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L'intervista

Piera sopravvissuta al crollo: "La casa per me era tutto. La mia vita in salita con mio figlio disabile. Grazie a chi potrà aiutarci"

"Sono entrata, ho posato la borsa poi l'esplosione. Quel tetto era l'unica certezza. I soccorritori veri angeli"

Luca Serafini

19 Gennaio 2026, 06:59

Piera Colombi

Piera Colombi e la casa crollata al Matto

Come sto? Sopravvissuta, ma disperata. Quella casa era l'unica certezza. Ora non c'è più e sarà impossibile per me ricostruirla perché servono troppi soldi. Vivo per mio figlio disabile. Era già tutto in salita prima, adesso è peggio”.

Piera Colombi, 70 anni compiuti a dicembre, una vita di sacrifici, si mette le mani nei capelli mentre gli occhi dietro le lenti si bagnano.

È schiacciata tra un presente complicato e un futuro gonfio di incertezza.

Dopo l'esplosione del 9 gennaio al Matto, una manciata di chilometri da Arezzo, Piera alloggia nella stanza di una struttura ricettiva in città. Grande dignità, un groviglio di pensieri in testa e profonda riconoscenza per chi (l'associazione Il Velocipede) ha dato vita ad una raccolta fondi: “Grazie a chi ci aiuterà”.

E gratitudine verso chi è intervenuto dopo il disastro: “Sono stati dei veri angeli. I primi soccorritori, i vigili del fuoco, il personale delle ambulanze, i carabinieri. Tutti eccezionali. Grazie, grazie, grazie”.

- Cosa stava facendo quando verso le 17.20 c'è stato lo scoppio?

Ero in casa, al secondo piano. Avevo portato Leonardo, mio figlio, ad Agazzi. Sono rientrata, ho posato la borsa sul tavolo, mentre il mio compagno riposava sul letto. C'è stato il boato, è venuto giù tutto. Terribile. Non mi rendevo conto. Ho pensato al terremoto.

- Poi?

Sono riuscita non so come a scendere. Mia sorella, che sta al piano di sotto, urlava per le bruciature e sono corsa da lei. Sigfrido era tra le macerie e anche lui chiedeva aiuto. La casa era in fiamme. Sono anche risalita di sopra a prendere il cellulare per chiedere aiuto. Buio, pietre, polvere. I mobili erano stati scaraventati via. Poi sono arrivati i soccorsi.

- Sua sorella come sta?

Maria è al centro grandi ustionati di Pisa. Le lesioni non sarebbero particolarmente gravi, ma ha difficoltà respiratorie. Noi sorelle siamo proprietarie della casa che era dei nostri genitori e dei nonni. Con lei vive il figlio, che era al lavoro ad Arezzo, ed è accorso. Noi stiamo di sopra.

- Lei e Sigfrido, estratto dai detriti, avete riportato solo lievi conseguenze. Un miracolo.

Sì. Solo qualche ammaccatura. Ma siamo devastati dentro. Conduco una vita in semplicità, con al centro di tutto il mio Leonardo, che ha 35 anni, per il quale sono stata 18 anni in giro tra ospedali e strutture ed è stata durissima. Ho dovuto anche lasciare il lavoro per seguirlo, prima ero nel settore delle confezioni. Leonardo ha una gravissima e rara disabilità. È molto migliorato frequentando il centro riabilitativo di Agazzi. Lì gli hanno spiegato con delicatezza cosa era successo. Oggi è venuto ad Arezzo e siamo stati assieme.

- Come vi siete sistemati in questa fase di emergenza?

Sigfrido, che in realtà io chiamo Benvenuto, è originario di Città di Castello ed ha una casa nella località di Lugnano, prima di Trestina. Si sposta tra là e Arezzo. Mia figlia Eleonora abita in città in un piccolo appartamento: durante la giornata sto con lei, ma la sera non c'è posto per dormire quindi, per quindici giorni, grazie all'ufficio politiche sociali del Comune, ho la disponibilità di una stanza in un residence di Arezzo.

- L'associazione Il Velocipede ha avviato la raccolta di aiuti.

Sono straordinari. Faccio parte di questo gruppo da molti anni come mamma di Leonardo ed è un'amicizia di reciproco sostegno. Come hanno saputo quello che mi era capitato, si sono subito mobilitati. Io nell'esplosione ho perso tutto anche le cose più semplici e banali che ognuno di noi ha in casa. Ho potuto recuperare, grazie ai vigili del fuoco, solo qualche vestito e certi effetti.

- Cosa rappresentava quella casa per lei?

Tutto. Solo il fatto di sapere di aver un tetto, un luogo, mi dava sicurezza in un'esistenza, la mia, molto difficile. Quello che è successo è una mazzata.

- Quando è rientrata ha sentito odore di gas?

No. Al piano di sopra, almeno, nessun odore. Al momento tutto è sotto sequestro per le indagini.

- L'impianto è vecchio?

Una decina di anni. Da quando mia sorella e mio nipote sono venuti ad abitare lì: prima stavano da un'altra parte. In precedenza utilizzavo il gasolio. Quando portarono in zona il metano, ero impegnata con le operazioni di Leonardo e non c'erano le condizioni economiche, così poi è stato scelto il gpl. Anche per affrontare i gravi problemi di Leonardo ho ricevuto aiuti e non mi vergogno a dirlo. La casa colonica al Matto è sempre stata della famiglia Colombi. Intorno al 1980 la ristrutturazione. Prima ci stava anche mio padre, fin quando è vissuto, e mio fratello, che è scomparso troppo presto, nel 2003, improvvisamente.

- L'inchiesta per disastro colposo e lesioni, contro ignoti, dovrà spiegare. Lei che idea si è fatta?

- Nessuna. Non ho idea di cosa possa essere successo.

- Il Comune può darvi una mano.

Ci andrò a parlare.

- C'erano anche tre cani nella casa, che conseguenze hanno avuto?

Due sono miei e uno di mia sorella. Si sono molto spaventati, per fortuna anche loro se la sono cavata. Provvisoriamente sono al sicuro presso una struttura in città.

- Come vede il suo futuro?

In un istante ti crolla tutto addosso e ti trovi in mezzo a una strada. Non so proprio cosa mi riserverà il futuro. La casa difficilmente potrà essere recuperata, è un sogno. Prima almeno avevo la certezza di un tetto sulla testa. Ora non c'è più. Riparto dalla generosità di chi ci sarà vicino e dall'amore per mio figlio Leonardo.

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