L'omicidio
I carabinieri davanti all'abitazione dell'omicidio
E' fuori dal carcere, ai domiciliari in una struttura fiorentina, la donna che nella notte tra l'8 e il 9 marzo 2025 uccise la mamma 93enne con un foulard stretto al collo. L'anziana, Mirella Del Puglia, malata di Alzheimer, era a letto assopita e morì soffocata.
Sabato 21 febbraio Giuseppina Martin, 67 anni, ex dipendente comunale, sarà processata davanti alla Corte d'Assise di Arezzo per omicidio aggravato dallo stretto rapporto madre-figlia. Un reato in teoria punibile con l'ergastolo, ma che in questo caso è escluso, perché all'imputata è stato riconosciuto un vizio parziale di mente, elemento questo che riduce l'entità della pena.
Giuseppina uccise perché era esasperata dalla gestione della madre malata, che giorno dopo giorno peggiorava dal punto di vista cognitivo: era incontrollabile e la notte non dormiva mai. Come quella notte lì quando Giuseppina Martin da premurosa figlia diventò omicida della mamma. Chiuso a chiave in camera da letto il marito, si recò nell'altra stanza e con il foulard strangolò la madre.
In quel momento, ha stabilito il perito Massimo Marchi, le capacità di intendere e volere della Martin erano ridotte in modo significativo per effetto di un disturbo dissociativo causato dallo stress traumatico di cui soffriva per far fronte a quella difficile convivenza nell'appartamento di via Fermi.
Fu lei stessa poi a telefonare ai carabinieri per due volte, per riferire cosa era successo. Venne arrestata ed è rimasta in carcere a Sollicciano fino a prima delle feste di Natale.
La perizia psichiatrica disposta come incidente probatorio dal Gip Claudio Lara ha stabilito anche la non pericolosità sociale della donna. Da qui la nuova sistemazione nella comunità e, a breve, il processo nel quale l'avvocato Alessia Ariano, che difende l'imputata, dopo aver chiesto e ottenuto la perizia, porterà quindici testimoni per ricostruire il vissuto di Giuseppina e rappresentare il suo carattere, tutt'altro che violento, disponibile e premuroso, messa però a dura prova da quella situazione complicata alla quale non riuscì a reggere.
Un caso analogo era avvenuto ad Arezzo con l'irreprensibile Alessandro Sacchi, ottantenne, che il 21 giugno 2024 sparò, uccidendola, alla moglie, compagna di una vita intera. L'Alzheimer la stava trasformando. In quel caso il processo terminò con la condanna a 10 anni e 8 mesi (c'era anche la detenzione abusiva dell'arma da fuoco), valutando tutte le circostanze del delitto nella casa in via Giotto, le attenuanti e la condizione di stress traumatico nella quale l'uomo versava.
Il presidente della Corte d'Assise sarà lo stesso: Anna Maria Loprete, con a latere il giudice Filippo Ruggiero e con i sei giudici popolari. Pubblico ministero il giovane sostituto procuratore Giorgio Martano.
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