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ECONOMIA

Arezzo, ristorante festeggia 100 anni di attività. Traguardo record e senza soste per l'Osteria dei Mercanti

Nato come "Roma", accanto c'era una casa di tolleranza di Madama Cesara

Francesca Muzzi

31 Marzo 2026, 05:00

I titolari dell'Osteria dei Mercanti

I titolari dell'Osteria dei Mercanti

Cento anni e se quelle mura potessero parlare, racconterebbero storie di uomini e di donne, di guerre e di cambiamenti. Ma dobbiamo affidarci alla memoria. Alle foto. Oggi si chiama Osteria dei Mercanti, un tempo ristorante Roma, quando nacque nel 1926.

All’ingresso ci sono, tra le altre, due foto storiche. La prima colpisce subito. È un avviso de La Madama Cesara che chiede ai giovanotti dell’epoca – siamo nel 1938 – di non fare perdere tempo alle signorine, perché loro devono lavorare. Strappa un sorriso quell’annuncio. “Sopra il ristorante”, ci spiega Sonia Brunacci, oggi una delle titolari insieme alla sorella Catia, a Vincenzo Pettini e Silvia De Rosa che è entrata a febbraio scorso al posto dell’altro socio, Sergio Bettic’era una casa di tolleranza”. Clienti che, immaginiamo, consumavano e poi passavano di sotto a rifocillarsi.

L’altra foto invece ritrae i soldati seduti ai tavolini, durante la liberazione di Arezzo nel 1944. Storie di un tempo lontanissimo. Così come lontanissime sono le origini. 1926 quando il ristorante Roma vide la luce in piazzetta Sopra i Ponti.

Prima la piazzetta ospitava il vecchio Ospedale di Santa Maria Sopra i Ponti, la più vecchia istituzione assistenziale di Arezzo. Era sul fiume Castro e la storia dice che prestò assistenza anche a San Francesco d’Assisi nel 1217. Quando il ristorante nacque, gestito da un certo Paride, si chiamò Roma in onore della via adiacente.

Crocevia di pellegrini e di mercanti, oggi, riprendendo appunto quella tradizione, si chiama “Osteria dei Mercanti”. È gestita, come detto, da quattro soci che anche loro presto avranno un anniversario: 30 anni. Un’avventura, comincia nel 1998.

Un affiatamento tale che l’Osteria è sì un punto di riferimento della buona cucina – toscana – ma è anche un presidio sociale. Ci spiega Sonia: “Se in questa piazzetta non ci fossimo noi, insieme ad altri locali, la sera sarebbe buia e anche pericolosa. Invece le nostre luci sono sempre accese e sono un deterrente per i malintenzionati”.

In 100 anni di vita, l’Osteria dei Mercanti non ha conosciuto soste. “Nemmeno durante il Covid, perché si lavorava con l’asporto”.

“Siamo la quarta generazione di ristoratori – ci racconta Sonia - e negli anni abbiamo costruito l’osteria un passo alla volta: ristrutturando cucina e sale, studiando, frequentando corsi di cucina, sala, sommelier e marketing e imparando ogni giorno dall’esperienza. Nel 2015 abbiamo realizzato una veranda vetrata immersa nel verde delle nostre piante quarantenni, diventata uno degli spazi più amati dell’osteria”.

“All’inizio - dice Sonia - eravamo solo noi quattro. Poi la famiglia si è allargata: oggi lavorano con noi 15 persone, e quattro di loro fanno parte della squadra da oltre 25 anni. Lo spirito dell’osteria è rimasto quello delle origini: amicale, inclusivo e sincero. Un luogo dove si mangia bene, ma soprattutto ci si sente a casa e la nostra cucina ha un forte legame con il territorio toscano: tradizione, stagionalità e qualche tocco più leggero e contemporaneo”.

All’Osteria dei Mercanti sono passati e lo fanno tuttora anche personaggi famosi: Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Katia Ricciarelli, Bocelli e Francesco Pannofino, tanto per citarne alcuni. “È venuto anche Leonardo Di Caprio, ma la verità? Era talmente in incognito che non lo abbiamo riconosciuto subito”.

Nei giorni scorsi il ristorante è stato premiato da Confcommercio: “Un anniversario che rappresenta non solo la storia di un’impresa, ma anche quella di Arezzo e delle sue tradizioni – aveva detto Catiuscia Fei, direttore aggiunto di Confcommercio Firenze-Arezzo nel consegnare la targa – realtà come l’Osteria dei Mercanti testimoniano il valore del commercio e della ristorazione di qualità, capaci di attraversare il tempo mantenendo un forte legame con il territorio e contribuendo in modo concreto alla vita economica e sociale della città”.

Un secolo di vita, un record e un esempio rispetto a tanti ristoranti che aprono e chiudono nel giro di poco tempo. Ma avete un segreto? “Continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto - dice Sonia - accogliere le persone con passione, serietà e anche con un po’ di allegria. Ad maiora”.

E 100 di questi anni.

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