Arezzo
Caso Keu, i sigilli al sito dove si trattavano i rifiuti
Cadute tutte le accuse per le aziende aretine Chimet e Tca sulla vicenda Keu, rifiuti tossici, al centro del processo a Firenze sulle cosiddette terre avvelenate. Le aziende aretine sono estranee ai reati ipotizzati. Il giudice oggi, venerdì 27 marzo, ha assolto nel merito i tre rappresentanti di Chimet accogliendo la tesi dell'avvocato Roberto Alboni, e per il rappresentante di Tca difeso dall'avvocato Luca Fanfani (avvocati Giacomo Satta e Antonio Carino) ha disposto il non luogo a procedere. Chimet aveva intrapreso la via del rito avvreviato ed è stata assolta, Tca è stata prosciolta nell'udienza preliminare.
La vicenda, molto complessa, è quella che ruota intorno all'impianto di trattamento rifiuti Le Valli - zona Cave di Bucine (Arezzo). Le due aziende aretine erano coinvolte per il conferimento dei rifiuti (scorie di fusione) sul quale si concentrarono le attenzioni degli inquirenti, con 26 indagati e 6 società coinvolte. Per quanto riguarda Chimet e Tca l'attività svolta è avvenuta in modo corretto. Questo è stato affermato oggi in tribunale a Firenze. La Regione Toscana si era costituita parte civile. Anche il Consiglio di Stato, sul fronte amministrativo, nei mesi scorsi era arrivato a questa conclusione, con le due aziende che oltre a non doversi accollare gli ingenti costi della bonifica del sito richiesti dalla Regione, escono di scena dal procedimento penale.
Il processo Keu va avanti per altre persone e ipotizza uno smaltimento illegale del materiale residuo della concia delle pelli trasformato in un granulato da usare in edilizia e opere pubbliche. Un materiale inerte (Keu) ottenuto da un processo industriale che tratta i fanghi di conceria (scarti della lavorazione delle pelli). Può essere miscelato con calce o bitume per produrre conglomerati usati come additivo in asfalti o calcestruzzi, o come materiale di riempimento in rilevati stradali. Secondo l'ipotesi di accusa, per anni il Keu prodotto con gli scarti delle concerie del distretto di Santa Croce sull'Arno sarebbe stato conferito a una ditta e poi utilizzato in modo non conforme, come riempimento e sottofondi stradali, in diverse aree della Toscana, con il rischio di rilasciare nel suolo e nelle acque sostanze inquinanti come cromo esavalente, solfati e cloruri.
Le aziende aretine non c'entrano nulla con il Keu, le scorie conferite derivano dalla fusione (la parte, per intendersi dove non ci sono metalli). Le due società si trovavano insieme agli indagati del Keu perché conferivano alla stessa società (Lerose): gli altri nell'impianto di Pontedera, Chimet e Tca in quello di Bucine. Poi, a quanto emerso, Lerose avrebbe trasferito abusivamente il Keu da Pontedera a Bucine.
Nel maxi fascicolo si ipotizzano reati come associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti; inquinamento ambientale; smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali. Tonnellate e milioni.
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Il presidente di Tca, l'avvocato Marco Manneschi, dopo la sentenza di oggi, ha dichiarato: "Abbiamo sempre confidato nella giustizia e nel pieno accertamento dei fatti, oggi ancora una volta e univocamente riconosciuti.
Accogliamo cosi, con la più ampia soddisfazione, la sentenza di assoluzione pronunciata dal Giudice dottor Mancuso, che oggi conclude, già nella fase dell’udienza preliminare, il procedimento giudiziario a nostro carico per presunti reati ambientali.
Ringraziamo le molte persone che ci hanno sostenuto e confermiamo il nostro impegno nel rispetto delle normative vigenti".
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Questa la nota di Chimet:
Processo Keu: piena assoluzione per Chimet e i suoi rappresentanti
Arezzo, 27 marzo 2026
Si conclude oggi, con una sentenza di piena assoluzione, il coinvolgimento di Chimet S.p.A. nel cosiddetto processo Keu.
Il Giudice dell'Udienza Preliminare del Tribunale di Firenze ha emesso sentenza di assoluzione per tutti i capi di imputazione a carico di Chimet e di tre suoi rappresentanti, con le formule "per non aver commesso il fatto" e "il fatto non sussiste" — le più nette nel nostro ordinamento giuridico.
Chimet e i suoi rappresentanti erano stati tratti a giudizio per ipotesi di reato connesse al conferimento di un rifiuto presso l'impianto Lerose di Bucine. Certi della propria correttezza, avevano scelto il giudizio abbreviato per una definizione rapida e nel merito della vicenda. Il verdetto di oggi conferma in modo inequivocabile la piena regolarità della condotta dell'azienda e delle persone coinvolte.
La pronuncia si inserisce in un percorso giudiziario già segnato da due importanti riconoscimenti: le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato avevano in precedenza annullato il provvedimento con cui la Regione Toscana aveva tentato di imporre a Chimet la bonifica del sito di Lerose. La Regione, costituitasi parte civile nel procedimento penale dopo aver acriticamente aderito alla tesi accusatoria, ha visto anche in questa sede rigettare le proprie pretese.
La proprietà esprime la propria profonda gratitudine a tutti i consulenti e professionisti che hanno affiancato l'azienda in questi anni difficili. Un ringraziamento particolare va all'avvocato Alboni per la guida legale e la determinazione con cui ha condotto la difesa, al Prof. Avv. Roberto Borgogno e all'ing. Giancarlo Fruttuoso, consulente dalle eccezionali qualità.
Un pensiero speciale è rivolto a Luca Benvenuti, Claudio Fagioli e Mario Guidelli che, in prima persona, hanno portato il peso di questa vicenda, una vera e propria spada di Damocle che ha gravato sulla loro vita professionale e personale per tutto il corso del procedimento. La loro fermezza e la loro correttezza sono oggi pienamente riconosciute.
Chimet considera chiusa una vicenda che non avrebbe mai dovuto coinvolgerla e guarda avanti, con la stessa determinazione e trasparenza che da sempre ne caratterizzano l'operato.
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