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I rider scendono in piazza. Presidio a Guido Monaco: le richieste alle grandi piattaforme, alla ristorazione locale e al Comune di Arezzo

Nidil e CgiL a difesa dei 60 lavoratori soprattutto stranieri

Ersilia Alberti

26 Marzo 2026, 16:12

Misure a difesa dei rider approvate dal Comune di Perugia: ecco tutte le proposte per tutelare i lavoratori del food delivery

Più tutele per i rider

Il loro numero è quello da media impresa: almeno 60 solo nella città di Arezzo. E sono quasi tutti stranieri, soprattutto del Pakistan e del Bangladesh. Le loro condizioni salariali e di lavoro sono da fame. Cgil e Nidil (Nuove identità di lavoro) si sono fatte interpreti della loro protesta. Venerdì 27 marzo, alle ore 18 presidio in piazza Guido Monaco dove i lavoratori distribuiranno volantini sulle loro condizioni. I riders lavorano per le grandi piattaforme ma hanno rapporti diretti con ristoranti e pizzerie locali. Da un’indagine condotta da Nidil emerge che il guadagno medio per consegna si colloca molto spesso tra 2 e 4 euro lordi. La cifra è omnicomprensiva: non esistono indennità aggiuntive automatiche per il tempo di viaggio, per le attese o per le spese sostenute. Se il tempo si allunga o i costi aumentano, ricade tutto sul lavoratore. “Non a caso – affermano Alessandro Tracchi e Luca Innocenti, Segretari provinciali della Cgil e del Nidil – i lavoratori ci hanno ripetutamente segnalato la necessità di migliori rapporti con il cliente intermedio del sistema del food delivery, ossia il ristorante o la catena che grazie ai ciclofattorini riesce a raggiungere più clienti finali e ampliare il proprio giro di affari. Le dinamiche di questo lavoro portano i rider a dover attendere il ritiro della merce presentandosi presso gli esercizi ma non ricevendo alcun pagamento per questa attesa e venendo spinti a sperare nella celerità delle cucine. Questo meccanismo che alimenta il cottimo, produce conflitto tra rider e personale in forza al ristorante, dove però il ristoratore ha il coltello dalla parte del manico perché più facilmente può segnalare ed essere ascoltato dalla piattaforma. Questo facilita comportamenti scorretti e poco rispettosi verso i ciclofattorini.”

La protesta è quindi contro le grandi piattaforme e la distribuzione locale ma ci sono richieste anche per l’Amministrazione comunale.

C’è bisogno di uno spazio dedicato ai rider che permetta loro di avere un riparo e una forma di accoglienza. Serve anche ad Arezzo un presidio per i diritti di questa categoria su cui si scarica il rischio di impresa delle grandi piattaforme, configurando il fenomeno del caporalato digitale e vedendo la lesione del diritto alla tutela della salute e della sicurezza. Inoltre il principale strumento di lavoro – ossia il mezzo di trasporto – è spesso complesso da posteggiare al riparo dai rischi di furto quindi uno spazio centrale potrebbe lanciare delle sperimentazioni di servizio e presa in carico dei bisogni particolarmente interessante e inedito per la città.”

Già nell’agosto dello scorso anno, Cgil e Nidil hanno chiesto al Comune di Arezzo di affrontare questo problema ma non è stata data alcuna risposta.

 

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