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Arezzo

Giovanni Raspini: "Nella chiesa medievale che crolla vogliamo creare un spazio espositivo per l'arte, ma attendiamo l'ok del Comune"

Il caso di San Clemente, edificio del 1314, con il tetto venuto giù. Il designer imprenditore dei gioielli è consulente della proprietà

Luca Serafini

20 Febbraio 2026, 06:41

Giovanni Raspini

Giovanni Raspini e la chiesa che crolla

Creare uno spazio d'arte per mostre ed eventi di livello racchiuso tra le pareti di pietra della chiesa medioevale che crolla a Sant'Andrea a Pigli, un tiro di schioppo da Arezzo.

È il progetto di Giovanni Raspini, architetto, designer e imprenditore la cui azienda è un brand internazionale di prestigio dei gioielli e degli oggetti in argento lavorati artigianalmente. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo... la burocrazia.

Sì, dopo aver eseguito mercoledì un sopralluogo alla chiesetta di San Clemente (che sul portale di pietra reca la data 1314) e dopo averne documentato le condizioni di sfacelo, come Corriere di Arezzo andiamo avanti per approfondire e capire.

È una proprietà privata, acquistata all'asta meno di due anni fa per circa 50 mila euro, dopo 4 rilanci. Il tempo passa, San Clemente è lì che aspetta e cade.

- Raspini, lei cosa c'entra con la chiesa che va a pezzi?

Non è mia, ma sono il consulente del proprietario: sono architetto iscritto all'Ordine. Ho un'idea, un progetto che attende il via libera e che vorremmo realizzare, così come in precedenza ho fatto per la torre duecentesca di Petroio, per palazzo San Cristoforo a Lucignano e per il cinquecentesco Palazzo dei Topi d'argento a Monte San Savino.

- E qual è il progetto?

Si tratta di un piccolo ambiente, ma carico di storia e fascino, in posizione splendida, ideale per accogliere delle esposizioni di grandi artisti. No, nessuna trasformazione ardita, tutto nel rispetto dell'architettura esistente.

- Cosa aspettate?

Aspettiamo l'autorizzazione dagli uffici del Comune di Arezzo.

- Non dalla Soprintendenza?

Non ci crederà, ma questo edificio che pur risale al Trecento non è vincolato.

- Ah. E in Comune che ostacoli sono sorti?

La burocrazia regna e viaggia su tempi diversi da quelli reali. Abbiamo già la ditta di costruzioni pronta a lavorare, con un investimento previsto di 100-150 mila euro. Pare che tutto il problema riguardi la parte posteriore della chiesa, crollata. La ex sacrestia o mini canonica, piccola, sarà di tre metri per cinque, dove vorremmo poter realizzare un minimo di ambiente con servizi a supporto del piccolo museo. L'ok non arriva per quell'intervento necessario a servizio dell'ambiente espositivo. Ma mica vogliamo fare un ampliamento, o costruirci una casa o chissà cosa... Fatto sta che la pratica presentata dal geometra Gianluca Tonioni è ancora ferma. Avremmo il permesso solo per il tetto, ma vogliamo recuperare tutto contestualmente con un cantiere unico.

- Intanto la chiesetta è scoperchiata e ogni giorno che passa è peggio.

Voglio confidare in una autorizzazione in tempi veloci, dopo tanta attesa.

- I terreni circostanti di chi sono?

Di altri proprietari, alcuni non si sa neanche a chi appartengano. Per allestire il cantiere dovremmo per forza prendere un piccolo spazio accanto ai muri della chiesa.

- In che condizioni si trovano le pitture all'interno?

Pessime. Al momento dell'acquisizione all'asta era già tutto compromesso, degradato. L'unico obiettivo dell'operazione era ridare nuova vita e una funzione culturale alla ex chiesa. Speriamo che dal municipio arrivi presto l'autorizzazione.

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