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CURIOSITA'

Il Citto e la Citta, ma anche Ennina, Guazza e Zullare: arrivano i profumi in aretino

Francesca Muzzi

04 Novembre 2025, 03:34

Susanna Gualdani

Susanna Gualdani

Un omaggio al nostro dialetto. Susanna Gualdani, titolare dell’erboristeria L’Alveare, ha deciso di inventare una linea di profumatori per la casa e successivamente per la persona che richiamano vocaboli aretini. Non solo. In ogni boccetta c’è la spiegazione della parola. Un regalo per Arezzo “perché io amo la mia città e volevo che anche tutti gli altri conoscessero il nostro dialetto e soprattutto le nostre parole che ci contraddistinguono”. E così sono nati “Zullare”, “Schiribizzo”, “Dagnine”, “Guazza”, “Ennina” e “Ghingheri” e non poteva mancare il classico “Alò”. Ma ai profumatori per ambienti, d’un tratto ecco che hanno fatto la sua comparsa anche i profumi per uomo e donna: “Citto” e “Citta”. Ma andiamo con ordine.

L’erboristeria L’Alveare si trova in via Niccolò Aretino da 42 anni. È nata, perché la famiglia Gualdani produce tutto ciò che arriva dalle api. “Siamo originari del Casentino e siamo apicoltori da generazioni”. Dai prodotti culinari, come appunto il miele, Susanna ha successivamente deciso di aprire un’erboristeria – L’Alveare non a caso – che richiamasse prodotti stavolta per la casa e per la persona, a base di cera d’api e tutti i derivati. Ma qua le api c’entrano poco, piuttosto c’entra la voglia di omaggiare Arezzo e le sue parole dialettali che sono entrate nel quotidiano parlare.

42 anni fa, ho aperto questa erboristeria – dice oggi Susanna – e in questi anni ho cercato di ricambiare l’affetto di questa città che mi ha accolta. E così è arrivata l’idea dei profumatori per ambienti. Abbiamo creato una linea nostra, L’Alveare, e quando siamo andati a darle un nome, si è accesa la lampadina. Perché non chiamarli con le parole in dialetto aretino? E così sono nati il classico Alò, ma anche Zullare, Schiribizzo, Dagnine, Guazza, Ennina e Ghingheri”.

Ma non finisce qui. “Oltre ai vocaboli, abbiamo pensato di aggiungere dietro ogni flacone, la spiegazione, in poche righe, della parola stessa. E così, ogni termine, sappiamo che cosa significa. Un’idea carina anche e soprattutto da esportare, visto che i profumatori hanno incontrato il parere sia degli aretini che dei turisti”, dice ancora Susanna.

Da qui, l’idea di andare ancora oltre e di aggiungere un’altra profumazione. Stavolta non per la casa, ma per la persona. “E così, insieme al nostro profumiere, abbiamo ideato altre due fragranze uniche. Una per donna e l’altra per uomo. E, continuando sempre con il nostro dialetto, le abbiamo chiamate: il Citto e la Citta. E dietro ogni boccetta, abbiamo messo la spiegazione”.

“Nel dialetto aretino l’espressione Citta viene usata per indicare una ragazza, ma si usa anche riferendosi, in modo affettuoso, alla propria figlia o fidanzata ‘La mi citta’. E dopo il vocabolo Alò è la parola più caratteristica del nostro dialetto”.

“A volte c’è bisogno di riscoprire anche le nostre radici – continua Susanna – e di esportare le parole più usate anche fuori dalla nostra città. È un modo per dare il giusto valore al dialetto e soprattutto a determinati termini e un modo per omaggiare e fare sapere quanto è bella Arezzo anche parlata”.

E mentre lo dice comincia a preparare la vetrina per la Città del Natale che si accende il 15 novembre prossimo. E in bella vista non potevano mancare i due Citti.

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