Arezzo
Giovanni Raspini e la chiesa che crolla
Creare uno spazio d'arte per mostre ed eventi di livello racchiuso tra le pareti di pietra della chiesa medioevale che crolla a Sant'Andrea a Pigli, un tiro di schioppo da Arezzo.
È il progetto di Giovanni Raspini, architetto, designer e imprenditore la cui azienda è un brand internazionale di prestigio dei gioielli e degli oggetti in argento lavorati artigianalmente. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo... la burocrazia.
Sì, dopo aver eseguito mercoledì un sopralluogo alla chiesetta di San Clemente (che sul portale di pietra reca la data 1314) e dopo averne documentato le condizioni di sfacelo, come Corriere di Arezzo andiamo avanti per approfondire e capire.
È una proprietà privata, acquistata all'asta meno di due anni fa per circa 50 mila euro, dopo 4 rilanci. Il tempo passa, San Clemente è lì che aspetta e cade.
- Raspini, lei cosa c'entra con la chiesa che va a pezzi?
Non è mia, ma sono il consulente del proprietario: sono architetto iscritto all'Ordine. Ho un'idea, un progetto che attende il via libera e che vorremmo realizzare, così come in precedenza ho fatto per la torre duecentesca di Petroio, per palazzo San Cristoforo a Lucignano e per il cinquecentesco Palazzo dei Topi d'argento a Monte San Savino.
- E qual è il progetto?
Si tratta di un piccolo ambiente, ma carico di storia e fascino, in posizione splendida, ideale per accogliere delle esposizioni di grandi artisti. No, nessuna trasformazione ardita, tutto nel rispetto dell'architettura esistente.
- Cosa aspettate?
Aspettiamo l'autorizzazione dagli uffici del Comune di Arezzo.
- Non dalla Soprintendenza?
Non ci crederà, ma questo edificio che pur risale al Trecento non è vincolato.
- Ah. E in Comune che ostacoli sono sorti?
La burocrazia regna e viaggia su tempi diversi da quelli reali. Abbiamo già la ditta di costruzioni pronta a lavorare, con un investimento previsto di 100-150 mila euro. Pare che tutto il problema riguardi la parte posteriore della chiesa, crollata. La ex sacrestia o mini canonica, piccola, sarà di tre metri per cinque, dove vorremmo poter realizzare un minimo di ambiente con servizi a supporto del piccolo museo. L'ok non arriva per quell'intervento necessario a servizio dell'ambiente espositivo. Ma mica vogliamo fare un ampliamento, o costruirci una casa o chissà cosa... Fatto sta che la pratica presentata dal geometra Gianluca Tonioni è ancora ferma. Avremmo il permesso solo per il tetto, ma vogliamo recuperare tutto contestualmente con un cantiere unico.
- Intanto la chiesetta è scoperchiata e ogni giorno che passa è peggio.
Voglio confidare in una autorizzazione in tempi veloci, dopo tanta attesa.
- I terreni circostanti di chi sono?
Di altri proprietari, alcuni non si sa neanche a chi appartengano. Per allestire il cantiere dovremmo per forza prendere un piccolo spazio accanto ai muri della chiesa.
- In che condizioni si trovano le pitture all'interno?
Pessime. Al momento dell'acquisizione all'asta era già tutto compromesso, degradato. L'unico obiettivo dell'operazione era ridare nuova vita e una funzione culturale alla ex chiesa. Speriamo che dal municipio arrivi presto l'autorizzazione.
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