Il padrino
La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro e uno dei quadre che fu ritrovato nella sua casa: Joker
Per quanto emozionante, una serie televisiva resta pur sempre finzione. La realtà è sempre cosa ben diversa. Un concetto che vale anche per la fiction L'invisibile che ha ricostruito la cattura del boss mafioso Matteo Messina Denaro, seguita su Rai 1 da milioni di telespettatori. Proviamo a ricostruire brevemente, per quanto possibile, cosa accadde veramente il 16 gennaio 2023 e i gli aspetti principali di quello che può essere considerato uno dei peggiori criminali della storia del Belpaese. Alle ore 9.15 di quella mattina, l'Italia ha assistito alla fine di un'era. Matteo Messina Denaro, noto come Diabolik o U Siccu, fu catturato a Palermo dopo 30 anni di latitanza e una serie infinita di efferati crimini.

Il boss giovanissimo
L'asesca di U Siccu
Nato a Castelvetrano nel 1962, Matteo era il figlio di Francesco Don Ciccio Messina Denaro, capo del mandamento di Castelvetrano e alleato storico dei Corleonesi di Totò Riina. Matteo non fu solo un erede, ma un innovatore del crimine: unì la spietatezza della vecchia mafia stragista a un moderno senso degli affari e a un'ostentazione del lusso insolita per i boss del passato.cLa sua carriera è segnata da una violenza inaudita. Rimanendo tra i fatti principali che hanno segnato la sua vita, le condanne all'ergastolo figurano: le Stragi del 1992, fu tra i mandanti degli attentati in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; le Bombe del 1993, organizzò gli attentati a Firenze (Via dei Georgofili), Milano e Roma, mirando al patrimonio artistico per ricattare lo Stato; l'omicidio di Giuseppe Di Matteo, fu tra i responsabili del sequestro e dell'uccisione del figlio del pentito Santino Di Matteo: il bambino, dopo 779 giorni di prigionia, fu strangolato e sciolto nell'acido l'11 gennaio 1996; l'omicidio di Nicola Consales, ucciso solo perché si era lamentato della presenza di mafiosetti nel suo ambiente di lavoro. E' soltanto una piccola parte della lunga carriera criminale del boss.

La storica foto del momento dell'arresto
Il pizzino nella sedia
Per anni Messina Denaro è stato un vero e proprio fantasma, ricercato dalle forze dell'ordine in tutti i modi possibili e sfuggito sempre alla cattura. La svolta non è arrivata da un tradimento, ma da un errore di gestione del segreto da parte della sua famiglia. Nel dicembre 2022, i carabinieri del Ros, durante un'operazione segreta per piazzare microspie nella casa di Rosalia Messina Denaro (sorella del boss), scoprirono un appunto segreto nascosto nell'intercapedine di una sedia, un pizzino. Quel foglio era una sorta di diario clinico dettagliato del boss, che stava cercando di curarsi dopo aver scoperto di essere affetto da un tumore. Il pizzino riportava date, farmaci e sintomi da paziente oncologico. Poiché nessun membro noto della famiglia soffriva di quelle patologie con quel decorso, gli investigatori della Procura di Palermo, guidati da Maurizio de Lucia e Paolo Guido, capirono che l'appunto descriveva lo stato di salute del latitante.
I funerali di Messina Denaro: l'arrivo del carro funebre
L'incrocio dei dati
Il Ros ha iniziato una ricerca monumentale nei database del Ministero della Salute, analizzando ogni paziente maschio, di età compatibile, operato per tumore al colon in Sicilia negli ultimi due anni. La lunga indagine alla fine ha isolato il nome di Andrea Bonafede, un geometra di Campobello di Mazara. Gli inquirenti hanno però scoperto un'anomalia: il vero Bonafede era a casa sua mentre, ufficialmente, risultava essere sotto i ferri o in terapia a Palermo. Era chiaro che il boss ne avesse preso l'identità, con la complicità dell'uomo e si stava sottoponendo alle cure utilizzando l'identità dell'amico.
La scuola dove il boss studiò da piccolo intitolata a Giuseppe Di Matteo
L'arresto
L'operazione fu chiamata Tramonto, un riferimento alla poesia della piccola Nadia Nencioni, vittima della strage di Firenze. Sapendo che il falso Bonafede doveva sottoporsi a una seduta di chemioterapia quel lunedì, gli uomini del Ros hanno circondato completamente la clinica La Maddalena di Palermo con oltre 100 uomini in borghese. Matteo Messina Denaro è arrivato in clinica accompagnato dal suo autista, Giovanni Luppino. Accortosi di movimenti sospetti tra la folla, il boss ha tentato una fuga, ma è stato subito bloccato. Il colonnello Lucio Arcidiacono lo ha fermato chiedendogli il nome. Il boss, senza opporre resistenza e con un tono quasi rassegnato, ha risposto: "Lo sa chi sono. Sono Matteo Messina Denaro".
La sorella di Mattia Messina Denaro nel giorno del funerale del boss
La normalità del male
Le perquisizioni successive hanno rivelato che il boss non viveva in una grotta come a lungo era stato ipotizzato, ma in un appartamento arredato con gusto in via Cavallotti, a Campobello di Mazara. Messina Denaro conduceva una vita quasi normale. Andava al supermercato, in farmacia, cenava nei ristoranti. La sua protezione non era fatta solo di armi, ma di un'omertà diffusa e di una rete di favoreggiatori professionisti, quella che è stata definita la "zona grigia". Nel covo sono stati trovati poster de Il Padrino e Joker, profumi costosi, abiti di lusso, pillole per il potenziamento sessuale e libri di storia e filosofia. È emersa l'immagine di un uomo che coltivava la propria immagine di boss colto e raffinato, pur restando un feroce criminale.
Il ritrovamento del vero covo di Matteo Messina Denaro
L'eredità e la fine
Matteo Messina Denaro non si è mai pentito. Durante i pochi interrogatori ha mantenuto un atteggiamento sprezzante verso lo Stato. È morto il 25 settembre 2023 nel reparto detenuti dell'ospedale dell'Aquila. La sua morte ha chiuso la stagione dei Corleonesi, ma le indagini proseguono per individuare il tesoro accumulato e tutti i membri della rete che gli hanno permesso di restare libero per tre decenni a pochi chilometri da casa sua.

La scheda del super latitante Giovanni Motisi
U pacchiuni
Giovanni Motisi, detto U pacchiuni,è considerato attualmente nell'elenco dei superlatitanti. Nato il primo gennaio del 1959 a Palermo, è ricercato dal 1998 per omicidio, dal 2001 per associazione di tipo mafioso, dal 2002 per strage e tanto altro. Un altro invisibile. Pochissime le tracce della sua latitanza. Stando alle ricostruzioni delle forze dell'ordine e alle testimonianza, due sole persone erano autorizzate a incontrarlo. Nei mesi scorsi una rivista di tiratura nazionale ha riportato che il boss era morto in una clinica privata a Calì, in Colombia. Sono seguite verifiche da parte della procura di Palermo che però non hanno dato esito positivo. Le ricerche sono diramate in ambito internazionale dal 1999.
L'elenco dei super ricercati della Direzione centrale della Polizia Criminale: clicca qui
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