Arezzo
L'uxoricidio in viale Giotto il 21 giugno 2024
Niente sconto di pena in appello ad Alessandro Sacchi, l’anziano che il 21 giugno 2024 uccise la moglie Serenella malata di Alzheimer nella casa in viale Giotto che era stata il loro nido.
Un colpo di pistola alla testa pose fine ad una vita trascorsa insieme fin quando la cattiva sorte, la malattia, aveva stravolto tutto: lei ingestibile, lui esasperato.
La corte fiorentina oggi, mercoledì 25 marzo, ha confermato il verdetto dei giudici togati e popolari di Arezzo: 9 anni e 4 mesi di reclusione. Il tentativo era ridurre ulteriormente la pena, che poteva scendere a 6 anni se fosse stata accolta la linea della difesa che poggiava sulla proposta dell'accesso allo strumento della giustizia riparativa. Ma non ci sono strutture e la legge resta lettera morta.
Attesa per le motivazioni della sentenza, possibile ricorso in Cassazione. In ogni caso per l’età avanzata l’uomo, che è libero, qualora il verdetto diventasse definitivo non andrà in carcere per motivi anagrafici.
Quella sera, vigilia di Giostra del Saracino, Sacchi pose fine alla vita in simbiosi con Serenella, 72 anni, rivoluzionata dal male psichico. Dopo il colpo con la pistola appartenuta al padre, residuato di guerra, scese dal vicino di casa per confessare il delitto, poi attese la polizia per essere arrestato.
Per quanto si sforzasse di seguire la moglie con tutte le premure e le attenzioni, l'uomo aveva accumulato un tale stress post traumatico - ha stabilito la perizia psichiatrica - tale da tradursi in un disturbo psichico. Riconosciuta la semi infermità di mente, questo aspetto ha inciso nella quantificazione della pena.
Un delitto per disperazione. Ergastolo scongiurato e pena scesa da 21 anni a 14 per la riduzione del vizio parziale di mente, quindi a 9 anni e 4 mesi, per le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante.
La storia impressionò tutti, perché Alessandro e Serenella erano la classica coppia affiatatissima che condivide tutto. C’era il 50° di matrimonio da festeggiare, ma il crollo progressivo di Serenella fece scattare la molla omicidiaria. Un banale litigio e ci fu il colpo di pistola, con la vecchia arma non denunciata.
Alessandro Sacchi - ex agente di commercio, persona irreprensibile, mansueto e stimato - è difeso dagli avvocati Stefano Sacchi, suo nipote, e Piero Melani Graverini.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy