Storia
La pietra e il labirinto
Giuseppe Alpini *
La Val di Chio non cessa mai di stupire non solo per la sua grazia senza eguali, ma perché dal suo passato emergono inaspettati tesori di grande valenza storica, culturale e sociale che mai avresti creduto che potessero essere presenti in questo territorio a torto ritenuto lontano dalle grandi correnti del pensiero medievale.
Qualche giorno fa sono stato a far visita alla Pieve di Chio (Castiglion Fiorentino - Arezzo) ad un amico e, proprio quando stavo per ripartire ho notato che sotto la grondaia di un annesso agricolo vi era murata una pietra rettangolare dove vi era scolpito un cerchio che mi ricordava qualche cosa e lì per lì ho pensato ad una meridiana.

Abbiamo guardato con più attenzione e ci siamo convinti che l'ipotesi della meridiana andava scartata perché mancavano sia il foro per inserirci lo gnomone, sia le linee orarie.
L'andamento a spirale delle linee scolpite che tutte portavano al centro ci ha reso chiaro che ci si trovava di fronte ad un labirinto, uno dei simboli più arcani ed enigmatici che, fin dalla notte dei tempi, erano presenti presso tanti popoli anche molto distanti fra di loro.

Per noi figli della cultura greco-latina, è naturale che il termine labirinto ci riporti a quel manufatto di Dedalo che era stato costruito per rinchiudervi il Minotauro, costruzione però, dove era facile entrare, ma impossibile uscirne.
Secondo il mito ci riuscì soltanto Teseo che venne aiutato da Arianna che gli fornì un gomitolo di filo tramite il quale potette ritrovare l'uscita.
Prevalentemente i labirinti sono simboli polivalenti volendo rappresentare sia i percorsi iniziatici di passaggio dall'adolescenza alla maturità, ma anche la complessità della vita.
Il labirinto del mito greco era un simbolo polivalente che rappresentava sia il percorso iniziatico, sia la complessità della vita che veniva concepita come un tortuoso cammino che si poteva concludere soltanto con l'aiuto dell'Arianna di turno.
Senza molto sforzo abbiamo notato che la pietra con il labirinto era molto più antica di quelle che le erano accanto e che quindi non poteva che essere stata recuperata da un edificio sacro che era stato demolito.

Il Cristianesimo infatti aveva colto in pieno la potenzialità del valore simbolico dei labirinti al punto che dal secolo XI lo troviamo sia nei pavimenti, sia sulle facciate di molte chiese dislocate lungo le principali vie di transito e di pellegrinaggio come la via Francigena dove, nel chiostro della Cattedrale di San Martino a Lucca, si può ammirare, murato nella parete, un labirinto.
Per i cristiani quindi il labirinto rappresentò la metafora di purificazione che ogni fedele deve affrontare per giungere al centro del labirinto che era l'elemento essenziale, il luogo senza il quale la raffigurazione perdeva il suo significato e di conseguenza al centro dei labirinti più elaborati vi era rappresentata l'immagine del Cristo.
Al termine del percorso che comportava fatica e pericoli, l'uomo, finalmente si trovava di fronte ad un nuovo inizio, ad una rinascita.
Perciò ogni fedele doveva intraprendere come in un pellegrinaggio il proprio cammino esistenziale prestando molta attenzione a non farsi sedurre dal peccato.
Di tutto ciò era ben consapevole Dante quando si accinse a intraprendere il viaggio che ha descritto nella Divina Commedia e non appare casuale che la struttura di cerchi infernali ricordino i cerchi del labirinto e che il Poeta riesca a riveder le stelle grazie all'aiuto di Virgilio.

La presenza dei labirinti nei luoghi sacri cristiani non deve, quindi, stupirci perché questi manufatti ricchi di significati erano messi ben in vista per ricordare ai fedeli che bisognava tenere una condotta rigorosa se si voleva giungere al centro del labirinto, cioè a Dio e ai pellegrini di proseguire il viaggio accompagnati da una luce guida capace di sconfiggere le tenebre del peccato e così come aveva fatto Teseo che aveva salvato i giovani ateniesi dal Minotauro il pellegrinaggio era un sicuro strumento di salvazione.
La presenza di un antico labirinto in Val di Chio, seppur di modesta fattura artigianale, tuttavia, sta a dimostrare che le idee, se sono valide non conoscono ostacoli o distanze e soprattutto che questa valle un tempo è stata attraversata da molti viaggiatori che provenendo dalla parte della Valtiberina si dirigevano a Roma valicando agevolmente il passo della Montanina per dirigersi tramite la via Teutonica (la melior via euntibus Romam) che transitava per il centro di Castiglion Fiorentino.
Infine che il valico della Montanina fosse molto transitato è attestato dal fatto che le Comunità della Val di Chio avevano non solo disseminato di Maestà gli incroci quasi come segnali stradali, ma soprattutto avevano fondato ben due hopitalia ad usum viatorum.
* Divulgatore di storia locale
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