Arezzo
Maria Cristina Squarcialupi presidente Unoaerre
Cento candeline d'oro. Unoaerre compie gli anni. Un secolo vissuto tutto d'un fiato. Tra guerre, boom economico, discese e risalite. Al centro di questa storia aurea ci sono l'uomo e il metallo nobile più amato. L'inizio fu il 15 marzo 1926 con Leopoldo Gori e Carlo Zucchi, pionieri fondatori. Oggi nel ruolo di presidente di Unoaerre c'è una donna, Maria Cristina Squarcialupi, figlia di Sergio, rifondatore nel 2012 dell'azienda dove è nato, che ha salvato e rilanciato. Incontriamo l'imprenditrice Maria Cristina, che è anche presidente di Federorafi, alla vigilia di un anniversario speciale che come primo atto vedrà stringersi in fabbrica lunedì mattina tutti i lavoratori che producono il marchio dei marchi. Una festa di appartenenza, identità, futuro..
- Cento anni di Unoaerre. Cosa si prova standone al vertice?
È un grande orgoglio ma soprattutto una grande responsabilità, ricordando un passato che non sempre è stato felice per Unoaerre. Guidare un'azienda che ha cento anni di storia significa custodire un patrimonio fatto di competenze, di persone e di cultura industriale. Io oggi non lo vivo come un punto di arrivo, ma come l'inizio di un nuovo capitolo.
- Dai pionieri Gori e Zucchi alla rinascita con suo padre Sergio Squarcialupi e oltre. Il futuro sarà sempre targato Arezzo?
Assolutamente sì. Unoaerre nasce ad Arezzo e qui ha le sue radici più profonde. Questo territorio rappresenta uno dei distretti orafi più importanti al mondo e la nostra identità è legata a questa tradizione manifatturiera e a questa città. Il nostro sguardo è internazionale, ma il cuore resta qui.
- Guerre e tensioni mondiali, settore a dura prova: come si fa a mantenere salda la rotta?
Con una visione di lungo periodo e una grande capacità di adattamento. Il nostro è un settore molto sensibile ai cambiamenti geopolitici e alla volatilità del prezzo dell'oro, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli molto elevati. In questo contesto diventa fondamentale avere una struttura solida, diversificare i mercati e continuare a investire in innovazione. Unoaerre è riuscita a farlo grazie al lavoro, alla professionalità e al senso di responsabilità delle persone che ogni giorno contribuiscono alla crescita dell'azienda.
- Il mercato interno da decenni si è ristretto ai minimi termini: sarà possibile farlo ripartire?
Il mercato interno si è ridimensionato, ma non è scomparso. Oggi è cambiato il consumatore: è più attento, più selettivo. Credo che la chiave sia continuare a valorizzare il gioiello non solo come bene prezioso, ma anche come oggetto di design e di significato.
- Qual è il suo primo ricordo legato all'oro nella storia familiare?
Sono nata quando mio padre lavorava già in azienda, che allora si chiamava Gori & Zucchi, quindi sono cresciuta in un ambiente in cui l'oro e l'oreficeria facevano parte della vita quotidiana. I laboratori, le persone al lavoro, la trasformazione della materia preziosa erano per me qualcosa di naturale, quasi familiare. Poi è nata Chimet: è lì che ho “incontrato” per la prima volta l'oro liquido, quella grande colata incandescente che scorre come lava luminosa e che ancora oggi riesce ad affascinarmi e a incantarmi. In quel momento ho percepito davvero la magia del nostro lavoro. C'è qualcosa di quasi alchemico (io sono laureata in chimica!) nel vedere una materia preziosa trasformarsi davanti ai tuoi occhi. Ancora oggi, ogni volta che assisto a quella colata, provo lo stesso stupore di allora.
- Ha sempre avuto chiara l'idea che questo fosse il suo mondo, il suo lavoro?
Assolutamente no: facevo altro. Lavoravo in Lasi, l'azienda di famiglia che si occupa di servizi alle imprese. Però, guardandomi indietro e visto il mio innamoramento nei confronti di questo mondo, credo che sia stato un percorso naturale. Mio padre ci ha visto lungo anche in questo caso!
- Che rapporto ha con i lavoratori che ogni giorno pensano e realizzano i prodotti Unoaerre?
Per me le persone sono il vero valore dell'azienda. Dietro ogni gioiello c'è competenza, esperienza e passione. Cerco sempre di mantenere un rapporto diretto e di valorizzare il contributo di chi ogni giorno rende possibile il nostro lavoro.
- I giovani e questo tipo di attività creativa o in fabbrica: c'è attrazione o preferiscono altro?
L'attrazione c'è ancora, ma dobbiamo saper raccontare meglio questo mondo. Il lavoro orafo è spesso percepito come qualcosa di lontano: richiede certamente competenze tecniche importanti, ma offre anche creatività, innovazione e opportunità di confronto con mercati internazionali. Allo stesso tempo è cambiato il modo in cui i giovani guardano al lavoro. Oggi cercano ambienti professionali dove contano le relazioni, la qualità dell'organizzazione, le possibilità di crescita e strumenti di welfare che consentano un equilibrio migliore tra vita e lavoro. Per questo le imprese hanno una responsabilità importante: non solo trasmettere competenze, ma costruire luoghi di lavoro attrattivi, dove i giovani possano vedere un futuro e sentirsi parte di un progetto.
- Il welfare, far stare bene le maestranze: come declinate questo aspetto?
Crediamo molto nel benessere delle persone. L'azienda è da sempre particolarmente attenta al welfare e al benessere dei propri dipendenti: welfare aziendale significa creare un ambiente di lavoro sano, investire in formazione, sicurezza e qualità della vita lavorativa. Un'azienda cresce davvero solo se crescono anche le persone che ne fanno parte.
- Gioielli, metallo prezioso ma anche bigiotteria di alto livello: quanto incide nel vostro lavoro?
Il mercato oggi è molto diversificato. Accanto alla gioielleria in metallo prezioso esiste una domanda crescente di prodotti più accessibili ma con alto contenuto di design. Per noi è importante saper interpretare entrambe le dimensioni e ormai da diversi anni la nostra linea Fashion Jewellery è entrata nelle gioiellerie italiane. In termini numerici, pesa intorno al 10% del valore aggiunto.
- Unoaerre sulle maglie della squadra di calcio che torna protagonista. Che effetto fa?
È motivo di grande orgoglio. Arezzo Calcio rappresenta una parte importante dell'identità e della passione della nostra città, e vedere la squadra tornare protagonista rende questo legame ancora più significativo. Per un'azienda profondamente radicata nel territorio come Unoaerre, sostenere una realtà sportiva che unisce e rappresenta la comunità significa condividere valori come impegno, determinazione e spirito di squadra. Vedere il nostro marchio sulle maglie amaranto, in un momento positivo per la squadra, è quindi una soddisfazione che sentiamo davvero come parte della vita della città.
- La fede al dito di milioni di persone nasce qui. Una leadership basata sulla tradizione.
Essere leader in Italia nelle fedi nuziali è per noi una grande responsabilità. La fede è uno dei simboli più universali e duraturi. Significa accompagnare momenti molto importanti nella vita delle persone. Sapeva che sono circa 40 milioni le fedi prodotte e circa 200 le tonnellate di metalli preziosi impiegate dall'azienda dal 1935, anno di inizio produzione fedi? Numeri che fanno impressione, ma che spiegano il perché di tanto successo.
- Qual è stato il segreto di Unoaerre per una vita così lunga e di valore?
Direi tre elementi: innovazione, capacità di adattamento e valore delle persone. L'azienda è sempre riuscita a evolversi mantenendo forte la propria identità. Se ci pensa, è quello che si sta chiedendo oggi a gran voce al mondo della moda, che sembra aver sostituito la personalità di grandi designer alla tradizione delle maison.
- La sfida da vincere mentre inizia il secondo secolo di vita di Unoaerre?
La sfida è continuare a innovare restando fedeli alla nostra tradizione manifatturiera. Significa investire in sostenibilità, tecnologia e mercati internazionali, mantenendo però quella cultura del lavoro che ha reso Unoaerre ciò che è oggi.
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