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Arezzo

Il ministro della Cultura Giuli: "Ecco a voi la Minerva simbolo di ingegno e laboriosità". La dea, lo spritz e la promessa mantenuta

Il bronzo etrusco è tornato da Firenze nella città dove fu scoperto. In mostra fino a settembre. Una storia di comunità

Luca Serafini

15 Febbraio 2026, 00:22

Il ministro Giuli e la Minerva

Il ministro Giuli e la Minerva

Minerva è un bronzo che ti guarda fisso e ti interroga, una donna di guerra e di pace sospesa tra passato e futuro. Ora la dea è tornata a casa.

La statua riemersa ad Arezzo nel 1541 là dove in epoca romana sorgeva una casa vip, partita quasi subito per Firenze come dono a Cosimo I dei Medici, da ieri è nella sua città a nove anni dall’ultima volta. Rimarrà esposta al Museo archeologico Mecenate fino al 6 settembre.

La dea Minerva sintetizza l'ingegno, l'intuito, l'intelletto, l'operosità di questa meravigliosa città” dice il ministro Alessandro Giuli durante l’inaugurazione, fiero di aver mantenuto la promessa fatta lo scorso ottobre agli aretini. Il ministro alla Cultura, ammira a lungo la statua nel suggestivo allestimento, poi ne sottolinea la “femminilità consapevole” e la “sapienza in armi” che esprime.

Identità e laboriosità di un popolo, quello aretino, dove le donne hanno inciso non poco: combattenti e produttive, tra famiglia, campi, fabbriche e battaglie. Protagoniste nell’antichità e in tempi moderni. Guardi la Minerva e pensi anche alle operaie della Lebole o alle donne dell’oro, abili nella manualità con i gioielli, o imprenditrici illuminate.

L’idea del ritorno della Minerva, ricorda Giuli, scattò a margine di una visita istituzionale (per il restauro della Pieve, la chiesa gioiello) in un momento di rilassamento: quello dell’aperitivo. “Tra spritz e Negroni”, dice sorridendo il ministro del governo Meloni. “Sì, quel giorno insieme al sindaco e al prefetto, con la senatrice Petrucci e il consigliere regionale Veneri, con i funzionari del ministero, ci siamo detti: facciamo tornare la Minerva”.

Condivisione, unità di intenti. “E poi - continua il ministro - se don Alvaro dice che la Minerva deve tornare, si deve fare...”, riferendosi alla richiesta del parroco di Colcitrone, il quartiere dove in San Lorenzo fu ritrovata la Minerva, casualmente, durante lo scavo di un pozzo dove c’era una la casa di un notabile del I secolo avanti Cristo. E tra gli arredi, aveva quel bronzo di età ellenistica proveniente dalla Magna Grecia, forse da Taranto.

Far circolare la bellezza e la sapienza, proteggere la cultura e valorizzarla è nostro compito”, va avanti Giuli in un museo affollato dove interviene anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: “La Minerva oltre a rappresentare un capolavoro dell’arte antica è anche un simbolo potente di identità, di memoria e di appartenenza” dice Giani. “Ritrovarla e raccontarla significa restituire alla comunità un pezzo della propria storia. La cultura è questo: custodire il passato per dare forza al presente e costruire il futuro. Arezzo oggi lo dimostra con orgoglio”.

La logica dell’operazione, evidenzia il ministro Giuli, è quella del progetto Semi di Comunità - Piano Olivetti: lavoro di gruppo nei territori, coordinamento tra musei, ascolto, valorizzazione e ritorno delle opere nei luoghi di provenienza.

Come questa divinità personificata fatta di bronzo (con la tecnica della cera persa) che alcune bravissime attrici rendono poi palpabile e viva durante l’evento al museo, con una serie di coinvolgenti quadri, dal mondo etrusco a quello greco a quello romano, all’oggi.

Anche se è seconda dietro alla Chimera, il simbolo di Arezzo, la Minerva viene decantata dal sindaco Alessandro Ghinelli: “Questa statua ci dice chi siamo: testa e cuore. Artigiani nel dna. Primo distretto orafo europeo. E poi questa giornata proprio alla vigilia della Madonna del Conforto tocca un altro tasto della nostra identità”.

Il ministro annuisce e rimarca: “Questo ritorno è un elemento di concordia tra le istituzioni e di gioia per la comunità locale”.

Per i greci figlia di Zeus (Atena), Minerva anticipa nel mondo pagano l’Immacolata concezione, dice ancora il ministro Giuli: “Sapienza che viene dal cielo”. Per il direttore del Museo archeologico di Firenze, Daniele Federico Maras, la Minerva è “simbolo dell’unità italiana”, tra Magna Grecia e Toscana, inserita nel primo museo della nazione (1870) di Firenze.

In quello di Arezzo, in via Margaritone, un percorso tutto da scoprire conduce il visitatore, a partire da oggi, alla conoscenza dell’eroica Minerva e dei suoi significati (protettrice di un sacco di categorie) e della Arezzo romana. Alla prima uscita, ieri, c’erano le autorità istituzionali e militari, tanti esponenti di Fratelli d’Italia, dal commissario provinciale Simona Petrucci in giù.

Insieme con il ministro Giuli, il Capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, Alfonsina Russo; il direttore generale Piano Olivetti per la cultura, Stefano Lanna; la Direttrice regionale Musei nazionali della Toscana, Carlotta Paola Brovadan. A fare gli onori di casa la direttrice del museo Maria Gatto.

L’allestimento è di sicuro impatto. Luci, parole, suoni. L’assetto da battaglia della dea - un metro e mezzo di fierezza - sono indiscutibili. Egida con testa di gorgone, elmo corinzio, bardatura: “Sapienza in armi, la Minerva esprime la coesione sociale di una grande comunità, tirrenica e poi italica; dal popolo etrusco, poi ibridato, che ha contribuito a fondare Roma”.

Radici e futuro dice il ministro Alessandro Giuli. “Sapere chi siamo stati ci aiuta a capire dove andare”. E ancora: “Sapere, volere, conoscere, soprattutto condividere”.

Ma è anche gentilezza, la Minerva, con quel tocco rosa delle labbra. E attraverso una delle attrici che la interpreta, parla e ammonisce, su un piedistallo, e invita alla pace con un ramo di ulivo in mano.

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