Il caso
Avances sul cellulare di un minorenne
Padre scopre sul cellulare del figlio 16enne le avances sessuali di un uomo e decide, insieme ad un altro genitore, di affrontare il 68enne presunto pedofilo. Ne nasce una rocambolesca situazione, tra soldi e botte, con effetto boomerang. I due uomini, pur partendo da uno stato di comprensibile irritazione, sono finiti nei guai con la legge per i reati di estorsione, rapina e lesioni.
Secondo il capo d'accusa avrebbero affrontato il molestatore per sistemare la faccenda in cambio di denaro e l'incontro sarebbe terminato in scontro.
Una vicenda contorta che, ha deciso ieri il gip di Arezzo Claudio Lara, dovrà essere ricostruita davanti al tribunale in composizione collegiale.
I fatti sono avvenuti in un centro del basso Casentino nel maggio 2024. Imputati sono un 52enne difeso dall'avvocato Massimiliano Dei e un 48enne difeso dall'avvocato Gabriele Donno.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti coordinati dal pm Francesca Eva, i due si sarebbero presentati con modi piuttosto decisi a casa del 68enne per chiedere conto dei messaggi inviati con Telegram e Whatsapp al figlio adolescente di uno di essi. Frasi dal contenuto sessuale, tentativi di approccio. Se non voleva passare guai, doveva rispondere alla loro richiesta: il versamento di una somma, 5 mila euro, per mettere a tacere tutto evitando la denuncia.
L'affare, sollecitato con un coltello in mano, non si sarebbe concretizzato per la mancanza di denaro contante disponibile al momento e con la successiva decisione del pedofilo di deviare il percorso per citofonare alla caserma dei carabinieri, anziché recarsi al bancomat.
Tutte le versioni sono da dimostrare, ovviamente. L'altra accusa per i due è il reato di rapina: insieme avrebbero aggredito il molestatore, schiaffi e calci, e gli avrebbero preso il portafogli con 15 euro. Infine, viene contestato anche il reato di lesioni per le escoriazioni, le ecchimosi e altre conseguenze fisiche, refertate con guarigione di 7 giorni.
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