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2 marzo

"Entrai nel treno e vidi Petri a terra, quel giorno cambiò l'Italia". Il soccorritore, il poliziotto ucciso dalle Br, l'anniversario

Cerimonia alla stazione del conflitto a fuoco con i terroristi. Ci saranno il capo della Polizia e il sottosegretario agli Interni

Luca Serafini

02 Marzo 2026, 07:14

Petri

Emanuele Petri e il treno 2304 dopo la sparatoria

Massimo Gallastroni è uno di quegli uomini con il giubbotto di colore ciano e giallo della Misericordia che si vedono nelle foto e nei filmati davanti al treno della sparatoria. Era il 2 marzo 2003.

Oggi a 23 anni da quel giorno, come sempre ci saranno solenni cerimonie a Castiglion Fiorentino, davanti alla stazione dove si fermò l'interregionale 2304 dopo il conflitto a fuoco tra polizia e nuove Brigate Rosse: è annunciata la presenza del sottosegretario agli Interni, Nicola Molteni, e del capo della Polizia, Vittorio Pisani.

Gallastroni, 56 anni, tuttora autista soccorritore della Misericordia, in questo periodo in convalescenza dopo un intervento ortopedico, quella mattina poco dopo le 8.30 entrò nel vagone con gli altri soccorritori. Certe immagini le ha scolpite dentro.

- Come fu chiamato per prendere parte a quell'emergenza?

Avevo fatto il turno di notte e nella fase di cambio con i colleghi, ci telefonarono dal 118 perché era arrivata la richiesta d'intervento per una sospetta lesione in treno da colpo di arma da fuoco. Si pensava ad un gesto volontario, un suicidio, quindi era probabile che servisse un aiuto in più. Così mi unii agli altri.

- Arrivati alla stazione, quale fu il primo impatto con la scena?

C'era il treno fermo sul binario 3 con gente affacciata ai finestrini che ci indicava la carrozza dove era successo il fatto. Appena entrato dentro al vagone sentii un forte odore di polvere da sparo. Io e gli altri vedemmo subito il poliziotto disteso a terra, Emanuele Petri, che era già morto. In posizione supina. C'erano pistole a terra. Non potevamo ovviamente sapere cosa era successo. C'erano altre persone ferite.

- Il terrorista e il poliziotto Bruno Fortunato.

Sì. Mario Galesi era anche lui per terra, vivo, ma non parlava, non si lamentava, non chiedeva aiuto. Si teneva la mano sull'addome. E più avanti c'era il poliziotto Bruno Fortunato, ferito anche lui. Lo soccorremmo. Ci disse che era stato colpito al petto.

- E Nadia Desdemona Lioce?

Quando siamo saliti a bordo la donna era stata già bloccata dal terzo poliziotto, che poi la fece scendere e la fermò, legata con le manette ad un palo. Ricordo ancora che la Lioce ci guardava con uno sguardo fisso, di ghiaccio. Senza battere ciglio, impassibile.

- Poi?

Dopo aver fatto scendere i feriti, caricati sulle ambulanze, siamo rimasti sul posto in attesa delle autorità. Eravamo in sei, con il medico. Ci fu la constatazione del decesso del povero Petri, raggiunto dal colpo di pistola fatale. No, nel vagone non c'era molto sangue. Ma la scena era drammatica. In breve alla stazione di Castiglion Fiorentino arrivò il mondo. All'inizio si era sparsa la voce di una terza persona, un altro terrorista, e le forze dell'ordine fecero irruzioni nelle carrozze, controllarono tutto, anche i bagni. I brigatisti erano solo due. Verso mezzogiorno il magistrato concesse il nulla osta per la rimozione del corpo e noi della Misericordia lo deponemmo nella cassa del recupero. Fu un momento da brivido. Che poi è rimasto impresso nelle fotografie e nei video che fanno parte della storia d'Italia.

- Cosa le rimane di quella mattina?

Una situazione incancellabile. Poi abbiamo capito di cosa si trattava. Ci eravamo trovati sulla scena di un evento tragico e di valore storico, perché il sacrificio di Petri ha permesso allo Stato di liberarsi della minaccia dei terroristi che avevano ucciso e avrebbero continuato a farlo -.

Emanuele Petri facendo con diligenza il suo lavoro quella mattina aveva controllato i documenti dei due passeggeri. C'era qualcosa che non tornava. Erano carte false. I terroristi partiti da Roma andavano ad un incontro ad Arezzo, per portare avanti i loro spietati piani di follia e di sangue. Quel 2 marzo segnò la morte di Petri e anche la fine delle nuove Br, grazie alle indagini sviluppate successivamente. Stamani si farà memoria di quel gesto e del sacrificio del poliziotto. Con la presenza di alte cariche dello Stato, con i familiari (Alma moglie di Lele, Leopoldo il fratello, Angelo il figlio poliziotto), con la gente, con i giovani. Alle 11,30. Pensiero rivolto anche agli altri due poliziotti che erano con il Sovrintendente capo Petri, decorati anche loro con la medaglia d'oro, Di Fronzo e Fortunato, quest'ultimo morto tragicamente negli anni successivi per un gesto che non si può non intendere come contraccolpo interiore a quella mattina di sangue.

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