Il processo per bancarotta
Una protesta dei risparmiatori traditi
Beffa in appello per Lorenzo Rosi, l'ultimo presidente di Banca Etruria, appena 8 mesi al timone prima dell'arrivo dei commissari (11 febbraio 2015) e prima che la politica (governo Renzi, 22 novembre 2015) decidesse di staccare la spina all'istituto di credito in rosso, in ossequio alle regole europee. Ieri a Firenze Lorenzo Rosi è stato condannato a 2 anni di reclusione (con la condizionale) per bancarotta fraudolenta, dopo che in primo grado ad Arezzo, il 1 ottobre 2021, erano cadute tutte le accuse per lui e per gli altri amministratori e dirigenti di Bpel.
I giudici fiorentini hanno punito l'ex presidente della cooperativa edilizia La Castelnuovese in merito alla super liquidazione del direttore generale Luca Bronchi, ritenuta una distrazione di fondi, e per la quale in altro procedimento hanno già concordato la pena lo stesso Luca Bronchi e l'ex presidente Giuseppe Fornasari. Saranno le motivazioni a spiegare perché la situazione di Lorenzo Rosi che pareva inappuntabile, è stata ribaltata. Intanto il suo avvocato difensore Antonino Giunta dichiara: “Siamo esterrefatti, è una sentenza incomprensibile”.
Si andrà in Cassazione. Il legale di Rosi esprime sconcerto per la condanna e ricorda come la condotta di Rosi, a proposito della liquidazione, fu lineare, senza accordi illeciti, e fece gestire quel passaggio a professionisti esterni di alto profilo. “L'assoluzione di Rosi fu ben motivata dal giudice Gianni Fruganti” dice l'avvocato Giunta “non ci sono affatto i presupposti della bancarotta, mentre per l'altra ipotesi di accusa, sull'outlet Castel Sant'Angelo, la stessa procura aveva rinunciato”.
Insomma, non finisce qui. Ma intanto il verdetto brucia eccome. Oltre alla condanna ci sono le spese legali e i risarcimenti alle parti civili. Lorenzo Rosi, classe 1966, non demorde.
La corte d'appello di Firenze ha condannato anche un altro degli assolti in primo grado, Federico Baiocchi Di Silvestri, ex dirigente della banca: tre anni e mezzo di reclusione per il filone Isoldi, finanziamenti a rischio, per svariati milioni, concessi a società immobiliari riconducibili all'imprenditore trentino Alberto Rigotti e a sua moglie. E a proposito di Rigotti, l'unico condannato ad Arezzo, ha visto limare la pena da sei anni a cinque anni e due mesi.
Il processo per il crac di Banca Etruria - che provocò un disastro per i risparmiatori - era nato sulla base di una serie di rilievi a proposito di affidamenti di risorse verso una platea di soggetti. Pratiche che, secondo la procura di Arezzo allora diretta da Roberto Rossi, erano viziate da conflitti di interesse e nella consapevolezza che si trattava di flussi in uscita, senza speranza di un ritorno. Una mucca da mungere.
Ad eccezione di Rigotti, stigmatizzato nelle motivazioni dal tribunale di Arezzo (“ha utilizzato la banca della quale era membro del cda per i suoi interessi personali”) per gli altri coinvolti il giudice Fruganti scrisse che si era trattato solo di rischio di impresa e non di bancarotta. Anche vicende cult come lo yacht abbandonato e arrugginito dopo un flusso di milioni.
La corte d'appello ha dichiarato inammissibili per carenza di interesse (reati prescritti) gli appelli della procura generale (Angela Masiello, della procura di Arezzo) per le bancarotte colpose. Termina così senza conseguenze il processo per Natalino Giorgio Guerrini, ex presidente nazionale di Confartigianato ed ex vice presidente di Bpel, assistito dallo studio legale Fratini e Tenti, che era accusato per vicende delicate come lo yacht, il fotovoltaico, il mondo di Rigotti. Assoluzione per l'imprenditore Giovanni Inghirami e gli altri: Franco Arrigucci, Mario Badiali, Maurizio Bartolomei Corsi, Alberto Bonaiti, Luigi Bonollo, Ugo Borgheresi, Paolo Cerini, Giampaolo Crenca, Laura Del Tongo, Augusto Federici, Paolo Luigi Fumi, Saro Lo Presti, Gianfranco Neri, Andrea Orlandi, Carlo Platania, Carlo Polci, Massimo Tezzon.
REAZIONI
Soddisfazione delle parti civili alla lettura della sentenza di ieri a Firenze. Il naufragio di Banca Etruria fu una catastrofe e provocò danni ingenti ad una moltitudine di risparmiatori, poi destinatari degli indennizzi (in foto una protesta). Ma il contraccolpo fu davvero forte anche sotto il profilo psicologico: a Civitavecchia si consumò la tragedia del pensionato Luigino D'Angelo, 68 anni, che si tolse la vita dopo aver capito che i risparmi di una vita erano andati in fumo. Le obbligazioni subordinate erano diventate carta straccia per effetto della manovra adottata dallo Stato, la messa in risoluzione della banca.
La moglie di D'Angelo, Lidia Erminia Di Marcantonio, parte civile, ha dichiarato: “È una carezza al cuore dopo tutte le sofferenze patite dalla morte di mio marito. Sono stati anni difficili e la decisione della Corte d'Appello se certo non mi restituirà Luigino mi servirà ad acquistare un po' di serenità. Sono stati anni difficili ma sono riuscita a mantenere la promessa fatta a mio marito di andare in fondo per cercare giustizia e verità, quella che tutti sapevano ma che non volevano far emergere.” L'avvocato della signora Di Marcantonio, Carlo Ricci Barbini: “È una decisione molto importante che ci ripaga di tanta fatica e ci premia per non aver mai mollato.
“È stato un percorso duro, di quasi 11 anni, ma alla fine giustizia è stata fatta”. L'impianto della sentenza di Arezzo non è comunque stravolto. Parziale riforma. Chi si era costituito avrà il risarcimento da definire in sede civile. Lorenza Calvanese, che ha rappresentato alcuni risparmiatori di Arezzo, dichiara: “I miei assistiti hanno appreso questa decisione dei giudici di appello con soddisfazione, dopo che la sentenza di Arezzo li aveva lasciati interdetti”. La raffica di assoluzioni fu eclatante. “C'è il riconoscimento di altri soggetti responsabili del crac, non solo Bronchi e Fornasari, giudicati nel processo con rito abbreviato” prosegue l'avvocato Lorenza Calvanese.
“Un po' alla volta, anche se a distanza di molto tempo, si stanno individuando dei colpevoli, a differenza di quanto avvenuto in altri crac bancari. Questo è importante e va dato merito ai risparmiatori, di non aver mollato mai in questo lungo e impegnativo percorso”. Avvocati aretini impegnati nel processo, sono Corrado Brilli, Luca Fanfani, Piero Melani Graverini, Stefano Del Corto, David Scaeabicchi, Osvaldo Fratini. Ora sulla storia di Banca Etruria, nel 2027 riprenderà il processo civile intentato davanti al tribunale delle imprese dal liquidatore Giuseppe Santoni, che nell'azione di responsabilità vuole 300 milioni dagli ex di Etruria come prezzo da pagare per la cattiva gestione. Il tentativo di accordarsi per ora non è andato in porto.
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