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Incidente stradale

Ucciso insieme al cane sulle strisce pedonali: ricostruita la dinamica. L'auto a 70 kmh nel centro abitato, l'urto senza fermarsi a soccorrere

La morte di Donato De Carlo investito a Terontola, l'automobilista indagato, l'ombra della guida in stato di alterazione

Luca Serafini

25 Febbraio 2026, 07:09

Donato De Carlo

Donato De Carlo aveva 60 anni

Donato De Carlo quella sera passò con il cane al guinzaglio davanti al negozio della fruttivendola del paese che data l'ora stava chiudendo, fece un cenno di saluto senza fermarsi, diretto a casa, ma andò inconsapevole incontro alla morte. Pochi passi dopo infatti venne travolto e ucciso da un'auto insieme al suo cagnolino sulle strisce di uno degli attraversamenti pedonali del centro abitato di Terontola lungo la Sr 71 che in quel tratto si chiama via I Maggio.

Erano le 19,49 di lunedì 29 settembre e di quel tragico investimento ora c'è la ricostruzione esatta della dinamica, fatta per conto della procura di Arezzo dall'ingegnere Fabio Canè nell'ambito del procedimento penale che vede un automobilista cortonese, F.S., 41 anni, indagato per omicidio stradale aggravato dal fatto di non essersi fermato a prestare aiuto: omissione di soccorso.

L'Audi A4 Avant scura andava a 70 km all'ora, è stato ricostruito. Il conducente della macchina proveniente dalla parte di Castiglione del Lago, centrò il sessantenne e il cagnolino di piccola taglia che avevano già superato la striscia di mezzeria per raggiungere l'altro marciapiede di là dalla strada. L'automobilista li urtò in pieno come se non li avesse visti. Poi tirò dritto nonostante l'impatto e benché il vetro anteriore fosse gravemente compromesso con visibilità ridotta.

A Terontola sentirono il botto e uscirono in strada. Vani furono i soccorsi.

Per De Carlo, nato il 2 agosto 1965, che aveva lavorato nella ristorazione, vedovo e padre di due figli, la morte fu immediata e altrettanto lo fu per il cane. Quest'ultimo, sbalzato di circa trenta metri, urtò sul muro di una casa e ricadde a terra. De Carlo finì sull'altro lato a venti metri: venne colpito dal parafango dell'Audi, quindi caricato sul cofano motore e sul parabrezza, infine rotolò nella parte sinistra della carreggiata. Nella collisione, il guinzaglio si sfilò dal collo del cane e andò a sbattere sulla carrozzeria dell'auto dove ha lasciato il segno.

Il pm Laura Taddei dopo aver acquisito la consulenza tecnica di Canè, ora ha tutti gli elementi per chiudere l'inchiesta, con la richiesta di rinvio a giudizio per il processo che definirà le conseguenze penali del fatto colposo. Il 41enne è agli arresti domiciliari.

All'accertamento sulla dinamica hanno partecipato anche Renato Colia, consulente per l'indagato, che è difeso dall'avvocato Piero Melani Graverini, e Giorgio Lachi consulente nominato dalle parti offese, i familiari, assistiti dall'avvocato Gabriele Zampagni.

La relazione di Canè si è svolta in base ai rilievi dei carabinieri, alle riprese delle telecamere, alle indagini, alle testimonianze, ai sopralluoghi. È il racconto dettagliato e crudo di una sciagura della strada non proprio figlia del caso sulla quale grava anche l'ombra della cocaina. Tracce ne furono riscontrate dagli inquirenti nell'organismo del 41enne che disse di averla assunta una volta tornato a casa. Non si può dimostrare che l'assunzione sia stata precedente all'incidente, anche se per il consulente le modalità dell'investimento lo rendono compatibile con l'alterazione da sostanze psicotrope.

L'ora era serale, sole già tramontato, ma luogo ben illuminato dai lampioni. Contesto urbano con ai lati abitazioni, negozi, il limite di velocità di ogni centro urbano (50 kmh), gli attraversamenti pedonali. Tutto doveva invitare ad una guida accorta, prudente, responsabile. Non fu così.

Proprio sulle strisce l'impatto, senza una frenata né prima né dopo. Sentito il tonfo, qualcuno si affaccia dai negozi e dalle finestre e scorge la sagoma del veicolo che prosegue verso Cortona. Più avanti, poi, il rilevatore delle targhe al Riccio prenderà il numero dell'Audi. Furono i carabinieri di Terontola con un'indagine lampo a risalire al "pirata della strada", come venne definito nelle cronache per aver lasciato sull'asfalto esanime un pedone travolto. A bordo della macchina quella sera l'uomo aveva anche la figlioletta piccola. Proseguì verso casa. I militari dell'Arma trovarono l'Audi in luogo appartato. Emerse anche che il 41enne guidava con la patente scaduta e mai rinnovata da due anni.

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