Arezzo
Carlo Casi era nato nel 1942 alla Chiassa Superiore
Carlo Casi entrava nelle abitazioni degli aretini, la sera, con garbo e presenza, per portare le notizie. In televisione. Prima attraverso il tubo catodico, poi dal monitor digitale. Quasi uno di casa, come capita al mezzobusto che diventa familiare. Casi è morto ieri a 83 anni all'ospedale San Donato e Arezzo perde un eccellente narratore di fatti, brutti e belli, e di un'infinità di imprese sportive su strade, ring, palestre, piste di atletica.
Teletruria era la sua emittente, anzi la sua famiglia. Da tempo Carlo non appariva più in video e adesso viveva quel tempo complicato e fragile che la senilità beffarda può riservare. Appena qualche giorno fa, il 6 marzo, Carlo aveva salito le scale da lui fatte migliaia di volte per entrare nel nel palazzo di Corso Italia 205, “sopra a Renato” come si diceva una volta, seguendo un filo irresistibile di ricordi. Quegli ambienti erano stati la sede degli studi televisivi di Teletruria, nonché culla del Corriere di Arezzo nel 1985. Vite intrecciate.
Sì, appena pochi pomeriggi fa Casi, e non era la prima volta, si è affacciato alla redazione per un saluto. Con l'illusione, magari, di doversi mettere davanti alla telecamera per leggere un tigì.

Popolarissimo per decenni, dietro alla scrivania o con il microfono stretto in mano a seguire migliaia di eventi, Carlo Casi ha raccontato la città e la provincia, diventandone a sua volta un personaggio.
Legatissimo all'indimenticato direttore di Teletruria, Gianfranco Duranti, Carlo ne aveva quasi una venerazione. “Abitavamo a 50 metri di distanza in via Madonna del Prato” ci disse un giorno quando nel dicembre 2023 lo intervistammo. “Io avevo trasmesso a Radio Torre Petrarca. Mi avvicinai alla tivù che lui aveva fondato e non ho più smesso. Gianfranco aveva una marcia in più”. Carlo ci ricordò la vertigine del debutto in diretta: “Avevo paura di impaperarmi, ma filò tutto liscio”. Erano gli anni ruggenti nei quali Casi si alternava nell'edizione serale con Mauro Bellachioma, nostro collega, tra i pionieri della redazione del Corriere Aretino 41 anni fa. E con il Corriere Casi - che appare nella foto storica del primo giorno di pubblicazione del quotidiano, 3 aprile 1985 - ha anche collaborato.

Carlo era nato alla Chiassa Superiore nel 1942. Il suo primo ricordo, ci svelò in un'intervista, per quanto sbiadito, era questo: “Io, piccolo, in braccio ad un soldato straniero. Il militare aveva un basco con una nappa sopra e io mi divertivo a toccarla. Era finita la guerra”. Nonno muratore, babbo Aldo imbianchino e decoratore, mamma Domenica, anzi Menchina. Dalla campagna alla città. Arezzo. La scuola, il diploma da ragioniere. Fin da ragazzo la scelta controcorrente di non buttarsi a capofitto nel calcio: “Ho preferito gli sport minori. Mi piaceva l'atletica e ho praticato il lancio del disco. Un anno sono arrivato quarto nella competizione a livello provinciale”. Primo lavoro con i flipper e i juke box da curare per i bar di tutto il territorio. I Champs con Tequila la sua colonna sonora del periodo. Quindi diventa impiegato. E giornalista pubblicista, collaboratore di Teletruria.

Del suo lavoro di cronaca, guardandosi indietro, diceva: “Ho cercato di svolgere il mio ruolo con correttezza, rispetto ed equilibrio”. Dei grandi fatti di cronaca raccontati agli aretini nel tg, gli erano rimasti scolpiti in mente l'esplosione al Principe, la liberazione del piccolo Francesco Del Tongo rilasciato dai sequestratori, l'Heysel con le due vittime aretine tra i 39 morti. Andava fiero di aver reso popolare il rugby, passione iniziata perché nel Vasari giocavano suo figlio e il figlio di Duranti. Altra grande passione, il ciclismo. Una volta ha pure rischiato la vita. “Seguivo come cronista una gara e venni urtato da un corridore: sono rimasto senza conoscenza dalle 17 alle 22. Un infortunio piuttosto serio, ma poi è andato tutto bene”.

Pallavolo, basket e e boxe le altre discipline seguite con puntualità. Già il pugilato, per il quale ha raccontato con professionalità le imprese di Calamati, Nicchi e Fiordigiglio. A Carlo Casi piaceva anche volare. Parapendio e deltaplano. Uscito dal giro televisivo, quando attraversava a piedi il centro storico, molti lo riconoscevano e lo salutavano e a lui questo faceva piacere. “Ma non sono mai stato vanitoso, anche se avevo un buon gradimento”. Ci tornano in mente, tra i suoi gusti, il rock and roll e il twist.
Amava Arezzo, era molto legato alla Madonna del Conforto.

La salma del caro collega Carlo è alle camere mortuarie dell'ospedale. I funerali si svolgeranno martedì 17 marzo alle 11 in Duomo. La redazione del Corriere di Arezzo esprime cordoglio e si stringe intorno al figlio Francesco e ai familiari in questo momento di lutto.
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