L'intervista
Bruna Cantaluppi
Bruna Cantaluppi, presidente dell’Associazione Donne Insieme di Arezzo, si racconta. Da trent’anni Donne Insieme lavora per l’inclusione dei migranti, in particolare delle donne. Fin dalla sua fondazione, l’associazione ha compreso l’importanza di gestire il fenomeno migratorio attraverso momenti di ascolto, nonché di formazione e informazione, volti ad aiutare le famiglie straniere arrivate nel nostro Paese. È un’associazione di volontariato aperta a tutti, alle donne che vogliono collaborare, alle donne che frequentano i vari corsi che vengono proposti e alle donne e agli uomini che hanno voglia di fare qualcosa per la comunità.
- Nel 2025 l’Associazione Donne Insieme ha tagliato il traguardo dei 30 anni di attività. Qual è il percorso che l’ha portata a diventarne presidente?
Vengo da una lunga storia nel volontariato che è sempre stata una scelta della mia vita. Ho costituito e sono stata volontaria in associazioni che si occupano di violenza femminile, Hiv/Aids, assistenza domiciliare, fine vita mettendo le mie competenze e il mio tempo al servizio della comunità. Sono diventata presidente di Donne Insieme nel settembre 2020, durante la fase due della pandemia, in un momento di difficile ripresa generale aggiunta allo scarso ricambio generazionale.

- Di cosa si occupa la vostra associazione e quali sono gli obiettivi?
L’associazione è stata costituita per dare una risposta tangibile alle prime ondate di immigrati nel nostro territorio, in particolare donne e bambini che trovano nell’associazione un punto di riferimento per ascolto, accoglienza e attività mirate a migliorare la convivenza tra culture diverse, aumentare l’autostima delle donne. La comunità è fatta di tante persone e tante diversità. Stare nella diversità vuol dire stare dalla parte giusta. Vuol dire non giudicare, accogliere, stare in silenzio, vuol dire anche misurare e pesare le parole. E porsi degli obiettivi, anche minimi.
- Quali sono le iniziative più importanti realizzate e quali quelle in corso?
Negli anni sono state molte le attività mirate a raggiungere questi obiettivi: la Casa amica per accogliere donne in difficoltà, il catering multietnico, la mediazione culturale in alcuni Comuni della provincia oltre i corsi di lingua italiana e il corso di sartoria. Dal 2020 l’Associazione si è trasferita a Saione, un quartiere multietnico dove abbiamo continuato le attività di sartoria, i corsi di italiano per stranieri, un laboratorio di cucina multietnica e organizzato “la libreria di strada” e “il muro della gentilezza” dove c’è chi dona quello che non le serve più e c’è chi prende quello che le serve. In un’ottica di economia circolare e solidale, un invito al non spreco che ci permette di ascoltare e accogliere i bisogni e i desideri delle persone.

- In occasione del trentennale avete pubblicato il libro “Quante storie, tante storie” presentato anche nella sede del Consiglio regionale a Palazzo del Pegaso a Firenze. Cosa racconta?
“Quante storie tante storie” è un libro scritto a più mani, da nove donne che, ognuna con la propria esperienza e sensibilità, ha voluto raccontare la storia di un’associazione che è stata e continua ad essere una porta aperta al mondo dove poter trovare aiuto e opportunità, ma racconta anche delle competenze nonché della sapienza che hanno messo in gioco. Nel libro ci sono alcune testimonianze di storie di donne che abbiamo raccolto nel cammino. È stato presentato alla Libreria Feltrinelli di Arezzo l’8 marzo e alla Commissione regionale Pari Opportunità al Consiglio regionale a Firenze.
Questo libro è dedicato a una nostra amica e volontaria, una compagna di strada che purtroppo è scomparsa con il Covid, Viviana, e non racconta solo le testimonianze delle donne straniere che abbiamo incontrato nel nostro cammino, ma sono le volontarie stesse che raccontano quali competenze stanno mettendo in gioco o hanno messo in gioco nel volontariato. Questo libro parla di progettazione, di comunicazione, di formazione oltre che dei servizi e delle moltissime attività che facciamo.

- Quali altri interessi coltiva?
L’associazione prende parte del mio tempo; è il luogo dove incontro molta gente, ascolto le storie, mi confronto molto con tutte le volontarie e insieme costruiamo con creatività e concretezza. Nel nostro logo il payoff è “la rivoluzione gentile”, una frase con cui una giovane donna ci ha riconosciuto e che ci rappresenta molto.
- Progetti futuri?
Per l’associazione penso a un futuro prossimo in cui lascio a una donna giovane e disponibile a mettersi in gioco il non facile compito di condurre l’associazione con attenzione alla realtà che cambia. Per quanto mi riguarda faccio i conti con il tempo che corre veloce e non so quanto ne posso avere ancora da spendere, ma non credo di annoiarmi perché mi piace molto leggere, scrivo poesie e racconti, ascolto molto la musica operistica. Per percorso lavorativo e formazione continuo a credere in una comunità solidale e coesa. E comunque ho sempre pronto uno zaino per poter partire verso altri orizzonti.
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IL PROFILO
Bruna Cantaluppi ha lavorato presso enti pubblici della Toscana, dove si è occupata di formazione, politiche sociali, legalità e sicurezza urbana, responsabilità sociale d’impresa. Molto attiva nel mondo del volontariato aretino, dove vive dal 1986, ha costituito e lavorato in associazioni contro la violenza e i maltrattamenti alle donne e ai minori, si è occupata di Aids, carcere e fine vita. Attualmente è presidente dell’associazione Donne Insieme Odv.
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