LA CITTA' CHE SI APRE
Il vice sindaco Lucia Tanti e l'assessore Francesca Lucherini
Due assessorati, una città che si apre - nel vero senso della parola - e che cronometro alla mano, un cittadino impiega 15 minuti per raggiungere i servizi essenziali. Aree dimenticate, fatte rifiorire con l'unione di ciò di cui l'aretino ha bisogno. Si chiama gioco di squadra. Lucia Tanti, vice sindaco di Arezzo e assessore alle politiche sociali e Francesca Lucherini, assessore all'urbanistica, sono prima di tutto due donne che hanno fatto della praticità - pregio appartenente al genere femminile - il loro cavallo di battaglia. Il problema è una soluzione. Quando arriviamo a Palazzo Cavallo ci accolgono con una carta geografica dove in rosso sono cerchiate le zone dentro le quali le politiche sociali e l'urbanistica vanno a braccetto. Tappe di un percorso quinquennale che sono delle "maglie rosa". Difficile rendersene conto oggi, anche perché siamo abituati al risultato subito. Ma Arezzo che cambia, che si evolve, che si percorre in 15 minuti, è la città che guarda al futuro. Lucia Tanti sottolinea spesso: "Alla signora Maria le cambierà poco o niente, ma al nipote della signora Maria qualcosa gli cambierà". Una visione che sarà anche uno dei punti nel programma del Centrodestra alle prossime elezioni. Ma oggi, qualcosa già è cambiato. L'area Lebole, la doppia canna del Baldaccio, la cittadella della Sanità. Senza contare quello che cambierà domani: la rotonda di via Fiorentina, il nuovo stadio. È vero, servono imprenditori che investono, ma è questo ciò che è avvenuto "Arezzo è vista oggi come una città sulla quale si può investire". Due nomi su tutti: Patrizio Bertelli e Guglielmo Manzo.

"C'è una premessa che riguarda il sociale - sottolinea Lucia Tanti - e cioè che in questi anni ha smesso di essere considerato assistenziale e ha cominciato a vedersi come politica di sviluppo. Si parla di operazioni che vanno nel privato - e mentre lo dice indica l'area Lebole - ma se non ci fosse stato alle spalle un assessorato che ha permesso di velocizzare le pratiche e ha reso possibile che il privato vedesse Arezzo come un'opportunità in crescita e amica, questo non sarebbe successo. Quindi se una parte della città si sviluppa economicamente, quella zona è la premessa di tutte le politiche sociali. Uno: perché chi non lavora, può trovare un'occupazione, due perché le risorse aiutano quelle persone che non ce la faranno mai, tre per la sicurezza urbana. Se la città è riqualificata e facilitata nella mobilità e nelle connessioni quella è una città più sicura". Cartina alla mano. "Il Pionta ce lo ricordiamo come era nel 2014? - chiede l'assessore e vice sindaco - Oggi abbiamo una situazione completamente cambiata e questo grazie all'accordo con la Asl. C'è stata un'alleanza - addirittura prima del Covid - per fare diventare quella parte di città, la cittadella della Sanità che sta dentro un sistema cittadino importante, collegato dalla doppia canna del Baldaccio. Una visione di città che parte da due assessorati che prima non si parlavano, ma che oggi si tengono per mano".

L'assessore Francesca Lucherini: "L'urbanistica oltre che essere rigenerativa è anche riqualificativa". Spiega come e come è cambiata la visione di città oggi: "In città che hanno un tasso di incremento della popolazione a zero occorre rimodulare il pensiero di investimento e cambiamento. Una volta l'urbanistica andava a individuare aree per lo sviluppo di case e appartamenti. Vedi, per esempio, la Marchionna, la Meridiana, oggi, con i tassi demografici a zero, non ci sono queste possibilità di sviluppo. Per questo abbiamo deciso di investire, sveltire e rendere appetibile Arezzo anche e soprattutto da fuori. Dopo l'immobilismo del Covid, la città è tornata a fiorire e le aziende ad investire anche sul nostro territorio. Faccio un esempio. Là dove una volta c'era il Peruzzi (area industriale, ex Truciolini), oggi c'è un'azienda di Firenze che ha assunto 400 persone. Ora se Arezzo non fosse una città inclusiva - dice Lucherini - credo che gli imprenditori non verrebbero ad investire. Altri esempi? L'ex palazzo Enel, l'ex clinica Poggio del Sole, tutti palazzi che erano in stato di abbandono e che grazie all'interessamento di imprenditori stanno rinascendo".
Non che però Arezzo sia diventata solo una città industriale, perché, per esempio, le costruzioni di appartamenti, ci sono. "Quando in zona Giotto - interviene Lucia Tanti - c'è stata la possibilità di fare degli appartamenti ci siamo detti: perché la generazione di oggi non può avere la stessa possibilità di quella di ieri che ha costruito ed ha vissuto nel quartiere? Mica si potrà fare la guerra tra chi ha avuto tutto e chi ha avuto meno. Questa città guarda al futuro - ribadisce - e per farlo deve attrarre imprese e cittadini e fare delle periferie un altro luogo di servizio". A proposito delle quali: "Noi non abbiamo chiuso un plesso scolastico nelle periferie - dice Tanti - Perché io so che se ne chiudessi uno a Giovi o a Tregozzano, darei una botta a quelle frazioni. L'unico modo per non avere più periferie è quello di avere più centri. Le grandi città sanno benissimo che c'è un centro storico, ma occorre fare in modo di avere più servizi nelle periferie, per avere una pluralità di risposte". Da qui la "città dei 15 minuti". "La famosa città dei 15 minuti - specifica Lucherini - ciò significa che in 15 minuti si può accedere a tutti i servizi: scuola, ospedale, chiesa, lavoro che riguardano il proprio ambito. Anche per questo che le frazioni devono vivere di luce propria. E' questa la concezione moderna delle città". Osservando le zone cerchiate sulla cartina, impossibile non sottolineare quella che è forse la vittoria più grande: l'area Lebole. "E qui va fatto un plauso al sindaco Ghinelli", rispondono all'unisono Tanti e Lucherini che poi affermano: "Ma un imprenditore come Patrizio Bertelli, se Arezzo non fosse diventata così attrattiva, comprava tutto quello che ha comprato?". E poi ci sono le sfide del futuro. "Una fra tutte - dice Lucia Tanti - è l'università. Questo è il più grande distretto orafo del mondo per il riuso del materiale e non abbiamo qui la facoltà di chimica? L'altro tema sarà quello dell'abitare. L'inverno demografico si vince facendo diventare Arezzo la città dove la gente viene a vivere oltre che a nascere".

E tornando ancora sulla cartina con i cerchi rossi, l'assessore Francesca Lucherini si sofferma sulla zona di San Clemente: "Un'altra area chiusa che si riaprirà. Grazie ad una legge che ha permesso di sbloccare gli abusi edilizi, lo storico circolo del tennis è già ripartito e tutta l'area sarà collegata con la città attraverso connessioni che sono state ritrovate, come quella che arriva fino in via Garibaldi". E poi c'è il "non consumo di suolo", come successo nella zona di Ponte Buriano. Spiega l'assessore Lucherini: "Uno dei primi interventi importanti è stato quello su La Cerace, zona di Ponte Buriano. Là c'era un'azienda dismessa da oltre 20 anni. I proprietari l'hanno demolita, hanno rinaturalizzato il terreno e hanno venduto i crediti edilizi, che appunto derivano dalla demolizione, ad alcuni imprenditori che andranno a costruire in quelle che vengono definite aree di atterraggio. Cioè in altre aree individuate. E ciò significa avere un consumo di suolo zero. Si toglie da una parte per rimettere da un'altra". "Occorre però avere un'idea di città, che respiri a pieni polmoni" - chiosa il vice sindaco e assessore Lucia Tanti - "In futuro occorre pensare ad un'Arezzo connessa e interconnessa. Dove non si guarda solo sopra, ma anche a ciò che è sotto. È chiaro che ci vogliono anni e anni e che i risultati non si colgono subito. L'importante però è continuare a guardare il dito e non la luna".
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