CRONACA
Ernesto Piomboni con la moglie
“Bloccati a Sydney per colpa della guerra. Dovevamo rientrare ad Arezzo il 1 marzo, non sappiamo quando lo potremmo fare”.
Ernesto Piomboni, collaboratore della società di calcio Olmoponte Santafirmina, originario di Ponticino, si trova all’altro capo del mondo da un mese. È insieme alla moglie e, come ogni anno, è andato a trovare sua figlia che vive in Australia. Ma sabato mattina, il giorno in cui è scoppiato il conflitto in Iran, che coincideva con il ritorno a casa, Ernesto e la moglie Luisa sono stati bloccati dagli oltre 1.800 voli cancellati e adesso non sanno quando potranno fare rientro ad Arezzo.
La loro odissea comincia, appunto sabato 28 febbraio. Racconta Ernesto: “Intorno alle 18 ci siamo recati in aeroporto per fare, con calma, tutte le operazioni d’imbarco previsto alle 20.45. Il volo sarebbe dovuto partire un'ora dopo, vale a dire alle 21.45. L'imbarco è cominciato con una mezzora di ritardo. Invece che alle 20.45, come era previsto, verso le 21.20. Siamo entrati in aereo, che era già tutto pieno. 500 passeggeri, anche perché oltre a quelli diretti verso l'Europa, ce ne erano diversi che arrivavano da altri aeroporti e che avevano fatto scalo. Sembrava però tutto normale. Ci siamo messi seduti e abbiamo cominciato ad aspettare che i motori venissero accesi. Ma dopo due ore di attesa, l'altoparlante dell'aereo, che tra l'altro si sentiva malissimo, ci ha comunicato che dovevamo lasciare l'aereo e dovevamo scendere e che le autorità, a chi non lo aveva, avrebbero consegnato un visto provvisorio specialmente a chi arrivava da altre destinazioni”.
“Per entrare in Australia - spiega Ernesto Piomboni - ci sono formalità importanti”.
Riprende il racconto: "A quel punto siamo tutti scesi con molta lentezza dall'aereo e ci hanno fatto fare un percorso lunghissimo. Tanto che dalle partenze ci siamo ritrovati agli arrivi. Anche perché non eravamo l'unico volo, ce ne erano altri annullati come il nostro. Per fortuna, considerato che noi avevamo il visto, non abbiamo dovuto fare la lunga coda, ma ci siamo diretti al recupero bagagli. Alla fine siamo usciti dall'aeroporto e tornati a casa di mia figlia intorno alle 2.30 dalle 18 che eravamo dentro.
La mattina del giorno dopo siamo di nuovo tornati in aeroporto per avere ulteriori informazioni e ciò che abbiamo trovato un vero e proprio accampamento. Valigie accatastate, persone che hanno dormito e continuano a dormire lì.
"Domenica - prosegue ancora Ernesto - ci hanno detto che non sapevano ancora niente e che qualsiasi notizia ce l'avrebbero comunicata per mail appena avranno informazioni. Ora abbiamo dieci giorni per richiedere il rimborso e, come noi, stanno cercando di ricollocare anche gli altri passeggeri. Al momento, dalle poche informazioni che abbiamo, le uniche rotte possibili sono quelle artiche che possono fare solo pochissime compagnie aeree cinesi".
Gli ultimi aggiornamenti. “Stamani - lunedì 2 marzo - abbiamo provato a chiedere di essere riprogrammati con un’altra compagnia e abbiamo trovato una sola possibilità la prossima settimana con la Singapore Airlines con due scali e più di 40 ore di viaggio. E' già un’opportunità”.
E conclude: “Rispetto a tante altre persone siamo stati fortunati a non partire. Chi aveva il volo sabato mattina, una volta arrivati a Dubai, sono stati fatti atterrare nel deserto e poi trasferiti in hotel con i missili sopra la testa. Noi non sappiamo quando potremo tornare in Italia. Aspetteremo, certo è che la situazione non è delle migliori. Prendiamo la parte positiva, continuiamo a goderci i nostri nipoti”.
Mentre ad Arezzo tutti i ragazzi e i dirigenti dell'Olmoponte Santafirmina, Calcio Champagne e Dream Team, aspettano il ritorno del loro dirigente tuttofare: “Dai Ernesto, speriamo che la guerra finisca, perché dobbiamo fare tante cose belle”.
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