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Criminalità organizzata

Duro colpo al clan della mafia etnea: sequestro per case e negozi in provincia di Arezzo, ecco dove

Misura di prevenzione contro personaggio di spicco e imprenditore: riciclaggio di denaro di provenienza illecita

Alessandro Cherubini

11 Marzo 2026, 13:29

Maxi sequestro al clan della mafia etnea: ecco dove si trovano case e negozi in provincia di Arezzo

Operazione antimafia tra Catania e la provincia di Arezzo. Sono tutti ubicati a Bibbiena, in Casentino, 38 dei 62 fabbricati sequestrati dalla Guardia di Finanza per un totale di 10,8 milioni di euro ad un esponente di spicco del clan Santapaola-Ercolano e ad un imprenditore edile compiacente.

Il colpo alla criminalità organizzata etnea è stato inferto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania. Sotto il coordinamento della Procura Distrettuale, le Fiamme Gialle hanno eseguito provvedimento di sequestro antimafia emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione. Il provvedimento è scattato nei confronti di Carmelo Salemi, 57 anni, noto come U Ciuraru, e a Giovanni Fabrizio Papa, imprenditore edile ritenuto organico agli interessi del clan Santapaola-Ercolano.

Il decreto di sequestro comprende le quote sociali di tre aziende attive nel settore immobiliare e delle costruzioni: Fabri Immobiliare S.r.l.BF Costruzioni S.r.l. e VRS Immobiliare S.r.l.. Il patrimonio immobiliare sottoposto a vincolo è imponente: 62 fabbricati (di cui 38 situati a Soci nel Comune di Bibbiena e 24 nel Catanese) e 16 terreni, oltre a cospicue disponibilità finanziarie rinvenute sui conti correnti dei soggetti coinvolti. Le costruzioni sequestrate nell'Aretino sarebbero concentrate in una lottizzazione che si compone di ambienti ad uso residenziale ed altri commerciali.

Salemi e Papa erano stati arrestati nel 2024 nell’ambito della celebre operazione Oleandro, condotta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. Nell’ipotesi investigativa, Salemi ricopriva un ruolo di vertice nel Gruppo di Picanello, con poteri decisionali e di risoluzione delle controversie interne alla galassia mafiosa. Giovanni Fabrizio Papa, invece, è descritto dagli inquirenti come l’interfaccia imprenditoriale del sodalizio: avrebbe messo le proprie società a disposizione per il riciclaggio dei proventi illeciti, occultandone la provenienza e reimpiegandoli nel mercato legale dell’edilizia.

Le indagini patrimoniali - riporta un comunicato delle fiamme gialle - hanno evidenziato come Papa, nonostante periodi di detenzione carceraria, fosse pienamente consapevole delle dinamiche del clan, contribuendo al rafforzamento economico del sodalizio attraverso la gestione delle estorsioni e il controllo del territorio. Il Tribunale ha inquadrato entrambi i soggetti come socialmente pericolosi, basandosi sulla storia criminale di Salemi e sul ruolo di «asservimento organico» contestato all’imprenditore Papa.

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