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Sanità

Pronto soccorso, grido di Fp Cgil: "L'Asl affida all'esterno accoglienza e gestione dei codici minori, è una privatizzazione"

Nota del sindacato sul futuro dell'emergenza-urgenza all'ospedale San Donato

Alessandro Cherubini

11 Febbraio 2026, 11:59

Ponto soccorso, grido di Fp Cgil: "L'Asl affida all'esterno accoglienza e gestione dei codici minori, è una privatizzazione"

L'80enne è stato portato al pronto soccorso

Grido di Fp Cgil per il pronto soccorso dell'ospedale San Donato di Arezzo. “Si annunciano profondi cambiamenti, non per migliorare la situazione” riporta la nota del sindacato. Il 9 febbraio – ricorda Roberto Carletti, coordinatore di area vasta Fp Cgil sanità pubblica – l’Asl Tse ha adottato un avviso pubblico per l’affidamento a soggetti terzi del servizio di accoglienza e della gestione dei codici minori presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Donato di Arezzo. Questa operazione, che di fatto configura una privatizzazione di segmenti fondamentali dell’emergenza-urgenza, è stata fatta in sordina, senza alcuna informativa preventiva o confronto con i sindacati. Questo comportamento viola palesemente le relazioni sindacali sancite dai contratti collettivi nazionali della Sanità Pubblica e le disposizioni normative, che impongono il confronto su materie che impattano pesantemente sull’organizzazione del lavoro e sui servizi ai cittadini.”

Oltre all’aspetto organizzativo, la Fp Cgil denuncia il venir meno di un impegno etico e gestionale verso i propri dipendenti.

“L’affidamento all’esterno del servizio di accoglienza – commenta Gabriella Petteruti, responsabile sanità pubblica per la Fp Arezzo - rappresenta una promessa mancata verso quei lavoratori e quelle lavoratrici che, a causa di limitazioni fisiche certificate, attendono di essere ricollocati in mansioni compatibili con il proprio stato di salute. L'azienda dichiara di non avere risorse ma sceglie di spendere 570.000 euro per operatori esterni anziché valorizzare il proprio personale. Questi posti nell'accoglienza sono lo sbocco naturale per il ricollocamento di chi ha dato tanto al sistema sanitario e oggi ha bisogno di mansioni protette. Affidare l'attività a terzi non è solo un danno economico, ma un insulto a chi aspetta solo di essere valorizzato all'interno della propria azienda”.

Carletti e Petteruti evidenziano i punti di criticità della delibera aziendale.

“È la conferma del fallimento della territorialità: Invece di potenziare le Case di Comunità per gestire i codici minori e decongestionare i Pronto Soccorso, l'Azienda "appalta" tali funzioni al volontariato interno all'ospedale, ammettendo implicitamente il fallimento della programmazione territoriale. È poi evidente la mancata condivisione sindacale: siamo di fronte a una scelta calata dall'alto che ignora le ricadute gestionali e professionali su chi opera in prima linea. Una scelta che genera anche responsabilità improprie: si caricano ulteriormente medici e infermieri della U.O.C. Medicina e Chirurgia d'Accettazione e d'Urgenza dell’onere della supervisione e del controllo di soggetti esterni, di cui non sono chiare le competenze”.

Secondo Fp e Cgil “la carenza di organico non può essere il pretesto per smantellare il servizio pubblico; la soluzione risiede in investimenti strutturali e assunzioni dirette, non in deleghe esterne. Infine la pesa in carico di pazienti con codici 3, 4 e 5 da parte di organizzazioni esterne è un pericoloso precedente che indebolisce l'integrità del sistema sanitario pubblico”.

La sintesi del sindacato: “Non accettiamo che la gestione della salute pubblica venga frammentata e appaltata all'esterno. Questa non è sussidiarietà ma la rinuncia dell'Azienda alle proprie funzioni primarie. Chiediamo l'immediata sospensione della procedura e l'apertura di un tavolo di confronto urgente. La Fp Cgil si riserva di intraprendere ogni iniziativa necessaria a tutela dei lavoratori e del diritto dei cittadini a una sanità pubblica, coesa e di qualità”.

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