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Condanna 82 anni dopo

"Avevo 5 anni, mio fratello 17 mesi, i nazisti uccisero il babbo". C'è la sentenza, per il risarcimento c'è da attendere. "Speriamo per i nipoti"

Orfani di guerra dopo il crimine del 1944 in Casentino: chi sono. La battaglia legale per la verità e la giustizia

Luca Serafini

23 Gennaio 2026, 09:20

I fratelli Santini

I fratelli Santini, Sergio e Sabatino

“Avevo solo 5 anni e di quello che successe l'11 luglio del 1944 non ho ricordi precisi ma la ferita mi ha accompagnato per tutta la vita: i tedeschi presero il mio babbo prigioniero poi lo impiccarono ad un palo della luce. Da quel momento io e mio fratello, che aveva solo 17 mesi, siamo diventati orfani di padre. La nostra mamma Gina, una santa donna, è vissuta per noi”.

Sergio Santini è figlio di Ferdinando, colono di Ortignano Raggiolo ucciso brutalmente a 34 anni dai nazisti in ritirata. Ottantadue anni dopo, Sergio e il fratello Sabatino hanno vinto la causa intentata contro la Repubblica Federale di Germania: è stato riconosciuto il crimine di guerra commesso contro un inerme civile e hanno diritto al risarcimento, che per ora è solo sulla carta, di circa 500 mila euro a testa.

Giustizia è stata fatta, anche se dopo tutto questo tempo” sospira Sergio, ex dipendente delle Poste. “Se sono soddisfatto? La nostra vita è stata stravolta, siamo anziani, io ho 86 anni. Almeno potessero avere qualcosa i nostri figli e nipoti...”

La sentenza del tribunale di Firenze è fresca d'inchiostro e l'avvocato Saverio Agostini, del foro di Arezzo, che ha curato l'azione legale, spiega che adesso il verdetto, notificato alle autorità tedesche, deve passare in giudicato. Poi ci si deve affidare al fondo speciale istituito dallo Stato per questo tipo di azioni. Sono molti i familiari di vittime civili in lista di attesa, servirà tempo e pazienza. Intanto però la sentenza c'è ed è valida ai fini della copertura con il fondo, perché la causa era stata intentata entro i termini.”

Sergio e Sabatino vivono a Sesto Fiorentino con le loro famiglie in due appartamenti nello stesso stabile. Sergio ha lasciato il Casentino nel 1969. È stato in giro in vari istituti, quello dei piccoli orfani di guerra a Monterotondo, poi Viareggio, Pisa, Arezzo, Castiglion Fiorentino. Quindi il lavoro: concorso vinto, destinazione Bergamo. Doveva essere una cosa rapida, invece c'è rimasto 7 anni ed ha conosciuto lì la donna che è diventata sua moglie. Poi il trasferimento a Firenze.

“No, non ho ricordi del babbo, se non per i racconti che mi sono stati fatti fin da bambino. Lo presero la mattina presto a Monte Borgnoli, forse ci fu qualcuno di Bibbiena che indicò ai tedeschi dove si trovava, in un luogo isolato. Lo accusavano di aver aiutato i partigiani. I suoi fratelli si offrirono al suo posto, ma i nazisti portarono via lui e lo impiccarono a San Piero in Frassino lungo la strada dove ancora oggi c'è il cippo con la croce”.

L'atto di morte riporta come il decesso di Ferdinando Santini fu la conseguenza di “azioni violente a opera dei barbari nazisti”. Per arrivare alla sentenza di questi giorni c'è voluta la tenacia e la competenza dell'avvocato Saverio Agostini dello Studio Legale Altocasentino. I crimini di guerra non cadono in prescrizione.

Prima di eliminarlo, appeso all'antenna della luce, l'uomo venne tenuto prigioniero e fu fatto lavorare. Il pronunciamento dei giudici afferma una verità storica e giuridica, rimasta per decenni senza risposta, restituisce dignità alla vittima e ai fatti. La palla, per il risarcimento, passerà al fondo istituito presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze per gli eredi delle vittime dei crimini di guerra per i reati commessi dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra l'1 settembre 1939 e l'8 maggio 1945. Il fondo discende dall'accordo tra Repubblica Italiana e Repubblica Federale di Germania per il ristoro per la lesione dei diritti inviolabili alle vittime civili.

Il sindaco di Ortignano Raggiolo, Emanuele Ceccherini, dichiara: “Ringraziamo l'avvocato Agostini che, sostenuto da un'attenta ricerca di archivio compiuta dai dipendenti del Comune a cui va la nostra gratitudine, ha conseguito un traguardo importante che riporta luce su un drammatico episodio avvenuto sul nostro territorio, affermando un atto di giustizia verso una vittima innocente e verso i suoi familiari, oltre che un segnale forte per le comunità: i crimini di guerra non si dimenticano e non si cancellano”.

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