Arezzo
Riccardo Fontana arcivescovo emerito (1947-2026)
“Bianca Regina, Madonna del Conforto, eccoci ai tuoi piedi”. Monsignor Riccardo Fontana riposerà nella cripta dei vescovi sotto la cappella che custodisce l'immagine venerata dagli aretini. Il vescovo di Arezzo, Cortona, Sansepolcro dal 2009 al 2022, si è spento all'alba di ieri a 79 anni, con accanto i nipoti, assistito durante la malattia da familiari, sacerdoti, diaconi e amici. È stato seguito con tutte le cure dal personale sanitario nel reparto di medicina del San Donato, l'ospedale che porta il nome del patrono di Arezzo di cui Fontana è stato successore. Veste viola e mitra in testa: la salma si trova nella basilica di San Domenico. Giovedì alle 15.30 funerale in cattedrale, nel pieno della novena per la festa della Madonna del Conforto di domenica.

Toscano di Forte dei Marmi, 79 anni compiuti il 20 gennaio, monsignor Fontana era arrivato nel 2009, proveniente dalla diocesi di Spoleto e Norcia, dove la tragedia del terremoto lo vide fisicamente in mezzo ad un popolo ferito, dolente, forte e operoso. Nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1995, entrato nella diocesi umbra nel 1996, vi era rimasto profondamente legato. A inviarlo in terra aretina per la non facile successione all'amatissimo Gualtiero Bassetti, destinato a Perugia e Città della Pieve (e poi nominato cardinale) fu papa Benedetto XVI, il pontefice che Fontana ebbe poi l'onore di ricevere nella storica visita del 13 maggio 2012. Quasi 30 mila persone al Prato per una cerimonia di popolo sintetizzata dalla foto del vescovo Fontana in ginocchio davanti al Santo Padre.

Interprete della concretezza e solidarietà degli aretini, che ormai ben conosceva, Fontana consegnò a Ratzinger il frutto di una grande raccolta nella diocesi. Una somma importante per le persone bisognose. La carità è stata un suo tratto forte. Fontana quel giorno fece riferimento alla crisi che mordeva la società aretina dove “una famiglia su quattro”, disse, presente il premier Monti, “stenta ad arrivare alla fine del mese e c'è una significativa parte della popolazione che soffre di vera e amara povertà”. In quel momento apicale della sua “carriera”, a tu per tu con il successore di Pietro, il vescovo scelse parole semplici, di vicinanza, condivisione e sobrietà: “Avremmo potuto riempire di fiori il Prato, ma siamo convinti che basti il segno, il Creatore ha già reso bello questo luogo senza che si debba spendere ulteriormente, meglio dare i soldi ai poveri”. E tuttavia, a Papa Benedetto XVI che quel giorno spronò gli aretini (“Reagite!”) incitandoli a superare lo scoramento, con una vita di verità, fede e speranza, Fontana consegnò anche un omaggio d'oro, tra imbarazzo e orgoglio, il frutto dell'ingegno e della manualità dei lavoratori di Arezzo città dell'oro: un crocifisso pettorale di finissima fattura.

Voce roboante, dal tono ora dolce e sognante, ora ruvido, schietto, spiazzante (tirò anche le orecchie a Berlusconi sul caso Noemi), monsignor Fontana ha portato uno stile personale nelle celebrazioni, che spesso amava fare passeggiando con il microfono in mano tra la gente. Si poneva in mezzo all'assemblea cristiana, con tono amichevole come vicino ad un falò al campo scout, talvolta severo, sempre con solidi riferimenti biblici e teologici.
Alla sostanza amava unire anche la forma, da qui la cura per la Cattedrale di Arezzo, tirata a lucido, rifatta negli arredi, resa luminosa e accogliente, valorizzata, come sottolineato in queste ore da don Alvaro Bardelli parroco del duomo. Stesso impegno nei centri della diocesi: attenzione massima alla liturgia. Tentò anche di realizzare una nuova chiesa ad Arezzo, ma l'iniziativa non riuscì. Mentre ha dato frutti preziosi l'impegno per il Museo Diocesano, per non parlare dello sforzo sulla Caritas a favore degli ultimi, e poi sulla comunicazione e il continuo intervento sui fatti che hanno scandito la vita aretina. Il duro periodo Covid, con lutti, sofferenze, contraccolpi sociali ed economici, quando le restrizioni colpivano anche la liturgia e lui si lamentò in modo colorito perché era più facile andare a comprare i “carciofi” che per i fedeli partecipare alla Messa.

Finì anche nel macinino mediatico al tempo del caso Guerrina, quando nel 2014 nella minuscola Cà Raffaello uno dei religiosi inviati per la missione pastorale nel territorio sempre più sguarnito di preti, rimase coinvolto (alla fine condannato) nella vicenda della scomparsa (omicidio) di una parrocchiana: Guerrina Piscaglia. Una storia di dolore, di misteri e di miserie umane, nella quale Fontana, rappresentante di una Chiesa tradita da un suo stesso esponente, fu anche sentito come testimone nel processo a Gratien Alabi, il sacerdote congolese alla sbarra. “Chi sa parli”, disse tra l'altro Fontana, nell'auspicio di una verità completa sul caso, che ancora oggi sfugge.
Monsignor Fontana ha sempre dimostrato grande sensibilità ai temi sociali. Si schierò a fianco dei risparmiatori traditi di Banca Etruria. “In questo anno della Misericordia - disse dall'altare a Natale 2015 durante l'omelia - voglio ben sperare che chi ha il potere di aggiustare le cose, non si dimentichi di coloro che, senza colpa, hanno perso i loro modesti risparmi”. Sempre presente in occasioni sindacali e snodi occupazionali delicati. Profondo dal punto di vista spirituale, basta una parola per sintetizzare: sinodo.
A dare l'annuncio della morte ieri mattina è stato monsignor Andrea Migliavacca, suo successore: “Vogliamo ringraziare il Signore per la sua vita, spesa con zelo apostolico e senza risparmiarsi al servizio della Chiesa”. E ancora: “Ha affrontato con docilità, fiducia e affidamento totale al Signore anche la prova del dolore”.
Una vita per la Chiesa. Consacrato sacerdote il 2 luglio 1972 a Pisa. Il feretro è oggetto di visite continue nella basilica di San Domenico, la sua chiesa dopo il ritiro per raggiunti limiti di età, presentato il 15 settembre 2022, a Papa Francesco. La salute non gli ha permesso di trascorrere il riposo tra studio e fede, come voleva. Domani sera il trasferimento del feretro in Cattedrale, veglia di preghiera alle 21, l'indomani le esequie.
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