata. Se l’Arezzo ce la farà, giocherà con il Pisa, con il Verona e aspettiamo di sapere chi retrocede dalla serie A. Sarà comunque un bel campionato”.
E poi Pupo fa una promessa: “Io andrò a cantare, quando vorranno, l’inno dell’Arezzo in giro per la città. Con la bandiera dell’Arezzo che porteranno gli Sbandieratori. Perché io correre, cantare e portare la bandiera è troppo alla mia età. Forza Arezzo e facci sognare”, conclude Enzo Ghinazzi.
“È una partita storica per la città e per i tifosi”, dice Francesco Graziani, il campione del mondo dell’82 che ha fatto dell’amaranto la sua seconda pelle. Anche lui domani non sarà allo stadio, ma a Milano, ospite fisso alla Domenica Sportiva. “Tornare in serie B - dice Ciccio - è bello, ma anche impegnativo. Prima di tutto non sei più un’azienda del calcio, ma un’industria, poi devi immediatamente programmare la stagione, perché l’Arezzo non può essere una comparsa e nemmeno una meteora. Tutto ciò però deve essere da stimolo per questo presidente che ha dimostrato davvero di volerci investire su questa società”.
Poi Graziani ripensa al suo di periodo, “il convento di Frate Ciccio”, quando proprio grazie al suo intuito calcistico, l’Arezzo dalla serie D riuscì a tornare in serie C1 - perché una volta la C era divisa tra C1 e C2 - “c’era l’entusiasmo di una ripartenza, ricordo che eravamo carichi e vincemmo, allora, due campionati con Serse Cosmi”.
E adesso manca davvero solo una manciata di ore al grande evento sportivo che tutta la città sogna da mesi.
Non sarà una passeggiata, perché il risultato è fondamentale. L’Arezzo deve vincere. Al di là di quello che sarà il risultato dell’Ascoli che gioca a Campobasso. Ci sono tutti gli ingredienti per centrare ciò che la città tutta aspetta da oltre venti anni. E poi tutti con Pupo a cantare l’inno dell’Arezzo. Perché quando allo stadio c’è la partita, l’aretino scorda il Saracino.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy