LA STORIA
Segnare il fuoco di Sant'Antonio
Il “dono” lo ha ricevuto circa 40 anni fa dal suocero. Una notte di Natale, a mezzanotte.
Scritta così sembra parlare di riti o stregonerie e invece quel “dono” ancora oggi è la salvezza per tanti.
Per coloro che si rivolgono a lui per “farsi segnare il fuoco di Sant’Antonio”.
Perché anche nel 2026 - accanto alle cure mediche che ci sono - spesso abbiamo bisogno di credenze popolari.
Persone che sembrano arrivare da un’altra epoca, alle quali però in tanti si rivolgono ancora oggi, nel secolo numero 21. Perché? “Non lo so il motivo, so solo che da me arrivano da tutta Italia, anche dalla Svizzera e addirittura vengono medici che a battuta mi dicono ‘con tutto quello che ho studiato, alla fine mi devo rivolgere a lei’”.
Lui ha 73 anni, è aretino e un nome che è quasi un destino: Salvatore.
“Basta così - ci dice se gli chiediamo il cognome - perché non ho bisogno di farmi pubblicità. Io lo faccio gratis, da 40 anni”.
E racconta: “Il ‘dono’ me lo ha dato mio suocero e a lui glielo aveva passato un suo compagno sotto le armi. Non sempre le persone sono disposte ad accettarlo. Io lo sono stato quasi più per autoesclusione degli altri perché avevano detto di no”.
E così in una notte che è magica a prescindere, Salvatore racconta questo prezioso passaggio di mano: “Era la notte di Natale - dice Salvatore - e attraverso un rito fatto di preghiere ho ricevuto il dono”.
E da allora Salvatore ha cominciato a “segnare il fuoco di Sant’Antonio e le bruciature”.
Racconta che da lui vengono persone da ogni parte della provincia di Arezzo, ma non solo. “Anche da Roma e dalla Svizzera”, persino mentre parliamo sa che una persona arriverà nel pomeriggio per farsi segnare il fuoco di Sant’Antonio.
“Bisogna farlo sfogare il fuoco di Sant’Antonio - dice ancora Salvatore - Ho visto persone arrivare da me con grande sofferenza e poi, una volta giunte a casa, cominciare a migliorare e mi hanno telefonato per ringraziarmi”.
Un rito relativamente breve, ma che produce sollievo per chi lo riceve. E Salvatore in questi anni ha aiutato le persone anche a casa loro, quelle che non si potevano muovere.
“Mi chiamano e io vado da loro. Sono arrivato a Montevarchi per esempio, o in qualunque posto mi hanno cercato. Non me la sento di dire no a chi ha bisogno di me”.
Salvatore ha ricevuto il dono per guarire il fuoco di Sant’Antonio e le scottature. “Ma ci sono altre persone che per esempio segnano gli orzaioli o le verruche”, dice ancora Salvatore che da quando ha iniziato non ha mai voluto un’offerta.
“Io lo faccio a fin di bene e non voglio assolutamente niente. Niente soldi, nessuna ricompensa”.
E un giorno Salvatore dovrà passare il dono ad un’altra persona che sia della sua famiglia o un conoscente.
Perché ci sono riti, usanze e anche mestieri che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire. E uno è proprio questo.
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