Cortona
Il tronco del leccio delle Capezzine
Addio al leccio secolare dell’Istituto Vegni di Capezzine di Cortona (Arezzo), uno dei simboli più amati e riconoscibili della scuola. È caduto nella notte tra sabato 24 gennaio e domenica 25. Lo chiamavano semplicemente “il Capezzine”: un gigante silenzioso, testimone di secoli di storia, che portava inciso nel tronco il passaggio del tempo e sotto le cui fronde si sono fermate, negli anni, generazioni di studenti.

Il maltempo che ha colpito la zona negli ultimi giorni – piogge insistenti e forti raffiche di vento – ne ha causato il crollo. Momenti di grande apprensione: l’enorme pianta avrebbe potuto abbattersi sulla palazzina che ospita il convitto o colpire qualche passante. Fortunatamente questo non è accaduto. Nessun ferito, nessun danno alle strutture, solo il silenzio improvviso lasciato da una presenza che sembrava eterna.

Il leccio, situato davanti all’ingresso del convitto, dominava il giardino e lo proteggeva dal sole con la sua ampia chioma. Era molto più di un albero: era un punto di ritrovo, un luogo d’ombra e di attesa, uno spazio di confidenze sussurrate e di passaggi quotidiani. Un riferimento fisso nella vita dell’Istituto, tanto da diventarne emblema e comparire persino negli adesivi di molti anni fa.

Grande il dispiacere tra studenti, docenti e personale scolastico. Nei prossimi giorni sono previsti i lavori di rimozione.
Sui social, gli allievi delle Capezzine hanno voluto affidargli un ultimo saluto: «Non solo un albero, ma un punto di riferimento, un ritrovo silenzioso, un luogo di incontri, di attese e di passaggi quotidiani. Ci mancherà profondamente».

Parole che si intrecciano però a una consapevolezza più ampia: «Nel dispiacere di questa perdita resta la certezza che la natura segue cicli continui di fine e rinascita. Anche da ciò che cade può nascere nuova vita e nuova memoria».
E così, mentre il leccio secolare si congeda dal giardino che per secoli ha custodito, l’Istituto Vegni – “figlio che non morirà mai” del suo fondatore Angelo Vegni – resta a testimoniarne il valore, la memoria e la continuità.
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