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Arezzo

Stazione alta velocità Medioetruria, il comitato: "Mille posti di lavoro e balzo del Pil tra 1 e 3 per cento con lo scalo a Rigutino"

L'analisi e le previsioni di Sava che si batte per l'infrastruttura. Economia, occupazione, sviluppo del territorio

Luca Serafini

12 Febbraio 2026, 08:40

Medioetruria

Medioetruria

Mentre i politici di Arezzo sono impantanati nelle beghe per la scelta dei candidati a sindaco, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, il tema Medioetruria resta nel limbo, tra sogno e realtà, tra annunci e frenate, tra le localizzazioni a Creti di Cortona (individuata dal ministero retto da Matteo Salvini) e Rigutino (invocata dai più perché ritenuta più logica). Il comitato Sava torna a farsi sentire. Da anni martella sulla necessità dell'infrastruttura per non perdere ... il treno del futuro. E ora snocciola cifre previsionali su quello che significherebbe una stazione alta velocità a due passi da Arezzo. Ex novo. Senza ripiegare sul potenziamento dell'attuale scalo di Arezzo.

"La possibile realizzazione di una stazione dell’Alta Velocità a Rigutino, nel cuore del progetto Medioetruria, non è soltanto una questione di trasporti. È, prima di tutto, una scelta economica e strategica, capace di incidere in modo strutturale sul PIL dell’area aretina e delle zone limitrofe." Questa la premessa del Comitato Stazione Alta Velocità Arezzo, di cui è presidente Matteo Galli e segretario Domenico Alberti.

"L’Alta Velocità riduce drasticamente i tempi di percorrenza verso i principali poli economici nazionali (Milano, Roma, Bologna, Napoli). Per un territorio come quello di Arezzo, oggi ai margini delle grandi direttrici AV, questo significa:

  • maggiore attrattività per imprese e investitori

  • ampliamento del mercato del lavoro (pendolarismo qualificato)

  • incremento dei flussi turistici di breve e medio periodo

L’accessibilità è uno dei fattori più correlati alla crescita del PIL locale secondo la letteratura economica sui trasporti".

Secondo Sava l’impatto economico di una stazione AV si articola su più livelli. Effetti diretti come: occupazione legata alla costruzione e alla gestione dell’infrastruttura; servizi ferroviari, manutenzione, sicurezza. Effetti indiretti: sviluppo di servizi complementari (ristorazione, logistica, ricettività), crescita del valore immobiliare e degli investimenti urbani nell’area della stazione. E poi gli effetti indotti: aumento dei redditi locali e dei consumi, rafforzamento del tessuto produttivo esistente.

"Studi comparabili su infrastrutture AV in Italia e in Europa indicano che questi effetti generano un moltiplicatore economico significativo, soprattutto nei territori di medie dimensioni".

E veniamo ai numeri, basati su situazioni simili. "Sebbene non esista ancora uno studio ufficiale dedicato esclusivamente a Rigutino, analisi su casi analoghi mostrano che:

  • l’introduzione di una stazione AV può portare a un incremento del PIL locale o regionale compreso tra l’1% e il 3% nel medio periodo (3–5 anni dall’entrata in esercizio)

  • l’effetto è maggiore quando la stazione serve un bacino ampio e interregionale, come quello che comprende Arezzo, Valdichiana, Alto Tevere e parte dell’Umbria

In termini occupazionali, stime preliminari parlano di oltre mille posti di lavoro tra diretti e indiretti, con ricadute evidenti sul valore aggiunto prodotto dal territorio".

Nelle convinzioni del comitato Sava "la stazione AV a Rigutino non rappresenterebbe solo un vantaggio locale, ma un elemento di riequilibrio infrastrutturale lungo l’asse nord–sud, oggi fortemente concentrato su poche grandi città". Per Arezzo e le aree limitrofe significherebbe tre cose: "uscire da una condizione di marginalità infrastrutturale; rafforzare la competitività delle imprese locali; creare le condizioni per una crescita economica stabile e duratura".

La conclusione che il comitato Sava pone sul piatto delle istituzioni e della politica, è la seguente: "Investire in una stazione AV a Rigutino non è una spesa, ma una leva di sviluppo. L’esperienza di altri territori dimostra che infrastrutture di questo tipo incidono direttamente sul PIL, sull’occupazione e sulla qualità complessiva dell’economia locale. La vera domanda, quindi, non è se una stazione AV serva al territorio, ma quanto costa continuare a non averla."

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