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Arezzo

Crolla chiesa del medioevo: incuria, intemperie e burocrazia. Tetto scoperchiato a San Clemente, dentro anche dipinti

E' privata ma tra i monumenti più antichi del territorio, appelli a vuoto sul degrado. Passata all'asta a nuovi proprietari: obiettivo restauro

Luca Serafini

19 Febbraio 2026, 07:02

Chiesa che crolla

San Clemente, la chiesa che crolla a Sant'Andrea a Pigli

La chiesetta del Trecento crolla nel silenzio della collina di olivi. Davanti al rudere circondato dalla recinzione di plastica arancione, c'è un cartello di pericolo generico, quello col punto esclamativo, mentre un altro triangolo segnala lavori in corso. Ma il cantiere, almeno per ora, non c'è a Sant'Andrea a Pigli dove la chiesa bassomedievale di San Clemente ha il tetto sfondato, l'abside sventrata, le pareti e il campanile instabili. Uno sfacelo che in questi giorni rimbalza nei social tra foto e commenti.

Quando il compianto monsignor Angelo Tafi, erudito conoscitore e divulgatore del passato e dei tesori di Arezzo, veniva da queste parti, diceva: “Qui davvero il salire è un discendere nelle profondità della storia”. Ma adesso, a distanza di tempo e dopo molti allarmi inascoltati, c'è un monumento tra i più preziosi del territorio che sprofonda. Nonostante i reiterati appelli degli studiosi, Santino Gallorini e Marco Botti in primis.

L'edificio non è patrimonio della Chiesa, ma appartiene a un privato subentrato da poco. Dopo vari passaggi, la chiesa è andata all'asta circa un anno fa ed ha una proprietà che ad oggi non siamo riusciti a individuare con certezza e a contattare. Ma da quanto abbiamo raccolto tra i bene informati, si tratta di persone serie, intenzionate a restaurare la struttura, spinte dalla passione per la cultura e la memoria storica.

Il fatto è che la burocrazia con i suoi tempi e labirinti, sarebbe riuscita a piazzare ostacoli, tanto da complicare il percorso e ritardare anche un'operazione come questa, ispirata dai migliori propositi. Intanto il degrado della chiesa di San Clemente è stato progressivo e implacabile nel corso degli anni, nonostante gli obblighi di conservazione e di tutela. Ci saranno stati problemi, traversie. Non siamo qui a giudicare. Di sicuro intemperie e incuria. Fatto sta che si è arrivati a questo punto, così triste, che val la pena ripetere le parole usate dal giornalista culturale Botti davanti al crollo: “Mi sanguinano gli occhi e il cuore”. C'è chi se la ricorda in buono stato, questa chiesa vetusta e ricca di storia. Il portale che guarda la valle sottostante e Arezzo, insieme alla parte bassa della struttura, è originale. Tanta roba. All'interno poi c'è un dipinto attribuito ai seguaci di Spinello Aretino. Insomma, benché privato, è un monumento che ha accompagnato nei secoli la storia aretina, quindi da salvaguardare, proteggere, tramandare. Invece viene giù a pezzi.

Come Corriere di Arezzo ci eravamo occupati del bando d'asta nell'agosto del 2023. Incuriositi da quell'annuncio di vendita al miglior offerente della chiesetta a Sant'Andrea a Pigli, un tiro di schioppo da Arezzo, ex luogo di spirito e di arte. Partita da un prezzo di 100 mila euro, dopo vari tentativi andati a vuoto era scesa a 30.874 euro. Pietre che raccontano di secoli di storia e di vita aretina, negli interni tracce di religiosità e tradizione. Già compromessa nel tetto, ci domandavamo chi potesse mai farsi avanti per comprarla.

Qualcuno si è fatto avanti e l'ha presa. Ora che si sono riaccesi i riflettori su San Clemente, l'auspicio è che si metta mano al restauro. All'epoca Marco Botti disse: “È un piccolo gioiello e dispiace vederlo andare a pezzi, sarebbe un luogo ideale per ospitare eventi”. La chiesa non è neanche sconsacrata. Ha un assetto gotico, sull'architrave del portale c'è la data 1314. Forse era dedicata al San Clemente I, pontefice agli albori del Cristianesimo, o come ipotizza lo storico Santino Gallorini al papa Clemente V morto proprio quell'anno. Nella sua antica storia la chiesa non ha mai avuto cura di anime, vi si celebravano cerimonie con confratelli in cappe bianche.

All'interno - si fa per dire dato che è scoperchiata - c'è un affresco che raffigura Sant'Antonio Abate attribuito ad un seguace di Spinello Aretino. Altre pitture sono riferibili a XIV e XV secolo. Dopo che un più su, salendo la collina sotto Lignano, la famiglia Parati ha recuperato la chiesa di Santa Maria a Pigli, ora è il turno di San Clemente. E se davvero gli uffici degli enti pubblici frenano il recupero, nell'attesa del via libera che almeno si mettano puntelli d'emergenza e si apponga una protezione sulla copertura per difendere le pitture.

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