Tragedia della strada
Daniele Saltapari, l'incidente e la famiglia
“Mio figlio Daniele non può più parlare. Io sì. E mi batto per la verità”.
Daniele Saltapari aveva 31 anni ed è morto in uno scontro stradale il 7 giugno 2023, in moto, contro un autocarro. La nuova consulenza sull’incidente avvenuto nel rettilineo di Campoluci (Arezzo) sulla Sp 43 della Libbia, valida nel processo civile, gli dà ragione ed ha ribaltato quanto era emerso in sede penale. Ora infatti risulta evidente che l’autocarro che precedeva Daniele Saltapari gli avrebbe tagliato la strada, con invasione dell’altra corsia di marcia ben prima dell’incrocio in sinistra, proprio mentre il 31enne che procedeva nella stessa direzione, verso Quarata, effettuava il sorpasso. Così si trovò la strada sbarrata dal mezzo - sprovvisto di specchietto laterale - e si schiantò riportando conseguenze fatali.

“Questa è la verità che oggi emerge dagli atti, ma è una verità arrivata solo in parte e con grande ritardo” dice Mauro Saltapari, 61 anni proprio oggi, ex capo cantoniere della Provincia. “Io, mia moglie e mia figlia siamo arrivati sul luogo dell’incidente insieme all’ambulanza e abbiamo assistito ai primi soccorsi di Daniele, dopo alcuni minuti è arrivata anche Francesca la fidanzata di Daniele. Tutto questo ha avuto un costo enorme, soprattutto umano per tutti noi”.
Il patteggiamento (un anno di reclusione con i benefici di legge per il conducente del veicolo) ha escluso la costituzione dei familiari come parte civile. È adesso in corso la causa per il risarcimento e l’avvocato Corrado Brilli che assiste la famiglia indica oltre al danno per la perdita del congiunto e al danno morale, il danno biologico patito dai congiunti di Daniele - con tanto di relazione clinica - per i quali il lutto è fonte di sofferenza. Nella causa c’è anche la nonna alla quale il giovane era molto legato, rappresentata dall’avvocato Marzia Lelli.

“Finalmente è stato chiarito un punto fondamentale della dinamica dell’incidente” ci dice Mauro Saltapari a seguito della consulenza dell’ingegner Rosario Carbè. “La causa scatenante è stata la manovra di svolta a sinistra dell’autocarro, eseguita in modo anticipato, improvviso e repentino”. Molto prima del punto corretto, invadendo la corsia opposta, in un lasso di tempo estremamente ridotto.

“Secondo il Ctu, la repentinità della manovra non ha lasciato al motociclista un tempo di reazione sufficiente, rendendo di fatto impossibile qualsiasi manovra evasiva efficace”. Un secondo e mezzo, il tempo stimato tra il momento in cui l’autocarro procede regolare e quello in cui è divenuto percepibile come un effettivo pericolo. Impossibile dunque una adeguata reazione. “Una manovra - prosegue il genitore - caratterizzata da un’imprevedibilità tale da cogliere il motociclista in una situazione di pericolo improvvisa e non evitabile”. Sempre la consulenza ha evidenziato anche la assenza dello specchietto retrovisore sinistro sull’autocarro, che ha inciso in modo determinante sulla possibilità di percepire un veicolo sopraggiungente da tergo prima di iniziare la svolta. La Ctu riconosce che la responsabilità principale e prevalente dell’incidente è da attribuire al conducente dell’autocarro.”

Quando avvenne l’incidente, Mauro Saltapari era andato in pensione da appena un mese. Poi gli si è rovesciata la vita. “È un’esperienza che non si può spiegare fino in fondo: ti crolla tutto, non riesci nemmeno a concepire che ciò che stai vedendo sia reale”. Un percorso “lungo e solitario” tra carte bollate, udienze, perizie. Lui fin dall’inizio aveva sospettato che qualcosa non tornava nella dinamica, ma non veniva ascoltato.
“Le uniche voci tecniche che mi hanno creduto fin dall’inizio e nella necessità di andare a fondo sono state quelle dell’ispettore della Polizia Stradale Paolo Ferri e dell’ingegner Lorenzo Blasi. Oggi, mentre è in corso il tentativo di mediazione disposto dal giudice civile, sento il dovere di dire pubblicamente ciò che emerge dagli atti tecnici. Un padre non dimentica. Non mi sono arreso e non mi arrenderò mai”.
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